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Durc online più costoso

Durc online più costoso
Il Durc online produrrà un aggravio dei costi nel breve termine (a causa della necessità di informatizzazione del processo nelle amministrazioni coinvolte), «sebbene, nel lungo periodo, si potranno produrre significativi risparmi»

Il Documento unico di regolarità contributiva online? Altro che vantaggi: produrrà un aggravio dei costi nel breve termine (a causa della necessità di informatizzazione del processo nelle amministrazioni coinvolte), «sebbene, nel lungo periodo, si potranno produrre significativi risparmi». E non è tutto, perché è impossibile immaginarne i riflessi sulla semplificazione, giacché le norme non entreranno in vigore dopo l’approvazione, bensì grazie a un (successivo) decreto attuativo.

La smaterializzazione del Durc, contenuta nel Decreto del Ministro del welfare Giuliano Poletti (34/2014), fa storcere il naso ai tecnici del servizio bilancio di palazzo Madama che analizzano il provvedimento al vaglio dell’XI commissione, dopo il via libera dei deputati.

«Indeterminabile», pertanto, la valenza dell’iniziativa, visto che un ulteriore step governativo contemplerà la definizione dei requisiti di regolarità, i contenuti, le modalità della verifica e l’indicazione delle ipotesi in cui non sarà sostitutiva del Durc cartaceo.

Quanto all’implementazione delle procedure, inoltre, poiché si prevede che «la verifica telematica avvenga tramite un’unica interrogazione presso gli archivi dell’Inps, dell’Inail e delle Casse Edili che, anche in cooperazione applicativa, operano in integrazione e riconoscimento reciproco», occorrerebbe fornire «maggiori informazioni anche sul grado attuale di compatibilità tra i sistemi gestiti dai diversi organismi».

Alle perplessità dei tecnici si contrappongono le certezze sul ritorno alle origini del decreto in seconda lettura, senza «sanzioni sproporzionate» per le aziende (i cui effetti «si scaricano sul lavoratore») sui contratti a termine e di apprendistato. A ribadire che saranno cancellate alcune modifiche impresse dal Pd il presidente Maurizio Sacconi del Ncd il cui gruppo, «piegatosi» al voto di fiducia a Montecitorio, ha ottenuto dall’esecutivo la garanzia che sarà trasformato il vincolo di procedere all’assunzione, in caso di modelli a termine che superano il «tetto» del 20%, in una sanzione pecuniaria per l’impresa. A seguire, gli alfaniani premono per lo stop al ripristino della formazione pubblica obbligatoria per gli apprendisti, laddove qualora le regioni non provvedano a far sapere all’azienda «entro 45 giorni dalla comunicazione di instaurazione del rapporto, le modalità per usufruire» del percorso di apprendimento, si legge, infatti, nel testo licenziato, l’azienda non avrà il vincolo di «integrare la formazione di tipo professionale e di mestiere con quella finalizzata all’acquisizione di competenze di base trasversali».

E, mentre il relatore Pietro Ichino (Sc) punta a far passare una sua idea, ossia l’introduzione di un modello a tempo indeterminato «con possibilità di scioglimento condizionato a un costo di separazione proporzionato all’anzianità di servizio», la tabella di marcia è particolarmente serrata: il voto sulle proposte di modifica dovrà chiudersi entro lunedì 5 maggio, per consentirne lo sbarco in Aula il giorno dopo.

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