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Evasori e furbetti dell’Isee sottraggono alle famiglie oneste 2 miliardi

Evasori e furbetti dell'Isee sottraggono alle famiglie oneste 2 miliardi
Evasori e furbetti dell’Isee sottraggono ogni anno alle famiglie oneste 2 miliardi euro, circa il 20% dei servizi erogati attraverso l’Indicatore della situazione economica equivalente, come gli asili nido, le social card e tante altre prestazioni socio-assistenziali

Che tra i contribuenti italiani e le autocertificazioni per usufruire di prestazioni sociali agevolate non ci fosse un particolare “feeling” era cosa risaputa, ma a fare chiarezza sulla reale entità delle dichiarazioni infedeli presentate ogni anno, è arrivata la pubblicazione di uno studio del Lef (Associazione per la legalità e l’equità fiscale) dal quale si evince che su circa dieci miliardi di euro che vengono erogati con l’ISEE, il 20% va a famiglie che grazie all’omissione di dati patrimoniali e reddituali riescono a superare, nelle graduatorie delle prestazioni agevolate, chi ne avrebbe legittimamente diritto.

In particolare, secondo la ricerca presentata al CNEL, con una evasione di diecimila euro si è riusciti ad ottenere un vantaggio di circa il 60% rispetto a chi, trovandosi nella stessa condizione (familiare e di reddito) ha invece correttamente dichiarato la propria posizione.

«Da un nostro studio risulta che i redditi dichiarati ai fini dell’ISEE sono sottostimati rispetto a quanto dichiarato al fisco nel 25% dei casi» ha spiegato il viceministro del Lavoro e delle politiche sociali Maria Cecilia Guerra. Non solo: l’80% dei cittadini ha affermato di avere un patrimonio mobiliare, tra conti correnti e titoli, pari a zero. Guerra ha parlato di «dati allarmanti» che il nuovo ISEE, in vigore dall’8 febbraio e pienamente operativo a giugno, contrasterà con «controlli più efficaci e l’acquisizione diretta delle informazioni dagli archivi delle dichiarazioni dei redditi». I prossimi quattro mesi, ha puntualizzato Maria Cecilia Guerra, serviranno per completare l’interconnessione delle banche dati, fare formazione sul decreto e consentire agli enti erogatori dei servizi di rivedere i loro regolamenti e in particolare le soglie di accesso «per evitare un blocco delle prestazioni». In questo intervallo si potranno predisporre i nuovi moduli e le istruzioni di accompagnamento . I cittadini potranno dunque presentare la nuova dichiarazione sostitutiva unica per il nuovo Isee verso il giugno prossimo.

Nel nuovo indicatore della situazione economica equivalente saranno ridotte le informazioni relative al reddito e al patrimonio, finora autocertificate, implementando lo scambio di informazioni tra le banche dati in possesso del’INPS, dell’Agenzia delle Entrate e dell’Anagrafe Tributaria che dovrebbero portare ad una reale “ricostruzione” del reddito e del patrimonio del nucleo familiare richiedente le prestazioni agevolate.

Lo studio presentato da Lef è servito per ricordare che nel 2012 sono state quasi sei milioni (su 23 milioni) le famiglie che hanno presentato una dichiarazione ISEE per accedere a prestazioni soggette alla prova dei mezzi. In questo contesto, secondo l’Associazione, «il nuovo ISEE cerca di dare una risposta alle principali criticità» dello strumento e «differenzia in modo più equo i valori assoluti dell’indicatore sia al crescere delle componenti reddituali e patrimoniali che dei soggetti appartenenti al nucleo familiare» ma il risultato rimane «inquinato» da fattori come l’evasione fiscale o nei dati autodichiarati. Le modifiche più significative introdotte con il Dpcm pubblicato qualche giorno fa in Gazzetta Ufficiale prevedono, come si ricorderà, una nuova scala di equivalenza e franchigie sulla componente immobiliare che tengono in maggior conto la numerosità dei nuclei familiari; si farà poi riferimento al reddito spendibile nei nuclei, al netto cioè dei cosiddetti «costi dell’abitare». Secondo Lef i maggiori dati richiesti per il nuovo Isee comporteranno nuovi oneri per gli utenti, con un probabile aumento delle spese per la gestione del sistema (nel 2011 sono stati spesi 82 milioni per la sue esternalizzazione ai Caf). Per superare e ridurre questi oneri dovranno essere realizzati e collaudati sistemi informatici sinergici tra INPS e Agenzia delle Entrate e la rete dovrà connettere il Sistema informativo dell’ISEE con quelli degli enti erogatori delle prestazioni e i Comuni. In altre parole serve la completa realizzazione della rete che farà capo alla Banca dati dei beneficiari. Un’operazione in corso, come detto, ma che avrà raggiunto il suo massimo potenziale di efficienza, ha sottolineato il direttore generale dell’INPS, Mauro Nori, nei prossimi due o tre anni.

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