Fisco

Ecco come ridurre le sanzioni tributarie con l’acquiescenza

Ecco come ridurre le sanzioni tributarie con l’acquiescenza
I contribuenti hanno la possibilità di fruire della riduzione delle sanzioni dovute nei confronti del Fisco accettando la pretesa fiscale e rinunciando ad impugnare l’atto

I contribuenti hanno la possibilità di fruire della riduzione delle sanzioni dovute nei confronti del Fisco accettando la pretesa fiscale e rinunciando ad impugnare l’atto.

Il sistema sanzionatorio amministrativo, disciplinato nei principi generali dal D.Lgs. n. 472/1997, prevede che l’istituto di definizione delle sanzioni permette al contribuente, rispettando determinate condizioni, di ridurre sensibilmente le sanzioni dovute al Fisco per le violazioni tributarie commesse.

La disciplina

L’istituto dell’acquiescenza prevede che, se il contribuente rinuncia a impugnare l’atto di accertamento o di liquidazione e a presentare istanza di accertamento con adesione, le sanzioni si riducono a 1/3. Oltre all’accettazione del contenuto della pretesa fiscale occorre un’ulteriore condizione ossia che gli importi dovuti (imposte, interessi e sanzioni ridotte) vengano pagati entro i termini per la proposizione del ricorso.

Qualora l’atto di accertamento o liquidazione non sia stato preceduto dall’invito al contraddittorio da accertamento con adesione, le sanzioni si riducono a 1/6 (anziché a 1/3) nel caso di acquiescenza da parte del contribuente (acquiescenza rinforzata). La stessa riduzione nella misura di 1/6 delle penalità si ha in relazione all’accettazione di atti di imposizione che non sono stati preceduti dai processi verbali di constatazione.

Le peculiarità

Per valutare gli aspetti positivi derivanti dall’adozione dell’istituto dell’acquiescenza rispetto agli altri strumenti deflativi disposti dal legislatore è necessario operare un puntuale distinguo tra essi.

L’acquiescenza ordinaria deve essere paragonata, infatti, all’istituto dell’accertamento con adesione mentre quella “rinforzata” deve essere posta a confronto con l’adesione ad un PVC o all’invito al contraddittorio.

Nel primo caso, confrontando l’acquiescenza ordinaria con l’accertamento con adesione, si può notare come l’attuale riduzione delle sanzioni si applica per entrambi gli istituti deflativi nella stessa misura (pari a 1/3) fermo restando che, in ipotesi di acquiescenza, il contribuente deve accogliere integralmente l’atto accertativo senza la possibilità di poterne discuterne in sede di contraddittorio con l’Ufficio né il merito né l’ammontare, come, invece, avviene per l’accertamento con adesione.

Nel caso dell’acquiescenza “rinforzata” si evidenzia come detto istituto sia del tutto incompatibile con quello dell’adesione ai PVC o anche agli inviti al contraddittorio.

Come anticipato, si può, infatti, aderire all’acquiescenza rinforzata solo se l’atto emesso dall’Ufficio non è stato preceduto né da un PVC, né da un invito al contraddittorio, definibili con le agevolazioni sopra evidenziate.

Nello schema seguente si riportano le modifiche apportate dalla legge di Stabilità 2011 in riferimento alle sanzioni per l’acquiescenza nonché per l’istituto dell’acquiescenza rinforzata in relazione agli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate a decorrere dal 1° febbraio 2011.

Acquiescenza

Sanzione previgente Sanzione vigente Decorrenza
1/4 dell’irrogato aumentata a 1/3 dell’irrogato sono definibili atti emessi dall’Agenzia delle Entrate dal 1° febbraio 2011

Acquiescenza rinforzata (art. 15, comma 2-bis, D.Lgs. n. 218/1997)

Sanzione previgente Sanzione vigente Decorrenza
1/8 dell’irrogato aumentata a 1/6 dell’irrogato sono definibili atti emessi dall’Agenzia delle Entrate dal 1° febbraio 2011

Termini e modalità

Un contribuente può avvalersi dell’acquiescenza entro il termine per la proposizione del ricorso, quindi, salvo cause di sospensione, entro 60 giorni dalla notifica dell’atto. Essa si perfeziona mediante comportamento concludente dell’obbligato laddove quest’ultimo provveda al versamento delle somme mediante modello F24 (per le imposte sui redditi, le relative imposte sostitutive, l’Irap, l’Iva e l’imposta sugli intrattenimento) o F23 (per l’imposta di registro e per gli altri tributi indiretti), utilizzando i codici tributo istituiti specificamente a tale fine.

Ai sensi dell’art. 15, comma 2, D.Lgs. n. 218/1997, le somme dovute per l’acquiescenza possono essere versate anche ratealmente, in un massimo di:

  • 8 rate trimestrali di pari importo;
  • 12 rate trimestrali di pari importo, se l’importo da corrispondere all’erario supera 51.645,69 euro.

La norma prevede che – entro 10 giorni dal versamento dell’intero importo o della prima rata (laddove sia consentita dilazione) – il contribuente è tenuto a far pervenire all’Ufficio la relativa quietanza di avvenuto pagamento unitamente alla documentazione attestante le eventuali prescritte garanzie.

Per il versamento rateale delle somme il contribuente è tenuto a prestare, se le rate successive alla prima sono di importo superiore a 50.000 euro, idonea garanzia mediante fideiussione bancaria o polizza fideiussoria.

L’omesso versamento anche di una sola rata diversa dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva, determina l’iscrizione a ruolo delle residue somme dovute unitamente all’applicazione di una sanzione da computarsi nella misura del 60% sulle somme ancora dovute a titolo di tributo.

Le sanzioni non possono comunque essere inferiori a 1/3 dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo. Ai fini penali, l’acquiescenza vale come circostanza attenuante ai sensi dell’art. 13 D.Lgs. n. 74/2000.

Resta inteso, infine, che pur nel caso della definizione agevolata di sanzioni riferibili a violazioni di norme tributarie, ciò non preclude per il contribuente la possibilità di contestare in sede giudiziale quanto invece chiesto dall’Ufficio a titolo di imposta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *