Fisco

Equitalia: limiti alle azioni esecutive, in salvo la prima casa

Nel nuovo quadro determinato dal complessivo deterioramento della situazione economica del Paese appare necessario impedire che un'applicazione eccessivamente rigida e miope dei meccanismi di riscossione pregiudichi in modo definitivo le prospettive di vita, nonché le possibilità lavorative e imprenditoriali dei contribuenti interessati, evitando in tal modo ulteriori lacerazioni nel tessuto sociale e produttivo del Paese
Nel nuovo quadro determinato dal complessivo deterioramento della situazione economica del Paese appare necessario impedire che un’applicazione eccessivamente rigida e miope dei meccanismi di riscossione pregiudichi in modo definitivo le prospettive di vita, nonché le possibilità lavorative e imprenditoriali dei contribuenti interessati, evitando in tal modo ulteriori lacerazioni nel tessuto sociale e produttivo del Paese

Più rate per il debitore, esclusione di espropriazione e ipoteca sulla prima casa (se è l’unico bene patrimoniale), pignorabilità solo su un quinto dei beni utilizzati per l’attività imprenditoriale e professionale, sospensione delle rate per 6 mesi per il debitore in difficoltà, decadenza più difficile dalla rateizzazione. Sono queste le principali indicazioni per il Governo contenute nella risoluzione approvata ieri dalla Commissione Finanze della Camera, presieduta da Daniele Capezzone.

La crisi impone una svolta. Nel testo della risoluzione si legge che la volontà di limitare le azioni esecutive del fisco nasce dal “nuovo quadro determinato dal complessivo deterioramento della situazione economica del Paese” per cui “appare evidente la necessità di rivedere alcuni aspetti della riscossione coattiva dei tributi, introducendo ulteriori elementi di flessibilità”. In particolare, “appare necessario impedire che un’applicazione eccessivamente rigida e miope dei meccanismi di riscossione pregiudichi in modo definitivo le prospettive di vita, nonché le possibilità lavorative e imprenditoriali dei contribuenti interessati, evitando in tal modo ulteriori lacerazioni nel tessuto sociale e produttivo del Paese”. E ciò va fatto anche cercando di “semplificare e migliorare i rapporti fra agente della riscossione e contribuenti, anche aprendo una riflessione di fondo sulla struttura imprenditoriale e sulla forma societaria e di governance di Equitalia S.p.A.”.

Il Governo vigili. Per queste ragioni il Parlamento impegna il Governo “a monitorare l’efficacia delle norme introdotte nella scorsa legislatura per fornire maggiore flessibilità alle procedure di riscossione coattiva dei tributi e a intervenire ulteriormente in materia”. Ma anche ad “orientare gli interventi verso la ricerca di soluzioni che consentano un rientro più graduale del debito, prevedendo criteri obiettivi e non discrezionali nella valutazione della situazione economico-finanziaria del contribuente”.

I punti approvati. E ciò, dunque, potrà essere fatto procedendo ad ampliare il numero massimo di rate in cui può essere ripartito il debito tributario ma anche escludendo l’applicazione degli istituti dell’espropriazione forzata immobiliare e dell’ipoteca sulla prima casa di abitazione del debitore, qualora essa costituisca l’unico bene patrimoniale del debitore. Ma la risoluzione chiede anche di estendere gli attuali limiti previsti dall’articolo 515 del codice di procedura civile ai debitori costituiti in forma societaria, “previa proposizione di un piano di rientro rateizzato dei debiti”.

Da prevedere anche la possibilità, per il debitore che si trovi, per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una “comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica”, di sospendere, per un periodo fino a sei mesi, il pagamento delle rate. Ampliare poi il numero di rate non pagate a partire dal quale il debitore decade dal beneficio della rateizzazione.

Un altro capitolo che incide sull’assetto di Equitalia è quello che mira a sostituire l’attuale sistema di remunerazione basato sull’aggio, con un meccanismo basato invece sul rimborso dei costi fissi legati alle attività di riscossione. Ma si prevede anche di ridurre l’entità degli interessi di mora e valutare con attenzione l’opportunità di limitare, ove presente, ogni forma di applicazione del principio del cosiddetto «solve et repete» e rimodulare la disciplina della riscossione frazionata.
Infine, andrà verificata approfonditamente l’efficacia ed efficienza del nuovo sistema di accertamento e riscossione delle entrate comunali, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 30 giugno 2013.

Commissione Finanze alla Camera – Risoluzione 22 Maggio 2013

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