Lavoro

Effetti della liquidazione del TFR in busta paga sulla spettanza del bonus degli 80 euro

Effetti della liquidazione del TFR in busta paga sulla spettanza del bonus degli 80 euro
Il TFR in busta paga non deve essere computato nel reddito complessivo al fine di determinare la spettanza del bonus di 80 euro. Tuttavia, il reddito derivante dalla liquidazione del TFR in busta deve comunque essere sommato ai redditi di lavoro tassati in via ordinaria per la verifica della capienza dell’imposta lorda determinata sui redditi da lavoro rispetto alle detrazioni da lavoro spettanti

Con l’interrogazione 5-05354 avanzata nel corso del question time alla Camera dei deputati, relativa agli effetti della liquidazione del TFR in busta paga sulla spettanza del bonus degli 80 euro, il Mef ha chiarito che a partire dal mese di aprile, i lavoratori che eserciteranno l’opzione potranno ricevere in busta paga, insieme alla retribuzione, quota parte del TFR maturato – QUIR (quota integrativa della retribuzione) – la quale non inciderà, ai soli fini della verifica dei limiti di reddito complessivo, per la determinazione della spettanza del bonus di 80 euro.

In particolare, a decorrere dal 1° gennaio 2015, l’articolo 1, comma 12, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di Stabilità 2015), ha introdotto a regime il «bonus 80 euro», sostituendo il comma 1-bis dell’articolo 13 del TUIR, con la seguente formulazione: «Qualora l’imposta lorda (…) sia di importo superiore a quello della detrazione spettante ai sensi del comma 1, compete un credito rapportato al periodo di lavoro nell’anno, che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari a:

  1. 960 euro, se il reddito complessivo non è superiore a 24.000 euro;
  2. 960 euro, se il reddito complessivo è superiore a 24.000 euro ma non a 26.000 euro. Il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro».

Il comma 1-bis citato richiede di verificare tre presupposti per la maturazione del diritto al credito, legati alla tipologia di reddito prodotto, alla sussistenza di un’imposta a debito dopo aver apportato le detrazioni per lavoro, nonché all’importo del reddito complessivo.

Potenziali beneficiari del credito sono innanzitutto i contribuenti il cui reddito complessivo è formato dai redditi di lavoro dipendente di cui all’articolo 49, comma 1, del TUIR e da taluni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’articolo 50, comma 1, lettera a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l).
I contribuenti titolari di tali redditi devono altresì avere un’imposta lorda, determinata su detti redditi, di ammontare superiore alle detrazioni da lavoro loro spettanti in base al comma 1 dell’articolo 13 del TUIR.
Per aver diritto al credito è necessario, infine, che il contribuente sia titolare di un reddito complessivo non superiore a 26.000 euro.

Il comma 27 del citato articolo 1 della legge di Stabilità del 2015, ha previsto delle ulteriori disposizioni ai fini della determinazione del reddito complessivo di cui al predetto articolo 13, comma 1-bis del TUIR, in particolare, è stabilito che ai soli fini della verifica dell’importo del reddito complessivo per la maturazione del diritto al credito non si tiene conto delle somme erogate a titolo di parte integrativa della retribuzione di cui all’articolo 1, comma 756-bis, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 introdotto dal comma 26 dell’articolo 1 della legge di Stabilità 2015.
Tale ultima disposizione, prevede, in via sperimentale, che in relazione ai periodi di paga decorrenti dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018, i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici e i lavoratori del settore agricolo, che abbiano un rapporto di lavoro in essere da almeno sei mesi presso il medesimo datore di lavoro, possono richiedere al datore di lavoro medesimo, entro i termini definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che stabilisce le modalità di attuazione della presente disposizione, di percepire la quota maturanda di cui all’articolo 2120 del codice civile, al netto del contributo di cui all’articolo 3, ultimo comma, della legge 29 maggio 1982, n. 297, compresa quella eventualmente destinata ad una forma pensionistica complementare di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, tramite liquidazione diretta mensile della medesima quota maturanda come parte integrativa della retribuzione. La predetta parte integrativa della retribuzione (QUIR) è assoggettata a tassazione ordinaria, non rileva ai fini dell’applicazione delle disposizioni contenute nell’articolo 19 TUIR, e non è imponibile ai fini previdenziali.

Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di attuazione in materia di liquidazione del TFR come parte integrante della retribuzione, è stato emanato il 20 febbraio 2015 e all’articolo 4, nel disciplinare la misura del TFR da liquidare, ribadisce i criteri sopra evidenziati, riguardanti l’imponibilità a tassazione ordinaria della QUIR ai fini IRPEF (comma 2) e la non concorrenza delle somme in commento ai soli fini della verifica dei limiti di reddito complessivo per la spettanza del «bonus 80 euro» (comma 4).

Per quanto evidenziato, il Mef ritiene che, analogamente a quanto già chiarito con circolare n. 9/E del 2014, par. 3.1, per le somme assoggettate ad imposta sostitutiva per gli incrementi di produttività, il reddito derivante dalla percezione del QUIR in esame non deve essere computato nel reddito complessivo al fine di calcolare l’importo del credito spettante in relazione alla soglia dei 26.000 euro di cui al comma 1-bis dell’articolo 13 del TUIR.

Tuttavia, in coerenza con la ratio della normativa richiamata, il reddito derivante dalla percezione del QUIR deve comunque essere sommato ai redditi di lavoro tassati in via ordinaria per la verifica della «capienza» dell’imposta lorda determinata sui redditi da lavoro rispetto alle detrazioni da lavoro spettanti.
Ciò posto, se per tali contribuenti si verificano i tre presupposti per la maturazione del diritto al credito, secondo i criteri sopra illustrati, questi avranno diritto alla percezione del «bonus 80 euro».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *