Diritto

Evasione fiscale, no al processo penale se c’è già stata una severa sanzione amministrativa

Evasione fiscale, no al processo penale se c'è già stata una severa sanzione amministrativa
Niente reato penale di evasione fiscale per un imprenditore già pesantemente sanzionato in via amministrativa

Con una sentenza del 7 maggio 2015, il Tribunale di Asti segna un punto a favore dell’applicazione del principio del ne bis in idem anche ai casi in cui si sovrappongano sanzioni penali ed amministrative, dichiarando di non doversi procedere per il reato di evasione fiscale contro un imprenditore già pesantemente sanzionato in via amministrativa.

IL FATTO
Il titolare di una ditta individuale veniva imputato del reato di cui all’art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000 (Omessa dichiarazione) in quanto, al fine di evadere l’IVA, l’IRPEF e l’IRAP, pur essendovi obbligato, aveva omesso di presentare la prescritta dichiarazione dei redditi per l’anno di imposta 2007, ed essendo l’imposta (IVA) evasa superiore ad euro 77.468,53, ed in particolare pari ad euro 497.474,00.
L’Ufficio aveva quantificato in € 730.347,00 i ricavi ed il volume di affari conseguiti nell’anno di imposta 2007.
Con riferimento a ciascuna delle suddette imposte nonché alle addizionali regionale e comunale, dal verbale di accertamento era emersa l’irrogazione delle relative sanzioni amministrative.
In applicazione delle predette sanzioni – tante volte quanti i tributi e con un lieve correttivo a titolo di continuazione, ex art. 12 del D.Lgs. n. 471/1997 – il verbale di accertamento, a fronte della citata base imponibile evasa di € 730.347,00, aveva determinato in € 552.994,20 la sanzione (complessiva) + ulteriori € 85.166,59 a titolo di interessi, per un totale dovuto di € 1.135.643,54.

Avverso l’atto impositivo ha presentato ricorso il titolare della ditta, chiedendo l’annullamento dell’atto in forza del ne bis in idem.

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI ASTI
Il Tribunale di Asti accoglie il ricorso presentato dal titolare. Chiarisce il giudice come le sanzioni amministrative irrogate all’imputato, pari a € 552.994,20, rappresentino una percentuale assai elevata che si aggira intorno al 50% del totale dovuto al Fisco.
Livelli sanzionatori cosi elevati, derivanti da disposizioni formalmente non penali, appaiono ad avviso del giudice pertinenti rispetto al dibattito circa l’estensione, nazionale e convenzionale, del principio del ne bis in idem, potendosi ravvisare inoltre una certa coincidenza tra la condotta dell’imputato considerata ai fini delle disposizioni sanzionatone amministrative prima e di quella penale ora, nonché una certa convergenza strutturale tra le medesime disposizioni.

In punto di diritto, va sottolineato che il passaggio più rilevante è quello dove il tribunale argomenta che il principio espresso dalla Cedu nel 2014 (Grande Stevens), impone, ove si ritenga sussistente un bis in idem a fronte di sanzioni formalmente amministrative ma sostanzialmente penali (secondo i c.d. criteri Engel della Cedu), di procedere direttamente all’applicazione dell’articolo 649 c.p.p. . Che, del resto, non essendo ius singulare ben può essere esteso analogicamente senza necessità, dunque, di previi coinvolgimenti della Corte Costituzionale o della Corte di Giustizia UE, specie ove si consideri, di converso, la natura di principio generale del ne bis in idem.

In ultimo, in merito al requisito della irrevocabilità della pronuncia, difficile da riferire ad un provvedimento amministrativo, la sentenza richiama il dictum della Cassazione a S.U. del 2005, che «amputa dalla fattispecie normativa di cui all’articolo 649 c.p.p. il requisito dell’irrevocabilità della precedente pronuncia giurisdizionale». Un principio, prosegue, che «pare altresì conforme a taluni passaggi della stessa sentenza Grande Steverts, dove si ricorda come la garanzia consacrata dall’articolo 4 Prot. 7 CEDU tuteli l’individuo non già contro la possibilità di essere sanzionato due volte per lo stesso reato, ma ancor prima di essere sottoposto una seconda volta a processo per un reato per il quale è stato già giudicato».

Si vedrà il seguito che avrà questa pronuncia, a gelare gli animi dei ‘garantisti’ però è un’ordinanza della Cassazione dell’11 maggio scorso (19334/2015 ) secondo cui «non è comunque praticabile un’interpretazione conforme al diritto sovranazionale dell’articolo 649 del Cpp in modo da estenderne tout court la portata anche all’ipotesi in cui il fatto sia stato già giudicato in via definitiva nell’ambito di un procedimento formalmente giudicato amministrativo, ma di natura sostanzialmente ‘punitiva’ secondo i noti criteri elaborati dalla giurisprudenza di Strasburgo».

Tribunale di Asti – Sentenza 7 Maggio 2015

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