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Emilia, terremotati verso l’esclusione dagli studi di settore

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Emilia, terremotati verso l'esclusione dagli studi di settore
Terremotati dell’Emilia verso l’esclusione dagli studi di settore. È quanto starebbe studiando l’amministrazione finanziaria nel mettere a punto le misure anti-crisi e i correttivi congiunturali ai fini dell’applicazione dello strumento di determinazione di ricavi e compensi per la stagione dichiarativa ormai alle porte

Terremotati dell’Emilia verso l’esclusione dagli studi di settore. È quanto starebbe studiando l’amministrazione finanziaria nel mettere a punto le misure anti-crisi e i correttivi congiunturali ai fini dell’applicazione dello strumento di determinazione di ricavi e compensi per la stagione dichiarativa ormai alle porte. La decisione per il varo dei correttivi e della possibile esclusione dei terremotati, sulla falsa riga di quanto fu fatto per l’Abruzzo, è attesa per la prossima settimana.

L’esclusione dagli studi. L’amministrazione finanziaria sta dunque studiando la possibilità di replicare quanto dispose già per i contribuenti dell’Abruzzo prevedendo di escludere dall’applicazione degli studi di settore, per l’anno d’imposta 2012, le imprese, i professionisti ed i lavori autonomi che hanno strutture produttive nelle aree colpite nel maggio scorso dal terremoto registrato in Emilia, Lombardia e Veneto. Il precedente recente è quello che coinvolse i titolari di reddito di impresa e di lavoro autonomo che svolgevano la propria attività in Abruzzo, e in particolare nel cratere sconvolto dal terremoto dell’aprile 2009 e che furono individuati con apposita ordinanza della protezione civile. In quell’occasione, in prima battuta, furono indicate specifiche cause di esclusione dall’applicazione degli studi di settore e in un secondo momento, con un provvedimento ad hoc dell’Agenzia delle Entrate diramato il 30 agosto 2010, fu soppresso anche l’obbligo di comunicazione dei dati rilevati ai fini degli studi di settore da allegare a Unico per tutti coloro che, in seguito all’evento sismico, erano stati costretti a cessare, liquidare o non svolgere normalmente la propria attività. La comunicazione, in quell’occasione, restò obbligatoria soltanto per banche e assicurazioni.

Resta l’invio dei dati. Per l’Emilia, però, la comunicazione dei dati rilevanti ai fini degli studi di settore potrebbe restare, forse più come un’opzione che come un obbligo. L’intenzione, infatti, sarebbe quella di escludere i soggetti danneggiati dagli studi di settore ma di poter utilizzare le comunicazioni per monitorare meglio il reale impatto del fenomeno calamitoso. In sostanza con l’analisi dei dati che i contribuenti devono comunicare al fisco allegandoli ad Unico, l’amministrazione finanziaria potrebbe avere una fotografia più nitida del peso dei danni subiti ai fini della determinazione dei fatturati, del giro d’affari, delle merci perse con la distruzione dei magazzini e verificare anche la fondatezza degli aiuti erogati. Tema quest’ultimo, ad esempio, che proprio per il territorio dell’Abruzzo ha aperto un pre-contenzioso con Bruxelles.

Gli accertamenti. Se verrà confermato lo stop agli studi di settore per i terremotati del maggio scorso – la decisione potrebbe già arrivare la prossima settimana quando saranno ufficializzati i correttivi congiunturali anti-crisi – con tutta probabilità nei confronti degli stessi contribuenti andrebbero sterilizzati anche gli accertamenti induttivi effettuati dagli uffici finanziari. Infatti, se non si applicano gli studi di settore il fisco può fondare l’accertamento su relazioni costi/ricavi non determinate sulla base degli studi. Relazioni che però, come per gli studi stessi, sarebbero falsate dall’evento calamitoso. È evidente che imprese e autonomi che hanno sedi operative nel cosiddetto cratere del terremoto avranno registrato un anomalo esercizio dell’attività nell’anno.

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