Diritto

È compatibile una doppia imposta sull’immatricolazione?

Secondo l’AG Kokott, il diritto UE potrebbe consentire la doppia imposizione, e cioè che la sig.ra X, oltre all’imposta assolta in Belgio in sede di immatricolazione, debba anche versare nei Paesi Bassi un’imposta fondata sull’utilizzo della rete stradale olandese, in particolare ove risulti che, in tale Stato, essa abbia la propria normale residenza ai sensi della direttiva n. 83/182.

IL CASO

Lo Hoge Raad der Nederlanden (Paesi Bassi) ha proposto alla Corte di Giustizia una domanda di pronuncia pregiudiziale che ruota (ancora una volta) sull’imposta olandese sull’immatricolazione di autovetture e motoveicoli, argomento del quale la Corte si è occupata in più occasioni negli ultimi anni.

Il caso in esame riguarda la sig.ra “X”, cittadina belga (e quindi è cittadina dell’UE), la quale possiede un appartamento nei Paesi Bassi e un appartamento in Belgio dei quali si serve alternativamente durante l’anno. X lavora, inoltre, nei Paesi Bassi come ortodontista.

Nel 2006, l’amministrazione finanziaria olandese ha accertato che la sig.ra X aveva la sua residenza nei Paesi Bassi e che utilizzava sulle strade pubbliche olandesi un’autovettura acquistata e immatricolata (soltanto) in Belgio nel 2004. Alla stregua di ciò, l’amministrazione ha chiesto alla contribuente – con un apposito provvedimento di riscossione – il pagamento dell’imposta sull’immatricolazione dei veicoli per un importo di poco meno di 2mila euro, anche se la sig.ra X aveva già versato, all’atto dell’iscrizione del suo veicolo nel registro delle immatricolazioni belga, un’imposta belga per quasi 5mila euro.

La sig.ra X naturalmente si è opposta dinanzi alle autorità e ai giudici olandesi.

Sulla base degli accertamenti compiuti, lo Hoge Raad der Nederlanden – il giudice del rinvio – muove dal presupposto che X risieda sia nei Paesi Bassi che in Belgio e che utilizzi a titolo permanente il veicolo in entrambi gli Stati membri. In tale contesto esso ha sottoposto alla Corte una questione pregiudiziale in cui si chiede di chiarire, in buona sostanza, se sia compatibile con il diritto dell’UE la pretesa di entrambi gli Stati del pagamento della rispettiva imposta sull’immatricolazione dei veicoli. Cioè, sintetizzando, il diritto dell’UE ammette una doppia riscossione di un’imposta sull’immatricolazione dei veicoli?

LA SOLUZIONE PROPOSTA DALL’AVVOCATO GENERALE

Nelle conclusioni presentate il 5 settembre 2013 (Causa C-302/12), l’AG ha proposto alla Corte di Giustizia di dichiarare che nel caso di una cittadina UE che possiede un appartamento in due Stati membri e utilizza il suo veicolo, già immatricolato e tassato nell’altro Stato membro, a titolo permanente in entrambi detti Stati, il diritto dell’Unione osta alla riscossione di un’imposta sull’immatricolazione dei veicoli fondata sull’utilizzazione del veicolo solo se la normale residenza di questa cittadina, ai sensi dell’art. 7, paragrafo 1, della direttiva n. 83/182, non si trova nel territorio nazionale e sono soddisfatte le altre condizioni per una franchigia fiscale della direttiva n. 83/182. La sig.ra X, quindi, oltre all’imposta assolta in Belgio in sede di immatricolazione, dovrebbe anche pagare nei Paesi Bassi un’imposta fondata sull’utilizzo della rete stradale olandese, in particolare laddove risulti che, in tale Stato, essa abbia la propria normale residenza ai sensi della direttiva n. 83/182.

Una doppia riscossione dell’imposta sull’immatricolazione dei veicoli in due Stati membri non sarebbe limitata neppure dal principio di proporzionalità.

Facciamo un passo indietro e ripercorriamo alcune delle argomentazioni seguite dall’AG.

Poiché il giudice del rinvio non ha menzionato alcuna norma UE in particolare, l’AG spiega che la Corte dovrà dare la sua risposta esaminando sia il diritto primario, sia – come suggerito anche dalla Commissione – la direttiva n. 83/182 che si applica alle imposte sul volume d’affari, alle accise e a ogni altra imposta sui consumi e alle tasse, a parte l’Iva: in tale contesto, l’AG ha detto che occorrerà anzitutto verificare se la ricorrente nel procedimento principale possa beneficiare di per sé, ai fini dell’imposta controversa olandese, di una franchigia fiscale ai sensi della direttiva n. 83/182.

Dunque, un’imposta sull’immatricolazione dei veicoli, come quella del caso in questione, rientra nell’ambito di applicazione della direttiva n. 83/182? Secondo l’interpretazione proposta dall’AG, la direttiva n. 83/182 ricomprenderebbe tra le imposte sui consumi- di cui al suo art. 1, paragrafo 1 – anche un’imposta sull’immatricolazione dei veicoli come quella olandese controversa nella misura in cui quest’ultima assoggetta a tassazione l’utilizzazione sulla rete stradale nazionale.

L’altra domanda a cui si deve rispondere – dice l’AG – è se la sig.ra X possa, in un caso come quello in esame, beneficiare di una franchigia fiscale prevista dalla direttiva n. 83/182. Quali sono, dunque, i presupposti di una franchigia fiscale? Ricorrono nel nostro caso?

Tutte le franchigie fiscali vigenti per i veicoli da turismo previste dalla direttiva n. 83/182 e disciplinate ai suoi articoli 3, 4 e 5 presuppongono che la persona che importa il veicolo abbia la sua normale residenza in uno Stato membro diverso da quello dell’importazione temporanea. Ai fini dell’applicazione nel caso di specie di una delle suddette franchigie fiscali, X dovrebbe pertanto avere la sua normale residenza al di fuori dei Paesi Bassi.

Ma in base agli accertamenti in fatto del giudice del rinvio, X risiede sia nei Paesi Bassi, sia in Belgio; anzi, il fatto che risieda nei Paesi Bassi è, addirittura, il presupposto per la riscossione dell’imposta controversa quando è tassata l’utilizzazione.

Non importa però che la sig.ra X sia residente anche nei Paesi Bassi in base alla normativa nazionale: per stabilire se lei possa beneficiare di una delle franchigie fiscali della direttiva n. 83/182 bisogna verificare se la sua “residenza normale” ai sensi dell’art. 7, paragrafo 1, non si trovi al di fuori dei Paesi Bassi.

Il giudice del rinvio deve compiere questa verifica sulla base di tutti gli elementi di fatto rilevanti che caratterizzano ciascuna fattispecie, alla luce dei criteri sviluppati dalla giurisprudenza della Corte, e prendendo in considerazione sia i legami professionali e personali dell’interessato in un luogo determinato, sia la loro durata:

  • se il giudice del rinvio dovesse così accertare che X ha la sua normale residenza ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva n. 83/182 nei Paesi Bassi, l’applicazione di una franchigia fiscale ai sensi di detta direttiva sarebbe esclusa;
  • in caso contrario, il giudice dovrebbe esaminare gli altri presupposti delle franchigie fiscali previste agli articoli 3, 4 e 5 della direttiva, potendosi X eventualmente richiamare direttamente alla direttiva.

I POSSIBILI IMPATTI PRATICO-OPERATIVI

Secondo la soluzione suggerita dall’AG, il diritto primario dell’UE, non impedirebbe a uno Stato membro di riscuotere un’imposta come quella controversa anche se il contribuente abbia già assolto una tassa sull’immatricolazione in un altro Stato membro.

Peraltro, come spiegato, in presenza di un utilizzo a titolo permanente senza limitazioni temporali, non essendo ravvisabile una disparità di trattamento, non sussiste però, nessuna restrizione, cosicché l’imposta non deve essere valutata sulla base del principio di proporzionalità.

In definitiva, entro gli ambiti descritti e come confermato dalla giurisprudenza, risulterebbe che un cittadino UE possa essere gravato due volte dall’imposta sull’immatricolazione dei veicoli. In merito, l’AG ha spiegato che a prescindere dal fatto che tale doppio onere possa trovare una giustificazione nel doppio utilizzo delle reti stradali nazionali, la giurisprudenza costante afferma che le conseguenze svantaggiose che possono derivare dall’esercizio parallelo da parte di diversi Stati membri della loro competenza fiscale, in quanto tale esercizio non sia discriminatorio, non costituiscono restrizioni vietate dal Trattato CE: “Il caso in esame non riguarderebbe infatti una doppia imposizione giuridica dato che l’imposta viene riscossa nei Paesi Bassi sulla base dell’utilizzo della rete stradale olandese e in Belgio invece a fronte della ivi compiuta immatricolazione”.

Il diritto comunitario prevede già un certo limite alla doppia imposizione che può derivare dall’imposta sull’immatricolazione dei veicoli, come visto con la direttiva n. 83/182: se il veicolo è immatricolato nello Stato membro di normale residenza ai sensi della direttiva, l’imposizione fondata sull’utilizzo del veicolo in un altro Stato membro dovrebbe, di norma, essere esclusa dalle franchigie fiscali previste da detta direttiva. In conclusione, secondo l’AG, la riscossione dell’imposta controversa olandese nei confronti di X non violerebbe il diritto di stabilimento garantito dall’art. 43 CE.

Avvocato UE – Conclusioni 05/09/2013, C-302/12

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