Diritto

L’esposto anonimo impedisce l’avvio dell’istruttoria per danno erariale da parte della Procura della Corte dei Conti

L'esposto anonimo che non contiene una notizia di danno erariale specifica e concreta ma si limita a una generica lamentela impedisce alla Procura della Corte dei Conti di avviare l'istruttoria
L’esposto anonimo che non contiene una notizia di danno erariale specifica e concreta ma si limita a una generica lamentela impedisce alla Procura della Corte dei Conti di avviare l’istruttoria

L’esposto anonimo che non contiene una notizia di danno erariale specifica e concreta ma si limita a una generica lamentela impedisce alla Procura della Corte dei Conti di avviare l’istruttoria. Se, comunque, si procede, tale istruttoria è illegittima.

A precisarlo è la Corte dei Conti – sezione centrale d’appello, con la sentenza n. 565 del 4 settembre 2013 che ha approfondito i presupposti che consentono di avviare un’azione per danno erariale.

L’articolo 17, comma 30-ter del Dl n. 78/09 ha espressamente previsto che l’inizio dell’attività istruttoria sia subordinata alla preventiva conoscenza di “specifica e concreta” notizia di danno. Nel contempo la medesima disposizione ha anche introdotto la possibilità di proporre un’azione di nullità, da esercitarsi anche prima dell’inizio del processo, per bloccare le iniziative della Procura ritenute inammissibili.
In precedenza era comunque possibile muovere le stesse osservazioni ed eccezioni ma soltanto a conclusione del processo di merito, che quindi doveva comunque svolgersi.

Nella vicenda che ha dato origine alla sentenza, un dipendente pubblico lamentava al giudice di primo grado che l’attività nei propri confronti era iniziata proprio sulla base di esposti anonimi e, quindi, non sussistevano i previsti caratteri di informativa concreta e specifica.
Il Giudice di primo grado, al contrario, riteneva legittima l’istruttoria della Procura regionale. Il dipendente presentava allora appello.
Anche la Sezione centrale di appello della Corte dei Conti ha ritenuto infondate le doglianze e quindi ha respinto l’appello.

I giudici hanno innanzitutto rilevato la necessità per l’avvio dell’istruttoria, della sussistenza – da una fonte qualsiasi – di un presunto, ma non meramente ipotetico, danno erariale (nello stesso senso: Corte dei conti, sezione terza centrale d’appello, n. 303/12).
Per quanto riguarda la nozione di notizia di danno “specifica e concreta”, i giudici hanno ricordato che per “specifica” deve intendersi un’ “informazione ragionevolmente circostanziata e non relativa a una pluralità indifferenziata di fatti” e per “concreta” quella “obiettivamente attinente alla realtà e non a mere ipotesi o supposizioni“. A tal fine hanno richiamato anche quanto statuito nella sentenza n. 12/11 delle sezioni riunite della Corte dei Conti.
Quindi deve trattarsi di una notizia di danno determinata e realistica, cioè in grado di “ingenerare il sospetto dell’esistenza dei presupposti per l’esercizio dell’azione di responsabilità” la quale è doverosa ed indisponibile.

Nel caso di specie sono state riscontrate queste caratteristiche negli elementi che avevano dato il via all’istruttoria, anche perché gli stessi comprendevano non solo due esposti anonimi, ma anche un’interrogazione parlamentare.
Vale la pena di ricordare che prima dell’entrata in vigore dell’articolo 17, comma 30-ter citato, non sembravano esserci dubbi sul fatto che la denuncia anonima potesse costituire valida fonte di una notizia di danno.

Dopo l’emanazione di tale norma, però, non è mancato chi ha sostenuto che l’esposto anonimo, essendo sconosciuta la sua provenienza, rendeva incerta, e quindi imprecisa e non concreta, la notitia damni, ponendola così in contrasto con la nuova disposizione.
La giurisprudenza contabile non ha però condiviso questa tesi, precisando che il carattere anonimo della denuncia, di per se, non comporta preclusioni, essendo rilevante solo il suo contenuto.

La Corte dei Conti, con la sentenza n. 12/11 delle sezioni riunite, ha espressamente ammesso l’esposto anonimo, se riveste i caratteri di specificità e concretezza, tra gli elementi che legittima l’inizio dell’istruttoria della Procura. Detti caratteri sono però fondamentali, in quanto devono rendere la notizia di danno non meramente ipotetica “onde evitare che l’indagine del p.m. contabile sia assolutamente libera nel suo oggetto, assurgendo ad un non consentito controllo generalizzato” (sentenza n. 12/11 citata).
Il tutto perché il potere di indagine attribuito alla Procura della Corte dei Conti deve necessariamente ispirarsi a criteri di obiettività, imparzialità e neutralità, anche perché ha un fondamento di discrezionalità e quest’ultima “richiede cautele e remore maggiori se sia diretta ad un interesse giurisdizionale” (Corte Costituzionale n. 104/89).

Dunque il contenuto dell’esposto anonimo deve essere sufficientemente preciso e concreto, contenendo richiami a persone, fatti e circostanze potenzialmente configuranti determinate ipotesi di danno erariale (Corte dei Conti, sez. giur. Toscana, n. 19/10), in modo tale da non consistere in una “mera generica lamentela, per fatti di ritenuta illiceità amministrativa” (Corte dei Conti, sez. giur. Toscana, n. 282/11).

Corte dei Conti – Sentenza N. 565/2013

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