Italia

Gli emendamenti alla delega fiscale: anche Google paghi le tasse

La delega fiscale mette nel mirino Google e i social network: dall'obbligo della partita Iva per chi raccoglie pubblicità sul mercato italiano all'introduzione di un sistema di determinazione preventiva della tassazione delle grandi multinazionali
La delega fiscale mette nel mirino Google e i social network: dall’obbligo della partita Iva per chi raccoglie pubblicità sul mercato italiano all’introduzione di un sistema di determinazione preventiva della tassazione delle grandi multinazionali

La delega fiscale mette nel mirino Google e i social network: dall’obbligo della partita Iva per chi raccoglie pubblicità sul mercato italiano all’introduzione di un sistema di determinazione preventiva della tassazione delle grandi multinazionali. Non solo. Tra gli oltre 200 emendamenti presentati in Commissione Finanze della Camera spiccano anche quelli sulla regolamentazione del mercato dei giochi, quelli sulla riscossione in pendenza di giudizio e quelli sulla tassazione del reddito di impresa.

Google e i social network. A porre l’attenzione sul fenomeno della tassazione in Italia delle grandi multinazionali che fanno profitti su internet (i cosiddetti “over the top“) e di fatto hanno un’attività globalizzata sono due emendamenti presentati da Ernesto Carbone (Pd) alla delega fiscale all’esame della Commissione Finanze della Camera. Con il primo emendamento all’articolo 9 del ddl, l’esponente della maggioranza chiede che tra i principi della delega sul rafforzamento degli strumenti di contrasto all’evasione sia introdotto anche quello di prevedere che chiunque venda campagne pubblicitarie online erogate sul territorio italiano debba essere in possesso di una partita Iva italiana. E tra queste vanno inserite anche le operazioni effettuate attraverso i «centri media e gli operatori terzi». In sostanza, spiega Carbone, si punta a disciplinare l’obbligo di comprare con partita Iva italiana i servizi di pubblicità digitale (Adv) da una partita italiana. In questo modo si eviterebbe di vedere dirottare sempre più nelle principali piazze internazionali, e in particolare nella “Grande Mela”, la gran parte dei budget delle multinazionali che investono in pubblicità digitale in Italia per vendere sul mercato italiano. Secondo i dati di una ricerca Nielsen 2012 sul mercato pubblicitario online, l’Italia in assenza di regolamentazione avrebbe perso 800 milioni di minor gettito per l’Erario. E sul mercato del lavoro, sempre secondo lo studio Nielsen, la mancata occupazione sarebbe stimabile in almeno 200mila posti di lavoro.

La tassazione delle multinazionali. Con il secondo emendamento il Partito democratico lancia di fatto una provocazione proprio mentre nel contesto internazionale si dibatte su come poter far pagare le tasse correttamente alle società globali che generano ricavi in tutto il mondo. L’emendamento presentato da Carbone, sempre al capitolo sulla lotta all’evasione, prevede l’introduzione anche in Italia di sistemi di determinazione della tassazione da applicare alle multinazionali basati su meccanismi di stima delle quote di attività che possono essere imputate alla competenza fiscale nazionale. Il punto di riferimento restano le esperienze di tassazione messe in campo soprattutto in California e in Massachusetts con il ricorso al cosiddetto meccanismo dell'”apportionment”. Ovvero lo Stato dove ha sede la multinazionale, sulla base di dati economici di localizzazione come ad esempio il numero degli addetti, i mq degli stabilimenti e il fatturato dichiara in via presuntiva quanta parte dei ricavi “globalizzati” deve essere tassata nei vari Paesi. «È necessario, sottolinea ancora Carbone, andare a chiedere a queste multinazionali di rispettare in toto le regole fiscali e del mercato, pagando le tasse per quanto realmente producono in termini di fatturato in Italia».

Gli altri emendamenti. Anche alla luce della recente mozione della Lega approvata la scorsa settimana al Senato sulla moratoria di un anno del gioco d’azzardo in Italia, particolare attenzione è stata dedicata dai gruppi parlamentari al mondo del gioco. Come ha sottolineato Marco Causi (Pd) la delega dovrà consentire al Governo di riregolamentare un mercato che negli anni è stato oggetto di una legiferazione poco unitaria. L’obiettivo principale è quello di arrivare a un testo unico dei giochi che tenga conto di tutte le esigenze, da quelle erariali a quelle sociali, senza dimenticare la stessa filiera produttiva che si è sviluppata con il mercato del gioco in Italia. Non solo. La riforma del settore dovrà puntare anche al riordino dei poteri ai Comuni così come alla prevenzione del gioco d’azzardo patologico. Per Scelta civica, il vicepresidente della Commissione Finanze, Enrico Zanetti, punta l’attenzione soprattutto sulla riscossione in pendenza di giudizio. In particolare dovrebbe essere introdotto il principio della sospensione della riscossione frazionata fino al primo grado per accertamenti da disconoscimento di costi. Mentre sul reddito d’impresa, tra gli emendamenti presentati, spicca il progressivo abbandono del principio di competenza in favore di quello di cassa. «Il bilancio, spiega Zanetti, è un fatto di competenza economica, ma le imposte sono invece un fatto finanziario anche per le imprese che devono pagarsi quando si guadagna finanziariamente, non teoricamente».

I lavori. Per l’esame nel merito delle proposte di modifica si dovrà ora attendere la prossima settimana e secondo quanto già preannunciato dal presidente della Commissione e relatore alla delega fiscale, Daniele Capezzone (Pdl), il ddl dovrebbe arrivare in Aula a partire dal 23 settembre. Il provvedimento discusso in Commissione è il testo base licenziato nel comitato ristretto prima della pausa estiva.

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