Diritto

Fatture per operazioni inesistenti e indeducibilità di costi: oneri probatori del contribuente

Fatture per operazioni inesistenti e indeducibilità di costi: oneri probatori del contribuente
Se il contribuente assolve l’onere dimostrativo mediante la produzione di fatture, l’Amministrazione finanziaria potrà fornire prova dell’inattendibilità delle stesse anche mediante semplici indizi

La prova del diritto alla deduzione di costi è a carico del contribuente e ciò sia con riferimento al criterio che chi afferma un fatto costitutivo di un diritto lo deve provare e sia con riferimento al criterio di vicinanza della prova. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2935 del 13 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Commissione Tributaria Provinciale di Roma – in parziale accoglimento del ricorso proposto da una S.r.l – dichiarava la quasi totale illegittimità dell’avviso di accertamento IRAP, IVA ed IRPEG emesso dall’Agenzia delle Entrate col quale venivano recuperati a tassazione, ai fini IRPEG ed IRAP, costi ritenuti indeducibili relativi a fatture per operazioni inesistenti, oltreché per spese di rappresentanza non inerenti, spese di riparazione non inerenti, spese di bollo non inerenti, spese di assicurazione del personale non inerenti, spese di assicurazione automezzi non inerenti, canoni leasing non inerenti, quote di ammortamento non inerenti ed altresì ricavi non dichiarati; mentre, ai fini IVA venivano recuperate a tassazione somme per operazioni inesistenti, oltreché somme per spese di rappresentanza indeducibili e per maggiori ricavi.

La CTP, in sintesi, riteneva vere e reali le operazioni per la cui inesistenza 1’Agenzia delle Entrate aveva invece recuperato a tassazione somme ai fini IRPEG e IVA; e riteneva altresì che non vi fossero stati i maggiori ricavi recuperati dall’ufficio ai fini IRPEG e IVA. Riteneva, invece, legittimo l’avviso nella parte in cui aveva recuperato a tassazione costi indeducibili.

La CTR, adita dalla S.r.l., confermava la decisione del giudice di primo grado in ordine alla mancanza di prova della deducibilità dei costi.
Respingeva altresì l’appello incidentale proposto dall’Agenzia delle Entrate, sul rilievo che l’onere della prova dell’inesistenza delle operazioni, quando suffragate da fatture, come avvenuto nella specie, doveva intendersi a carico della Amministrazione, che peraltro non poteva pretendere di averlo assolto mediante l’allegazione di semplici indizi. E, del resto, secondo la CTR, la sentenza penale di assoluzione del legale rappresentante della contribuente, per gli stessi fatti che avevano originato l’avviso sub iudice, assoluzione anche basata su conforme perizia tecnico contabile, andava nel senso della realtà delle fatturate operazioni.
Infine, con riferimento alla prova dell’esistenza dei ricavi non contabilizzati – e perciò recuperati a tassazione – la CTR non riteneva sufficiente l’annotazione che degli stessi era stata trovata dalla G.d.F. in due schede contabili.

Nel ricorso per cassazione, l’Agenzia delle Entrate censura il decisum della CTR affermando che la prova dell’indeducibilità dei costi deve esser sopportata dal contribuente e che nel caso in cui questi produca fatture all’Amministrazione non è preclusa la prova della falsità del documento anche a mezzo di presunzione semplice.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, gli Ermellini ricordano che, come da costante giurisprudenza, la prova del diritto alla deduzione di costi è a carico del contribuente e ciò sia con riferimento al criterio che chi afferma un fatto costitutivo di un diritto lo deve provare e sia con riferimento al criterio di vicinanza della prova (Cass. sez. trib. n. 13943 del 2011; Cass. sez. trib. n. 4554 del 2010). E’ peraltro possibile che il contribuente sia in grado di assolvere l’onere dimostrativo di che trattasi mediante la produzione di fatture, ma per contro è altrettanto possibile che l’Amministrazione possa fornire prova dell’inattendibilità delle stesse anche mediante praesumptio hominis. Ed, in questa direzione, il giudice di merito deve prendere in considerazione il complessivo quadro probatorio al fine di verificare l’esistenza o meno di operazioni fatturate e dedotte (Cass. sez. trib. n. 9958 del 2008; Cass. sez. trib. n. 21953 del 2007).

La CTR ha quindi violato la legge, quando ha ritenuto di non poter considerare i fatti secondari indicati dalla Agenzia delle Entrate al fine di ricavare per presunzione semplice l’inesistenza delle operazioni in discorso.

La prova del diritto alla deduzione di costi è a carico del contribuente e ciò sia con riferimento al criterio che chi afferma un fatto costitutivo di un diritto lo deve provare e sia con riferimento al criterio di vicinanza della prova. E’ peraltro possibile che il contribuente sia in grado di assolvere l’onere dimostrativo di che trattasi mediante la produzione di fatture, ma per contro è altrettanto possibile che l’Amministrazione possa fornire prova dell’inattendibilità delle stesse anche mediante praesumptio hominis. Ed, in questa direzione, il giudice di merito deve prendere in considerazione il complessivo quadro probatorio al fine di verificare l’esistenza o meno di operazioni fatturate e dedotte.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 2935/2015

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