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False partite IVA: al via le presunzioni di subordinazione

False partite IVA: al via le presunzioni di subordinazione
Scade il 31 dicembre 2014 il termine previsto dalla legge Fornero per l’applicazione dei criteri presuntivi volti a mascherare le false partite IVA. Dal 1° gennaio 2015 gli ispettori potranno far valere gli indici di presunzione di collaborazione coordinata e continua, che testano la genuinità o meno della partita IVA aperta dal lavoratore

Negli ultimi tempi gli enti ispettivi si sono trovati a dover fronteggiare, in maniera sempre più consistente, il fenomeno delle false partite IVA.
Soggetti che in passato, hanno usufruito e sfruttato il cosiddetto lavoro sommerso, oggi si avvalgono di forme di “pseudo-artigianato”, utili, sostanzialmente, a mascherare, rapporti lavorativi che, invece, in tutto e per tutto, sono riconducibili alle prestazioni subordinate.
In particolare l’ente ispettivo può imbattersi in lavoratori che, pur muniti di partita IVA, continuano a svolgere attività di lavoro subordinato presso l’azienda nella quale erano, in precedenza, anche contrattualmente, dipendenti.

Indici di presunzione
La legge Fornero (legge n. 92/2012), al fine di contrastare il fenomeno delle false partite IVA, ha regolamentato i rapporti tra soggetti titolari delle stesse, introducendo un meccanismo di presunzione al verificarsi di alcune specifiche condizioni (art. 69-bis nel D.Lgs. n. 276/2003).
I titolari di partita IVA si presumono collaboratori a progetto e, in assenza del progetto, lavoratori subordinati nel caso in cui si realizzino almeno due delle seguenti condizioni:

1) La collaborazione con lo stesso committente ha una durata superiore a otto mesi per due anni consecutivi (241 giorni, anche non continuativi.
Il personale ispettivo dovrà considerare i periodi di attività desumendoli da documenti, come lettere d’incarico o fatture, in cui è indicato l’arco temporale di riferimento della prestazione professionale. Per gli ispettori saranno indispensabili anche le testimonianze di altri lavoratori o di terzi.
2) Il corrispettivo derivante dalla collaborazione, fatturato anche a più soggetti, supera l’80% dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco di due anni solari consecutivi.
Nel calcolo devono rientrare solo i corrispettivi derivanti da prestazioni autonome, escluse eventuali somme percepite per prestazioni di lavoro subordinato o accessorio o redditi di altra natura. Si dovranno considerare i corrispettivi fatturati, a prescindere dall’incasso delle somme.
3) La presenza di una postazione fissa di lavoro, non necessariamente di uso esclusivo.
Il personale ispettivo deve verificare se, negli archi temporali utili alla realizzazione di una delle condizioni indicate, il collaboratore possa usufruire di una postazione ubicata in locali di disponibilità del committente, indipendentemente dalla possibilità di utilizzare attrezzatura necessaria allo svolgimento dell’attività.

Ambito di applicabilità della presunzione
La circolare n. 32/2012 del Ministero del Lavoro chiarisce che per i primi due parametri la verifica potrà essere eseguita a posteriori, una volta che siano trascorsi due anni dalla legge n. 92/2012 (la durata di 8 mesi deve essere riferita a ciascun anno civile e, poiché la legge Fornero è entrata in vigore il 18 luglio 2012, la condizione potrà concretamente realizzarsi solo a partire dai periodi 1° gennaio – 31 dicembre degli anni 2013 e 2014).
È solo dal 1° gennaio 2015, pertanto, che gli ispettori potranno far valere gli indici di presunzione di collaborazione coordinata e continua (lavoro parasubordinato), che indicano la genuinità o meno della partita IVA aperta dal lavoratore.
Si tratta di una presunzione relativa perché il committente può fornire prova dell’effettiva autonomia del lavoratore munito di partita IVA.
Qualora gli ispettori rilevassero tali condizioni, la prestazione resa dal possessore di partita IVA andrà ricondotta a una collaborazione coordinata e continuativa sempre che si accerti l’esistenza di un progetto.
Si applicheranno, pertanto, tutte le disposizioni previste per tale contratto (titolo VII, capo I D.Lgs. n. 276/2003), ivi comprese le disposizioni in materia di sospensione del rapporto in caso di malattia e infortunio e proroga dello stesso in caso di gravidanza.
Qualora invece il datore ometta il progetto, il rapporto sarà considerato di tipo subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto (prima fattura).
Tale strumento è diretto a semplificare l’attività ispettiva mediante l’utilizzo di un meccanismo di carattere presuntivo, ma non rappresenta l’unico modo per ricondurre, da parte degli ispettori, un rapporto di natura autonoma nell’alveo della subordinazione.
Nel caso di accesso ispettivo presso un’azienda, pertanto, a prescindere dagli indici presuntivi sopra indicati, l’ente ispettivo eseguirà tutte le verifiche opportune per valutare se l’utilizzo della partite IVA abbia come scopo quello di eludere la normativa in materia di lavoro dipendente.

Accertamenti in sede ispettiva
Al fine di verificare se si tratti di un lavoratore autonomo o di un lavoratore dipendente, l’ente ispettivo valuterà:

  • l’esercizio del potere direttivo da parte dell’impresa o di altro soggetto quale, ad esempio il committente;
  • l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale;
  • l’esecuzione da parte del lavoratore delle medesime attività degli altri dipendenti della ditta; l’utilizzo di attrezzature dell’impresa e di dispositivi di protezione individuale fornitegli dall’impresa;
  • l’osservanza vincolante di un orario di lavoro;
  • il pagamento di una retribuzione fissa calcolata sulla base delle ore di lavoro svolte e sull’effettiva presenza;
  • l’assenza di rischio di impresa.

Se il lavoratore autonomo, ingaggiato dall’impresa, agisce in base agli indici di subordinazione sopraindicati, la situazione è irregolare e il lavoratore dovrà̀ essere assunto dall’impresa esecutrice a far data dal momento in cui ha avuto inizio la prestazione.
Nonostante l’assunzione, il lavoratore potrà mantenere la qualifica d’impresa individuale, ma troveranno applicazione gli oneri previdenziali, assicurativi, contributivi, retributivi e le tutele per la salute e la sicurezza sul lavoro proprie del lavoro subordinato e tipiche per l’impresa.

In tutti i casi di disconoscimento della natura autonoma delle prestazioni, il personale ispettivo è tenuto a contestare al soggetto utilizzatore, oltre che le violazioni di natura lavoristica connesse alla riconduzione delle suddette prestazioni al lavoro subordinato e le conseguenti evasioni contributive, anche quegli illeciti riscontrabili in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in materia di sorveglianza sanitaria e di mancata formazione e informazione dei lavoratori adottando apposito provvedimento di prescrizione obbligatoria ai sensi del D.Lgs. n. 758/1994.

Impresa di fatto
Altra figura utilizzata per eludere la normativa in materia di lavoro dipendente è quella dell’impresa di fatto: l’ente ispettivo accerta l’esistenza di una pluralità̀ di lavoratori autonomi di cui solo uno tra questi ha assunto le obbligazioni contrattuali e gli altri, muniti di partita IVA, operano, di fatto, con vincolo di subordinazione nei confronti del primo obbligato, in presenza o meno di contratto formale.
Il lavoratore autonomo che organizza concretamente l’attività dei propri colleghi “autonomi” è soggetto alle sanzioni previste a carico del datore di lavoro, ai sensi dell’art. 299 del D.Lgs. n. 81/08 ed è considerato quale datore di lavoro.

Conseguenze della riqualificazione
Gli ispettori che accertino la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, diffideranno il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 124/2004, alla regolarizzazione delle inosservanze entro un termine e secondo modalità indicate.
In caso di regolarizzazione, entro i termini assegnati e con le modalità fissate, il trasgressore o l’eventuale obbligato in solido è ammesso al pagamento di una somma pari all’importo della sanzione nella misura del minimo previsto dalla legge ovvero nella misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura fissa.

Sanzioni applicate
Per le omesse registrazioni nel libro unico del lavoro nel quale sono iscritti tutti i lavoratori subordinati, i collaboratori coordinati e continuativi e gli associati in partecipazione con apporto lavorativo:

  • la sanzione amministrativa (art. 13 del D.Lgs. n. 124/04) è pari ad euro 1.200,00 e la sanzione amministrativa determinata ai sensi dell’art. 16 della legge n. 689/81 è pari ad euro 2.400,00;

Per la mancata consegna al lavoratore di una copia del contratto individuale di lavoro che contenga anche tutte le informazioni previste dal decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152:

  • la sanzione amministrativa (art. 13 del D.Lgs. n. 124/04) è pari ad euro 250,00 e la sanzione amministrativa determinata ai sensi dell’art. 16 della legge n. 689/81 è pari ad euro 500,00;

Per la mancata comunicazione al competente Centro per l’impiego prima dell’immissione al lavoro del dipendente:

  • la sanzione amministrativa (art. 13 del D.Lgs. n. 124/04) è pari ad euro 100,00 e la sanzione amministrativa determinata ai sensi dell’art. 16 della legge n. 689/81 è pari ad euro 166,66.

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