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Esame impossibile per i revisori legali

Esame impossibile per i revisori legali
Chi presenta istanza per iscriversi al Registro dei revisori butta via 66 euro perché la domanda non può avere risposta

Chi presenta istanza per iscriversi al Registro dei revisori butta via 66 euro perché la domanda non può avere risposta. È questa la tragicomica situazione del Registro dei revisori legali dei conti di cui sanno qualcosa non solo i giovani che cercano di entrare ma anche i circa 145mila revisori legali dei conti (90mila dottori commercialisti) che entro il 23 settembre avrebbero dovuto iscriversi nuovamente al registro di cui facevano parte e stanno incontrando difficoltà di ogni tipo a partire, come segnalato con più lettere, dai tempi di attesa interminabili al numero telefonico 06-47611635 e dalle criticità delle comunicazioni via mail. Ma, soprattutto, ne sanno qualcosa coloro che vorrebbero entrare a far parte del gruppo e non possono perché se per i dottori commercialisti non scatta più l’equipollenza (nonostante la “sovrapposizione”, certificata dal Cun, degli esami sostenuti rispetto a quelli per diventare revisore) per gli altri professionisti che vi potrebbero accedere a seguito di esame, non è stato emanato il decreto che ne disciplina le modalità. Complice anche la crisi, la revisione per molti può diventare un’opportunità professionale interessante; peccato che sia impossibile coglierla nonostante si accettino, da parte di Consip, domande di iscrizione a un Registro di fatto inaccessibile.

La questione è stata ricostruita in un’interrogazione presentata nei giorni scorsi dal vice presidente della commissione Finanze della Camera, Enrico Zanetti (Scelta civica). Tutto nasce dal fatto che non è stato emanato il regolamento previsto dall’articolo 4 del D.lgs n. 39/2010 che avrebbe dovuto disciplinare l’esame di idoneità professionale e l’equipollenza con gli esami di Stato già esistenti. Per cui, ad oggi, hanno avuto accesso:

  • i vecchi iscritti al Registro;
  • coloro che hanno acquisito il diritto a essere iscritti prima dell’entrata in vigore del regolamento n. 144/2012 (13 settembre 2012) e hanno prodotto l’istanza entro il 12 settembre scorso;
  • coloro che hanno presentato istanza di partecipazione a una sessione di esame da revisore entro il 13 settembre 2012 e hanno superato l’esame (mai bandito, però).

Il problema, secondo Zanetti, nasce dal fatto che è vero che l’articolo 43 del D.lgs n. 39/2010 abroga le norme previgenti, ma esse restano in vigore fino all’emanazione di tutti i regolamenti attuativi. E quindi che una disciplina parziale e inorganica (quella attuata sinora) non può sostituirne una organica. Del resto, come si fa a negare l’iscrizione (come ha fatto la Consip sulla base del diniego dell’Ispettore generale di finanza a una giovane commercialista che impugnerà il provvedimento) a un soggetto che non ha sostenuto un esame che non poteva sostenere in quanto non disciplinato? In ogni caso, Consip introita i versamenti per le domande di iscrizione (50 euro) e lo Stato si prende i bolli (16 euro). Quindi, conclude l’interrogazione, o si ripristina la vecchia disciplina in attesa che tutti i regolamenti siano emanati (equipollenza per i commercialisti, esami con i vecchi criteri per gli altri professionisti) oppure si disciplinino immediatamente esame ed equipollenze.

Di fondo resta sempre una domanda: c’era davvero bisogno di creare tutto questo caos? Un Registro dei revisori c’era e funzionava, gestito dall’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili. Poi il D.lgs n. 39/2010, attuando la direttiva comunitaria n. 2006/43/CE, ha riformato l’intera materia e fissato all’articolo 21 che il ministero dell’Economia provvede alla «tenuta del registro e del tirocinio»; il comma 2 dello stesso articolo prevede, però, la possibilità per il ministero, di attuare accordi «su base convenzionale» con «enti pubblici e privati» per la «tenuta del Registro e del registro dei revisori». La società che precedentemente gestiva il registro poteva continuare a farlo e a passare, ogni anno, circa 3 milioni al ministero competente, occupando 17 dipendenti. Ora di essi otto sono passati alla Consip, gli altri sono rimasti in carico al Consiglio nazionale, ma per la gestione del registro stesso il Mef ha dirottato su Consip otto dirigenti oltre a lavoratori interinali.

Ignoto il “bilancio” economico. Il commissario del Cndcec, il notaio Giancarlo Laurini, dice che «farà di tutto per riportare il registro nell’orbita dell’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili». Vedremo. Nel frattempo sarebbe sufficiente un funzionamento minimo del registro, a partire dagli esami.

I punti controversi. Chi vuole avviarsi alla revisione legale deve presentare domanda alla Consip pagando 50 euro oltre ai 16 di bolli. Si tratta, tuttavia, di un atto senza probabilità di successo visto il blocco degli esami (e la cancellazione dell’equipollenza) stante la mancata emanazione dei decreti attuativi del D.lgs n. 39/2010.

L’accusa. La riforma della normativa relativa al mondo della revisione legale dei conti presuppone una lunga serie di regolamenti attuativi. Sinora ne sono stati varati otto ma ce ne sono altri in lista d’attesa proprio sul tema dell’esame, della formazione continua, della deontologia professionale. E, secondo il vice presidente della commissione Finanze della Camera, la riforma va applicata nella sua interezza e non a singoli spezzoni.

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