Diritto

DVR: le omissioni non limitano la responsabilità del delegato

DVR: le omissioni non limitano la responsabilità del delegato
Le valutazioni e prescrizioni contenute nel documento di valutazione dei rischi non limitano la responsabilità dei garanti, tra cui il delegato alla sicurezza

Le valutazioni e prescrizioni contenute nel documento di valutazione dei rischi non limitano la responsabilità dei garanti – tra cui il delegato alla sicurezza – che, nella maggior parte dei casi, trovano il loro fondamento prescrittivo nella articolata disciplina di settore; ne consegue, dunque, che le omissioni o carenze del documento non possono per ciò solo far venire meno gli ulteriori obblighi datoriali previsti dalla legge, atteso che la constatazione del rischio impone comunque ai garanti medesimi, nell’ambito delle loro rispettive competenze, di adottare le misure appropriate. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 24452 dell’8 giugno 2015.

IL FATTO
La vicenda processuale segue alla sentenza di condanna per il reato di lesioni colpose subite da un operaio, inflitta al responsabile dello stabilimento con delega in materia di prevenzione e sicurezza del lavoro.
Il lavoratore operava su un fusto vuoto (che in precedenza conteneva un prodotto per la diluizione degli intonaci a base di alcol etilico) allo scopo di renderlo utilizzabile come contenitore per i materiali di scarto delle lavorazioni. Il liquido in precedenza presente nei fusti implicava pericolo di formazione di vapori esplosivi.
Il lavoratore si accingeva alla rimozione del coperchio applicando al contenitore un elettrodo per praticare dei fori nel bidone al fine di rendere possibile il suo aggancio alla gru e la sua movimentazione, utilizzando un utensile denominato scroccatrice.
Nel compiere tale operazione causava una scintilla che innescava l’esplosione di vapori e la proiezione del coperchio che lo colpiva al volto cagionandogli gravissime lesioni.
La contestazione in imputazione afferiva alla mancanza di adeguata valutazione, ai sensi dell’art. 4, comma secondo, del D.Lgs n. 626 del 1994, del rischio derivante dall’utilizzazione dei fusti in questione ed alla colpa connessa alla mancata prescrizione di dispositivi più adeguati per evitare esplosioni.
La Corte d’Appello conveniva con la difesa che all’interno dell’azienda si era instaurata una prassi, nota al lavoratore e da lui sempre seguita, che prevedeva la preventiva inertizzazione dei fusti vuoti mediante lo sciacquo e lo svuotamento prima di procedere al loro riutilizzo.
Tale prassi era nota alla vittima che la aveva sempre rispettata.
E’ invece emerso che in occasione dell’infortunio tale prassi non era stata rispettata.
Si ritiene che in quella contingenza il lavoratore, pur avendolo in precedenza fatto centinaia di volte, dimenticò di lavare il fusto.
Si tratta di disattenzione, che costituisce una delle situazioni rischiose che il garante è tenuto a fronteggiare.
Il lavoratore era al corrente della prassi ma era del tutto ignaro dei rischi connessi al permanere di vapori di solvente e del pericolo di incendio ed esplosione a contatto con una fonte di innesco.
Ciò spiega la scarsa attenzione apprestata alla corretta inertizzazione del contenitore.
Tale situazione di pericolo avrebbe richiesto misure appropriate, quali la immediata inertizzazione dei fusti prima di lasciarli abbandonati qua e là nello stabilimento, visto che essi costituivano una fonte di pericolo.
Se nel documento di valutazione dei rischi aziendali tale rischio fosse stato valutato, le procedure di sicurezza avrebbero dovuto essere esplicitate agli operai, ottenendo una maggiore attenzione da parte di coloro che impiegavano i fusti ridetti.
E’ stato quindi condiviso il giudizio del primo giudice: vi è colpa specifica connessa all’omessa valutazione del rischio.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato censurandola per aver attribuito al medesimo l’omessa valutazione del rischio, che costituisce obbligo non delegabile del datore di lavoro, qualifica che egli non rivestiva.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’imputato. In particolare, ha osservato, con riferimento al caso concreto, che il lavoratore era all’oscuro circa le ragioni che rendevano essenziale, ai fini della sicurezza, il lavaggio dei bidoni.
La ripulitura era infatti imposta dall’esigenza di allontanare possibili resti di sostanze volatili ed infiammabili. Inoltre la prassi instaurata era sommaria, non prevedeva la inertizzazione dei bidoni prima che fossero lasciati sparsi ed incontrollati nello stabilimento.
Quanto alla colpa del delegato, precisano i Supremi Giudici che è ben vero che effettivamente la valutazione dei rischio già all’epoca del fatto era adempimento non delegabile del datore di lavoro, ai sensi dell’art. 1, comma 4-ter, del D.lgs. n. 626 del 1994.
Tuttavia, al datore di lavoro delegato incombeva l’obbligo di informare i lavoratori sui rischi per la sicurezza, ai sensi dell’art. 20 del richiamato decreto legislativo; e, naturalmente, di adottare le procedure di sicurezza appropriate. Il delegato aveva individuato il rischio, tanto che vi aveva fatto fronte instaurando la prassi operativa di svuotamento e lavaggio.
Tuttavia essa era inadeguata.
E non era comunque accompagnata dall’essenziale informazione al lavoratore.
E ciò fonda adeguatamente la colpa.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 24452/2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *