Diritto

Emissione di fatture false: da quando decorre il termine di prescrizione?

Emissione di fatture false: da quando decorre il termine di prescrizione?
La prescrizione del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti inizia a decorrere dall’ultimo episodio incriminabile e non già da ciascun singolo episodio, ed il giudice di legittimità può sempre rilevare l’intervenuta estinzione del reato ai sensi dell’art. 129, c.p.p. – senza dover annullare la sentenza con rinvio – laddove il decorso del termine prescrizionale maturi in quella sede

La prescrizione del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti inizia a decorrere dall’ultimo episodio incriminabile e non già da ciascun singolo episodio, ed il giudice di legittimità può sempre rilevare l’intervenuta estinzione del reato ai sensi dell’art. 129, c.p.p. – senza dover annullare la sentenza con rinvio – laddove il decorso del termine prescrizionale maturi in quella sede.

Lo ha stabilito la terza sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 40600, depositata il 1° ottobre 2013.

Nel caso di specie un imprenditore è stato sottoposto ad un procedimento penale per i reati di dichiarazione fraudolenta tramite fatture relative ad operazioni inesistenti (art. 2, D.lgs. n. 74/2000) ed emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8, dello stesso testo legislativo), culminato in una pronuncia di condanna del giudice di primo grado, e nella conferma della sentenza da parte della Corte d’Appello, adita in sede di gravame dalla difesa. Per entrambi i giudici di merito, infatti, l’istruttoria del processo risultava più che idonea ad attestare una evasione dell’imposta sul valore aggiunto per un ammontare di oltre 2 milioni di euro.

Tuttavia la condanna dell’imprenditore è stata cancellata dai giudici della Suprema Corte per la sopravvenuta prescrizione del reato, posto che i fatti in discussione risalivano al 2003.

Nel corso del giudizio di legittimità si è infatti discusso in ordine al dies a quo del termine prescrizionale dei reati ascritti all’imputato, e i giudici capitolini hanno fatto chiarezza sul punto, accogliendo in toto la tesi difensiva prospettata dal ricorrente.

Nella sentenza in esame si afferma – anche richiamando precedenti orientamenti (ex pluribus, la sentenza n. 6264 del 14 gennaio 2010) – come il termine di prescrizione del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti inizi a decorrere dall’ultimo episodio incriminabile, e dunque dall’emissione dell’ultima fattura.

Tale principio, secondo gli Ermellini, deve ricavarsi dalla volontà dello stesso D.lgs. n. 74/2000 nella parte in cui, in aperta deroga agli ordinari presupposti richiesti dall’art. 81 cpv. del codice penale per la configurazione del reato continuato, prevede un regime di favore mediante la riconduzione ad unità dei plurimi episodi di emissione di fatture per operazioni inesistenti commessi nell’arco del medesimo arco di imposta.

In punto pena, dunque, la riconduzione ad un unicum esclude in automatico l’aumento di pena che sarebbe applicato in via ordinaria a titolo di concorso materiale di reati; ma un siffatto trattamento di favore è pur sempre bilanciato dalla regola, pacifica anche per il reato continuato, per la quale il termine prescrizionale non decorre dalla data di commissione di ciascun episodio, bensì dall’ultimo dei medesimi.

Applicando le coordinate appena richiamate, la Suprema Corte, prendendo atto che l’ultima fattura risaliva al 25 luglio del 2003, ha rilevato in corsa il decorso della prescrizione e, per l’effetto, ha dichiarato estinti entrambi i reati contestati all’imprenditore, senza peraltro dover rinviare al giudice di merito per un nuovo apprezzamento del fatto: in presenza di una causa di estinzione del reato – hanno chiosato i giudici del Palazzaccio – il giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell’art. 129 c.p.p., comma 2, nei casi in cui, come quello in esame, “le circostanze idonee ad escludere l’esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell’imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile”, di modo che la valutazione al riguardo del giudice possa ritenersi appartenente più al concetto di “constatazione”, ossia di percezione ictu oculi, che a quello di “apprezzamento”, e pertanto non abbisogni di qualsiasi accertamento o approfondimento.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 40600/2013

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