Italia

Esuberi bufala, la Buitoni cita in giudizio Susanna Camusso

L'azione penale, per il reato di diffamazione, è partita dopo le preoccupazioni per un possibile effetto domino e dopo che l'invito ai sindacati per una rettifica è caduto nel vuoto
L’azione penale, per il reato di diffamazione, è partita dopo le preoccupazioni per un possibile effetto domino e dopo che l’invito ai sindacati per una rettifica è caduto nel vuoto

La «bufala» dei 300 esuberi allo stabilimento Buitoni di Sansepolcro finisce in Tribunale: Newlat Group, compagine industriale proprietaria del marchio agroindustriale, cita infatti in giudizio le segreterie provinciali di Arezzo di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, il segretario nazionale di Cgil Susanna Camusso e una nota agenzia di stampa per «aver diffuso notizie allarmanti, prive di qualsiasi fondamento che hanno avuto come unico effetto quello di danneggiare l’immagine dell’azienda e del gruppo».

A parlare è Angelo Mastrolia, presidente di Newlat Group, promotore dell’azione legale che per ora si è aperta in sede civile «ma ci riserviamo – continua l’imprenditore – di intraprendere anche un’azione penale per il reato di diffamazione». Nel mirino dei legali del gruppo la conferenza stampa che, lo scorso sabato 29 giugno, le segreterie provinciali di Fai, Flai e Uila tennero ad Arezzo. Un evento a seguito del quale l’agenzia di stampa – subito ripresa da numerosi organi di informazione come siti internet, televisioni e quotidiani nazionali – riportò un vecchio dato, erroneo e fuorviante, sugli esuberi del gruppo (300) riferendoli alla sola Buitoni.

Dopo l’incidente l’azienda ha chiesto ai sindacati di rettificare ma i due tentativi, passati attraverso altrettanti comunicati unitari di Fai, Flai e Uila, non hanno avuto la giusta rilevanza sugli organi di informazione. «A questo punto – spiega Mastrolia – abbiamo deciso di intervenire in maniera più decisa per ristabilire la verità dei fatti». Da qui la citazione in sede civile presso il foro competente di Arezzo: il 6 agosto si terrà la prima udienza. La richiesta dell’azienda parte dalla pubblicazione di avvisi a pagamento di rettifica su tutti i quotidiani che hanno riportato la falsa notizia. «Ma al tempo stesso – prosegue Mastrolia – stiamo quantificando i dati economici. Sono molti: i nostri concorrenti che hanno usato la bufala contro di noi.
Le banche ci hanno chiesto delucidazioni. I fornitori ci hanno chiamato preoccupati, temendo un effetto domino. Tutto questo per le falsità messe in circolo sullo stabilimento di Sansepolcro che, non solo non conta i 300 esuberi annunciati, ma a luglio ha addirittura stabilizzato sette precari».

Come mai anche la Camusso è finita tra i citati in giudizio? «Abbiamo notificato ai sindacati – spiega Mastrolia – l’apertura della procedura venerdì scorso. Eppure fino a ieri il sito della Cgil nazionale riportava la notizia falsa. Una disattenzione? Qualunque cosa sia – conclude l’imprenditore – non possiamo lasciare correre. Arriveremo fino al terzo grado di giudizio, se necessario».

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