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Decreto Imu: manovra da rifare a Milano, Bologna e altre città

Decreto Imu: manovra da rifare a Milano, Bologna e altre città
Le compensazioni per il mancato gettito basate sui dati 2012 non permettono di conteggiare gli aumenti 2013. Intanto ecco tutti i fondi assegnati Comune per Comune dal Viminale

Taglia da una parte, compensa dall’altra, intanto anticipa qualcosa mentre le regole si riscrivono per l’ennesima volta: il diluvio normativo alimentato intorno all’Imu negli ultimi mesi non ha travolto solo i contribuenti, proprietari di case o meno, ma anche i Comuni, che per ora hanno una sola certezza: entro il 30 novembre (data record nella lunga storia dei rinvii dei termini per chiudere i bilanci preventivi) bisogna far quadrare i conti 2013, e non è semplice.

Imu e compensazioni. Il decreto n. 102/2013, quello che ha fatto sparire per sempre la prima rata Imu 2013 sulle abitazioni principali e ha sospeso il saldo di dicembre, ha detto l’ultima parola sulle compensazioni che arriveranno ai sindaci per il mancato gettito. Si tratta, per le Regioni a Statuto ordinario, di 2.327,3 milioni di euro, 60,3 milioni in meno delle compensazioni scritte nel decreto n. 54/2013 (quello che aveva sospeso la prima rata). La ragione? In quelle cifre non era stato scorporato il dato relativo alle case che il fisco considera «di lusso» (categorie A/1, A/8 e A/9) e che di conseguenza non hanno bisogno di alcuna compensazione perché continuano a pagare l’imposta. I nuovi numeri saranno scritti in un decreto ministeriale elaborato dal Viminale di concerto con l’Economia, e in pratica assegneranno a ogni Comune i soldi previsti dal primo decreto con un lieve taglio collegato alle case «di lusso».

I nodi dell’aliquota. Non si scappa, però, dal criterio generale, che assegna a ogni Comune una compensazione misurata sul gettito dell’imposta registrato nel 2012. I sindaci che in questi mesi hanno messo in cantiere, e spesso già approvato, manovre che prevedevano l’aumento dell’aliquota sulle abitazioni principali devono quindi rimettere mano alle proprie decisioni, e trovare i soldi da un’altra parte: si tratta, tra gli altri, di città importanti come Milano, Genova, Verona, Bologna, che dovranno rinunciare al gettito previsto grazie all’aumento delle richieste sull’abitazione principale e trovare altre forme per far quadrare i conti. Una compensazione calcolata sui dati 2013, infatti, avrebbe aperto al rischio di premiare manovre “opportunistiche”, fatte da amministrazioni che erano perfettamente consapevoli del tramonto dell’Imu (se ne parla insistentemente dal giorno dell’insediamento del Governo Letta) ma pensavano di mettere a carico dello Stato un pezzo della loro manovra gonfiando le compensazioni grazie a un aumento solo formale dell’aliquota. Il Ministero dell’Economia ha chiuso ogni porta, e queste manovre sono da rifare. Un bel problema, che nel caso di Milano toglie ogni chance di evitare l’aumento lineare per tutti dell’aliquota dell’addizionale Irpef, destinata a salire per quest’anno al tetto massimo dell’8 per mille per tutti i contribuenti.

Gli altri fondi. A penalizzare Milano e altre città, premiandone però un altro gruppo, c’è la ripartizione dei tagli agli ex trasferimenti, che è stata “corretta” a giugno assumendo a riferimento le spese di ogni ente nel 2010-2012 e non più il solo 2011, come previsto dal decreto-Monti dell’anno scorso. Il cambio di parametro ha imposto di rifare i calcoli, che non sono ancora stati condivisi dai Comuni nella Conferenza Unificata con l’amministrazione centrale e di conseguenza non sono sfociati nel decreto ufficiale. Impossibile, però, attendere i tempi necessari per tutta la procedura senza determinare una crisi di liquidità negli enti locali: per questa ragione il Ministero dell’Interno ha anticipato i calcoli e li ha usati per assegnare ai Comuni 2,5 miliardi di euro.

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