Lavoro

Familiari, aiuto occasionale od accidentale senza INAIL

Familiari, aiuto occasionale od accidentale senza INAIL
Le indicazioni del Ministero per i premi da parte dei parenti che collaborano nell’azienda di famiglia. L’attività occasionale è stata quantificata in dieci giornate in un anno

Con la circolare n. 14184 del 5 agosto 2013, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, con riferimento all’obbligo assicurativo Inail del collaboratore familiare, ha precisato che esso può essere escluso solo se la prestazione lavorativa riveste carattere accidentale od occasionale.

Per fornire un parametro agli Ispettori il Ministero, d’intesa con l’Istituto, ha considerato accidentale una prestazione resa una o due volte nello stesso mese con un limite massimo di 10 giornate lavorative nell’arco dell’anno.

Il tema della collaborazione familiare presenta una particolare rilevanza se si considera che nel tessuto produttivo italiano, costituito in gran parte da Pmi, imprenditori individuali, esercizi commerciali e laboratori artigianali, l’attività lavorativa è spesso prestata da soggetti che appartengono alla cerchia familiare dell’imprenditore, con conseguente coesistenza di attività lavorativa e relazione familiare. Nel caso del collaboratore familiare l’attività è prestata a titolo gratuito ed è normalmente ispirata da un’attitudine alla solidarietà e all’assistenza reciproca fra i coniugi e i componenti della famiglia (c.d. Affectionis vel benevolentiae causa).

Il Testo unico sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni (d.P.R. n. 1124/65) – in vigore prima che il codice civile introducesse e disciplinasse con l’articolo 230-bis l’impresa familiare – ha previsto all’articolo 4, comma 1, numero 6, la tutela di coniuge, figli, anche naturali o adottivi, altri parenti, affini, affiliati e affidati dei datore di lavoro che prestano, con o senza retribuzione, alle di lui dipendenze opera manuale e anche non manuale ove si tratti di sovrintendenti.

I rilievi costituzionali
Questo spiega perché in seguito la Consulta, con la sentenza n. 476/87, abbia dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 nella parte in cui non ricomprende tra le persone assicurate i familiari partecipanti all’impresa familiare i quali prestano opera manuale od opera a questa assimilata a prescindere da un effettivo rapporto di subordinazione. Rilievo a cui l’Inail ha poi posto rimedio stabilendo, con circolare, che i familiari che prestano attività lavorativa manuale o di sovraintendenza ad opera manuale altrui nell’ambito dell’impresa familiare vanno assicurati anche in assenza del requisito della subordinazione o di un vincolo societario tra essi e il datore di lavoro, semprechè sussistano i presupposti oggettivi e cioè l’adibizione non occasionale ad una attività rischiosa.

L’entità del premio
I familiari partecipanti all’impresa familiare, secondo il disposto dell’articolo 230-bis del codice civile – e cioè il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado – pagano il premio ordinario su una retribuzione convenzionale giornaliera per il 2014 pari a 53,51 euro (1.337,71 euro su base mensile) da variare a norma dell’articolo 116 del d.P.R. n. 1124/65 solo per le giornate in cui sono fisicamente presenti nel posto di lavoro e non anche per quelle di “assenza retribuita”, quali ferie, festività, permessi, ecc.

Per i familiari di cui all’articolo 4, punto 6, del d.P.R. n. 1124/65 – e cioè il coniuge, i figli, anche naturali o adottivi, gli altri parenti, gli affini, gli affiliati e gli affidati del datore di lavoro che prestino, con o senza retribuzione alle di lui dipendenze, opera manuale o di sovrintendenza ad opera manuale altrui nell’ambito dell’impresa familiare – la retribuzione imponibile per il calcolo del premio assicurativo è, invece, quella convenzionale stabilita anche con decreto ministeriale a livello provinciale.

In assenza del decreto su base provinciale si assume come retribuzione imponibile quella effettiva e in mancanza di quest’ultima, in via residuale, la retribuzione di ragguaglio pari al minimale di legge previsto per la liquidazione delle rendite Inail, per il 2014 pari a 53,28 euro su base giornaliera (1.331,93 euro su base mensile).

Ai fini del pagamento del premio dei familiari e soci previsti all’articolo 4, comma 1, punto 6, del d.P.R. n. 1124/65 la retribuzione convenzionale giornaliera è moltiplicata per le effettive giornate di presenza al lavoro o, nel caso in cui il decreto fissi un periodo di occupazione media mensile, a prescindere dai giorni di effettiva presenza al lavoro.

Per questi soggetti non c’è obbligo di iscrizione sul Libro unico del lavoro, salvo nei casi in cui gli stessi instaurino un rapporto di lavoro dipendente, di collaborazione coordinata e continuativa o siano associati in partecipazione con apporto lavorativo, nel qual caso vanno iscritti sul documento obbligatorio.

A tale riguardo, si rammenta che qualora per detti soggetti non vi sia obbligo di registrazione nel Libro unico del lavoro e, quindi, nel caso in cui non siano oggetto di comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto di lavoro ai centri per l’impiego, gli stessi debbono essere denunciati all’Inail ai sensi dell’articolo 23 del d.P.R. n. 1124/65 prima dell’inizio dell’attività lavorativa.

Casi particolari: Le società artigiane, tutelati anche i soci «di fatto»
Dopo l’emanazione della circolare Inail n. 67/88 riguardante la tutela dei partecipanti all’impresa familiare ci si pose il problema della assicurabilità dei familiari attivi in aziende non rientranti nelle caratteristiche dell’articolo 230-bis.

Ciò indusse l’Istituto ad emanare una nuova circolare nel maggio del 1990 secondo la quale, a meno che non sia configurabile un rapporto diverso (quale, ad esempio, una società di fatto), quando il titolare di una impresa venga coadiuvato dal coniuge, da parenti entro il terzo grado, da affini entro il secondo, si concretizza sempre l’istituto dell’impresa familiare.

Quando si tratti di figure di familiari diverse da quelle avanti menzionate, la collaborazione non occasionale con il titolare di una impresa configura una impresa non familiare che può dar luogo o a un rapporto di lavoro subordinato o a un rapporto di tipo societario.

Nel primo caso, com’è ovvio, le persone sono assicurate allo stesso modo di un qualsiasi altro lavoratore dipendente. Nel secondo caso l’obbligo della tutela sussiste solo nell’ipotesi in cui le persone possano essere considerate come soci di fatto, cioè quando svolgano un’attività manuale in posizione sia pure solamente funzionale di subordinazione alle direttive della società, come più volte riconosciuto dalla giurisprudenza della Cassazione.

In presenza del requisito dell’abitualità della prestazione lavorativa, sono, inoltre, assoggettati ad obbligo assicurativo Inail:

  • i familiari coadiuvanti di cui all’articolo 4, comma 1, numero 6 del d.P.R. n. 1124/65 operanti nell’ambito di una impresa artigiana costituita in forma di Sas;
  • i familiari coadiuvanti di cui all’articolo 4, comma 1, numero 6 del d.P.R. n. 1124/65 operanti nell’ambito di una impresa artigiana costituita in forma di Srl con unico socio coincidente con il titolare dell’impresa e più in generale «il coadiuvante familiare del socio di qualsiasi società artigiana e non artigiana»;
  • i collaboratori familiari del socio di società non artigiana che operano stabilmente nella stessa. Sotto il profilo contributivo, i familiari coadiuvanti di impresa artigiana pagano il premio speciale unitario.

Art. 230-bis Codice Civile - Impresa familiare

Salvo che sia configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell’impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, in proporzione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato. Le decisioni concernenti l’impiego degli utili e degli incrementi nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell’impresa sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano alla impresa stessa. I familiari partecipanti all’impresa che non hanno la piena capacità di agire sono rappresentati nel voto da chi esercita la potestà su di essi.
Il lavoro della donna è considerato equivalente a quello dell’uomo.
Ai fini della disposizione di cui al primo comma si intende come familiare il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo; per impresa familiare quella cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo.
Il diritto di partecipazione di cui al primo comma è intrasferibile, salvo che il trasferimento avvenga a favore di familiari indicati nel comma precedente col consenso di tutti i partecipi. Esso può essere liquidato in danaro alla cessazione, per qualsiasi causa, della prestazione del lavoro, ed altresì in caso di alienazione dell’azienda. Il pagamento può avvenire in più annualità, determinate, in difetto di accordo, dal giudice.
In caso di divisione ereditaria o di trasferimento dell’azienda i partecipi di cui al primo comma hanno diritto di prelazione sull’azienda. Si applica, nei limiti in cui è compatibile, la disposizione dell’art. 732.
Le comunioni tacite familiari nell’esercizio dell’agricoltura sono regolate dagli usi che non contrastino con le precedenti norme.

Art. 4, punto 6, d.P.R. n. 1124/65

Sono compresi nell’assicurazione:
6) il coniuge, i figli, anche naturali o adottivi, gli altri parenti, gli affini, gli affiliati e gli affidati del datore di lavoro che prestano con o senza retribuzione alle di lui dipendenze opera manuale, ed anche non manuale alle condizioni di cui al precedente n. 2.
Ministero del Lavoro – Circolare N. 14184/2013

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