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Entro il 10 aprile il pagamento dei contributi per colf e badanti

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Entro il 10 aprile il pagamento dei contributi per colf e badanti
È scattato il conto alla rovescia per il versamento dei contributi Inps relativi a colf e badanti. Entro il 10 aprile tutte le famiglie che si avvalgono della collaborazione di personale domestico dovranno saldare la rata relativa al primo trimestre

È scattato il conto alla rovescia per il versamento dei contributi Inps relativi a colf e badanti. Entro il 10 aprile tutte le famiglie che si avvalgono della collaborazione di personale domestico dovranno saldare la rata relativa al primo trimestre. Nella consapevolezza che la riforma Fornero ha introdotto un contributo addizionale dell’1,40% in caso di contratto a tempo determinato.

Le novità contributive. Con la circolare 25 dell’8 febbraio 2013 l’Inps ha fornito per la prima volta due tabelle: una da utilizzare per i lavoratori assunti a tempo indeterminato e l’altra per i rapporti a termine. Nel caso l’orario non superi le 24 ore settimanali, per entrambe le tipologie di contratto i contributi orari sono commisurati a tre diverse fasce di retribuzione effettiva. Quando, invece, si superano le 24 ore il contributo orario diventa fisso.

Il contributo addizionale. Ma la vera novità di questo 2013 è il versamento del contributo addizionale dell’1,40% all’Inps. Nel caso, comunque, il contratto di lavoro a tempo determinato venga trasformato in tempo indeterminato, il contributo addizionale a carico del datore di lavoro viene restituito per gli ultimi sei mesi di rapporto. Inoltre, a partire dal 1° gennaio di quest’anno, per effetto dell’articolo 2 della legge 92/2012 – la cosiddetta riforma Fornero – l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria è stata sostituita dall’Assicurazione sociale per l’impiego (ASpI).

Retribuzione. Sul fronte della retribuzione sono in vigore i nuovi minimi per il 2013, diversificati a seconda dell’inquadramento e della tipologia di mansione. Come ogni anno, i minimi sono stati aggiornati sulla base delle rilevazioni Istat da una commissione ad hoc.

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Assunzione e tipi di contratto. Quando la famiglia si trova nella necessità di assumere una persona che aiuti nella gestione della propria casa o di un proprio familiare, si imbatte in una serie di incombenze amministrative che, molto spesso, per la presenza nel settore di un alto tasso di personale straniero, prevedono anche la conoscenza e il rispetto della normativa stabilita per i lavoratori stranieri, extracomunitari e neocomunitari.
Assumere il personale domestico oggi non costituisce un’impresa “ardua” anche perché di recente l’iter è stato semplificato. Per evitare errori o disguidi è bene attenersi a pochi ma indispensabili passaggi chiave.

Prima dell’assunzione. La ricerca ancora oggi è affidata al cosiddetto passaparola tra parenti, amici, parrocchie; di recente sono stati istituiti in alcune Regioni, Province o Comuni, i registri delle Assistenti familiari od elle colf e stanno iniziando a nascere anche delle agenzie specializzate nella selezione di figure professionali per il settore domestico.
Stabilito il contatto con la futura lavoratrice, si consiglia di effettuare un colloquio chiaro nel quale siano esplicitate le esigenze della famiglia e/o della persona non autosufficiente, nonché, ascoltare le aspettative della persona che si intende assumere. Solo se si riesce a stabilire un feeling si può passare allo step successivo, ossia quello dell’assunzione.

L’assunzione. Il datore di lavoro, in questa fase, deve verificare i documenti della lavoratrice – italiana o proveniente da un Paese comunitario o extra Ue – per appurare che la persona prescelta abbia i pre-requisiti per essere assunta.
Solo dopo potrà:
a. definire le mansioni da svolgere;
b. contrattare le condizioni del compenso;
c. concludere, per iscritto, un contratto di lavoro;
d. dare comunicazione dell’assunzione all’Inps;
e. se convivente, comunicazione di ospitalità al commissariato di Pubblica sicurezza.
Tutto il personale domestico, sia esso italiano o straniero, al momento dell’assunzione deve consegnare al datore di lavoro:
a. copia del documento di identità personale non scaduto: carta di identità, passaporto, patente o altro documento analogo;
b. il codice fiscale;
c. eventuale copia di diplomi o attestati professionali specifici;
d. copia del permesso di soggiorno se la lavoratrice è di nazionalità straniera.
Il datore di lavoro deve verificare che lo stesso sia idoneo allo svolgimento di attività di lavoro subordinato.
Si ricorda, a titolo esemplificativo, che possono essere assunti i lavoratori extra Ue in possesso di permesso di soggiorno per motivi:
a. di lavoro subordinato;
b. di attesa occupazione;
c. familiari;
d. di studio, in questo caso nel limite massimo di 20 ore settimanali.
Non è possibile, invece, assumere un lavoratore sprovvisto del permesso di soggiorno. Il Testo Unico sull’immigrazione prevede che: «Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno […] è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato».
Le suddette pene vengono aumentate da un terzo alla metà se i lavoratori impiegati:
a. sono più di 3;
b. sono minori in età non lavorativa;
c. sono sottoposti a particolare sfruttamento.

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