Diritto

Esposizione all’amianto: prescrizione della rivalutazione e ratei di maggiorazione

Esposizione all’amianto: prescrizione della rivalutazione e ratei di maggiorazione
Poichè vi è differenza tra diritto alla rivalutazione contributiva e diritto alla pensione nonché diritto ai singoli ratei, la prescrizione del diritto alla rivalutazione è definitiva e non può incidere solo sui singoli ratei di maggiorazione

Il lavoratore, laddove abbia la consapevolezza della esposizione ad amianto, può, a prescindere dalla questione se sia o meno pensionato e da quando, agire in giudizio, previa domanda amministrativa, per far valere il suo autonomo diritto: tuttavia, proprio perché vi è differenza tra diritto alla rivalutazione contributiva e diritto alla pensione nonché diritto ai singoli ratei, la prescrizione del diritto alla rivalutazione è definitiva e non può incidere solo sui singoli ratei (di maggiorazione). Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15965 del 28 luglio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Salerno, confermando la decisione del giudice di primo grado, rigettava la domanda proposta da una lavoratrice intesa ad ottenere il riconoscimento del beneficio della rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto ex art. 13, comma 8, della legge n. 257/1992 e successive modifiche, in relazione all’attività lavorativa svolta alle dipendenze della società datrice di lavoro.

Differenti erano state le ragioni che avevano indotto i giudici di merito a respingere l’azionata domanda.

Il giudice di primo grado aveva, infatti, ritenuto che nella specie fosse maturata la decadenza per avere la lavoratrice presentato domanda all’INAIL dopo la scadenza del termine di 180 giorni fissato dalla legge

La Corte territoriale, superata preliminarmente la questione della necessità di una domanda amministrativa (in ragione del fatto che la lavoratrice, non rientrando nella disciplina di cui all’art. 47, comma 5, del D.l. n. 269/2003, non era tenuta obbligatoriamente alla presentazione di tale domanda e, comunque, del fatto che una domanda era stata presentata all’INAIL) escludeva che si fosse verificata la decadenzaspeciale” di cui all’art. 47, comma 5, del D.l. n. 269/2003, convertito nella legge n. 326/2003 (essendo l’assicurata titolare di pensione da epoca precedente l’entrata in vigore dell’art. 47 del D.l. n. 269/2003) nonché quella “generale” di cui all’art. 47 della legge n. 639/1970 (ritenendo che tale decadenza non potesse trovare applicazione in assenza di un obbligo di domanda amministrativa); rigettava tuttavia il gravame ritenendo che fosse maturata la prescrizione decennale decorrente dalla data di pensionamento (rilevando che, senza ulteriori atti interruttivi, la domanda giudiziaria nei confronti dell’INPS era stata presentata dopo la scadenza del suddetto termine di prescrizione).

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la lavoratrice, in particolare dolendosi del fatto che il diritto alla rivalutazione contributiva non sia stato considerato imprescrittibile, dovendosi ritenere, invece, colpiti da prescrizione i ratei maturati oltre il termine decennale.
Lamentava, in ogni caso, che non sia stato considerato che la fondatezza dell’eccezione di prescrizione per mancato esercizio del diritto comporta l’esistenza di un diritto che non viene esercitato, laddove, nel caso di specie, se pure potesse prefigurarsi una nascita ex lege del diritto alla maggiorazione contributiva, era necessaria, per la sua sussistenza, una “correlazione con il relativo presupposto” e cioè che fosse accertata l’avvenuta esposizione ultradecennale al rischio qualificato amianto.
Sosteneva, conseguentemente, che il dies a quo per la decorrenza del termine prescrizionale non potesse essere individuato nella erogazione della prestazione pensionistica non integrata ma nel rilascio della certificazione da parte dell’INAIL (solo da questo momento, infatti, il diritto poteva essere fatto valere).
Si doleva anche del fatto che la Corte d’Appello abbia ritenuto fondata una eccezione di prescrizione (“quinquennale ovvero decennale dei ratei”) solo genericamente sollevata dall’INPS.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla lavoratrice. Sul punto, osservano gli Ermellini come la giurisprudenza della Suprema Corte abbia ormai da tempo affermato, anche con riferimento alle domande giudiziarie avanzate da soggetti già pensionati, che ciò che si fa valere non è il diritto al ricalcolo della prestazione pensionistica, ovvero alla rivalutazione dell’ammontare dei singoli ratei erroneamente (o ingiustamente) liquidati in sede di determinazione amministrativa, bensì il diritto a un beneficio che, seppure previsto dalla legge “ai fini pensionistici” e ad essi, quindi, strumentale, è dotato di una sua specifica individualità e autonomia, operando sulla contribuzione ed essendo ancorato a presupposti propri e distinti da quelli in presenza dei quali era sorto (o sarebbe sorto) – in base ai criteri ordinari – il diritto al trattamento pensionistico.

E’ stato così innanzitutto chiarito: “È opportuno anche rilevare che dal sistema è ricavabile l’onere degli interessati di proporre all’istituto gestore dell’assicurazione pensionistica la domanda di riconoscimento del beneficio per esposizione all’amianto, nonostante incertezze lessicali del legislatore” (cfr. Cass. n. 15008/2005).

E’ stato, poi, precisato che “nel caso di specie si tratta di rivalutare non già l’ammontare di singoli ratei bensì i contributi previdenziali necessari a calcolare la pensione originaria” – ed anche specificato che neppure è validamente invocabile il principio di imprescrittibilità del diritto a pensione, in quanto “tale particolarissimo regime non si estende a tutte le singole azioni relative alla costituzione della posizione contributiva. E del carattere sostanzialmente costitutivo del procedimento amministrativo e dell’azione in giudizio diretto al riconoscimento del beneficio contributivo per esposizione all’amianto sembra non potersi dubitare, stanti i vincoli sostanziali, temporali e procedurali posti dalla legislazione in materia”.

La giurisprudenza di legittimità è, dunque, ormai attestata sulla configurabilità del beneficio della rivalutazione contributiva della posizione assicurativa come un diritto autonomo rispetto al diritto a pensione (solo questo primario ed intangibile – Cass., sez. un., 10 giugno 2003, n. 9219) che sorge in conseguenza del “fatto” della esposizione ad amianto e determina una maggiorazione pensionistica avente in un certo qual modo natura risarcitoria, e ciò perché nel sistema assicurativo-previdenziale la posizione assicurativa, nonostante la sua indubbia strumentalità, “costituisce una situazione giuridica dotata di una sua precisa individualità”, potendo spiegare effetti molteplici, anche successivamente alla data del pensionamento, e costituire oggetto di autonomo accertamento.

Non si è, allora, in presenza di una prestazione previdenziale a sé stante ovvero di una pretesa all’esatto adempimento di una prestazione previdenziale (pensione) riconosciuta solo in parte ma di una situazione giuridica ricollegabile ad un “fatto” in relazione al quale viene ad essere determinato – in via meramente consequenziale -, con la maggiorazione, il contenuto del diritto alla pensione.

Il lavoratore, laddove abbia la consapevolezza della esposizione ad amianto, può, a prescindere dalla questione se sia o meno pensionato e da quando, agire in giudizio, previa domanda amministrativa, per far valere il suo autonomo diritto.

Non, dunque, per rivendicare una componente essenziale del credito previdenziale da liquidarsi ovvero già liquidato (parzialmente), bensì per chiedere qualcosa di nuovo e di autonomo.

Alla luce del suddetto orientamento non vi è ragione per non ritenere che, proprio perché vi è differenza tra diritto alla rivalutazione contributiva e diritto alla pensione nonché diritto ai singoli ratei, la prescrizione del diritto alla rivalutazione è definitiva e non può incidere solo sui singoli ratei (di maggiorazione).

Nella fattispecie in esame la Corte d’Appello ha ritenuto che detta consapevolezza fosse coincisa con il pensionamento (essendo già a tale data “nota e rimediabile la lesione del già maturato diritto alla maggiorazione contributiva, in sussistenza delle medesime condizioni di esposizione all’amianto già accertate”): era da tale momento che il lavoratore poteva agire in giudizio.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 15965/2015

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