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Dispositivi per impianti di stent coronarici: IVA al 4%

Dispositivi per impianti di stent coronarici: IVA al 4%
I dispositivi medici necessari per impiantare stent coronarici rientrano tra quelli indicati nel punto 33 della Tabella A, parte II, del D.P.R. n. 633/1972, con conseguente assoggettamento ad aliquota IVA nella misura agevolata del 4%

I dispositivi necessari per impiantare stent coronarici rientrano tra quelli che costituiscono “parti, pezzi staccati ed accessori esclusivamente destinati” agli apparecchi da inserire nell’organismo per compensare una deficienza o un’infermità (punto 33 della tabella A, parte II, del D.P.R. n. 633/1972), con conseguente applicazione dell’aliquota IVA ridotta del 4%. Il chiarimento è stato fornito dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 72/E del 3 agosto 2015.

IL QUESITO
Una società produce e commercializza, tra altri sistemi biomedicali ad alta tecnologia, dispositivi medici preordinati al trattamento della patologia aterosclerotica coronarica.
Tale disturbo consiste nella stenosi (restringimento/occlusione) di una o più arterie coronariche, la cui pervietà è ripristinata mediante l’impianto di una struttura metallica cilindrica a maglie denominata “stent coronarico”.
L’impianto dello stent è effettuato mediante l’introduzione nell’arteria femorale o nell’arteria radiale di un catetere guida che viene fatto avanzare fino
all’imbocco della coronaria da trattare.
All’interno del catetere guida viene inserito un filo guida, binario che consente lo scorrimento del catetere a palloncino e dello stent fino alla stenosi da trattare.
Successivamente si procede, attraverso un’apposita pompa, al gonfiaggio del palloncino e alla dilatazione dello stent per il ripristino del calibro e/o diametro originale del vaso coronarico oggetto di restringimento.
L’intervento di angioplastica si conclude con lo sgonfiaggio del palloncino e la rimozione del catetere a palloncino, del filo guida, nonché del catetere guida.
In ipotesi di infarto miocardico acuto con rottura della placca aterosclerotica, prima dell’introduzione del catetere a palloncino e dello stent, si rende necessaria la rimozione del materiale particolato fuoriuscito dalla placca mediante catetere di aspirazione.

Ciò premesso, la società chiede di conoscere se il catetere guida, il filo guida, il catetere a palloncino, il sistema di gonfiaggio e il catetere di aspirazione, dispositivi medici funzionalmente concepiti ed esclusivamente destinati all’impianto dello stent coronarico, possano essere ricondotti nel novero dei beni di cui al punto n. 33, della tabella A, parte seconda, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, alle cui cessioni si applica l’aliquota IVA nella misura del 4 per cento.

IL PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Preliminarmente è necessaria l’interpretazione delle disposizioni di cui ai numeri 30 e 33 della Tabella A, parte II, del D.P.R. n. 633 del 1972.
Il punto 30) prevede l’applicazione dell’aliquota IVA nella misura del 4 per cento, tra gli altri, agli apparecchi da inserire nell’organismo per compensare una deficienza o una infermità, classificati nella voce doganale 9019, corrispondente attualmente alla voce n. 9021.
I beni oggetto di interpello, come risulta dalle informazioni tariffarie vincolanti rilasciate dall’Agenzia delle Dogane, ai sensi degli artt. 6 e seguenti del Reg. CEE 2 luglio 1993, n. 2454, sono riconducibili alla voce doganale 9018 ad esclusione del sistema di gonfiaggio classificato nella voce doganale 8413.
Conseguentemente deve escludersi che le cessioni dei dispositivi in esame possano essere assoggettate ad IVA con applicazione dell’aliquota ridotta, ai sensi del citato n. 30.

Prescindendo dalla classificazione doganale dei beni, il punto 33), prevede l’applicazione dell’aliquota IVA del 4 per cento alle cessioni di dispositivi che costituiscano “parti, pezzi staccati ed accessori esclusivamente destinati” agli apparecchi da inserire nell’organismo per compensare una deficienza o un’infermità di cui al precedente punto 30) della menzionata Tabella A, parte seconda.
L’operatività dell’agevolazione in commento è subordinata alla condizione che i beni oggetto di cessione e/o importazione abbiano una univoca destinazione d’uso, e siano strettamente connessi da un punto di vista meccanico e/o funzionale ai beni rientranti nella voce doganale 9019 (attuale 9021), di cui al citato punto 30).

Come rilevato dalla società, i prodotti oggetto dell’istanza sono funzionalmente concepiti ed esclusivamente destinati all’impianto dello stent coronarico, ancorché ceduti singolarmente. Per le loro caratteristiche oggettive detti beni non possono avere una funzionalità diversa da quella descritta.
Peraltro, va considerata, a conferma della destinazione “esclusiva” dei dispositivi in commento alla protesi cardiaca individualmente impiantata, la circostanza che gli stessi, ivi compreso il sistema di gonfiaggio, al termine dell’intervento di angioplastica, non possono essere più utilizzati, esaurendo la loro funzione.

In definitiva, tali dispositivi medici possono essere ricondotti tra i beni di cui al citato punto 33), della tabella A, parte seconda, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, trattandosi di componenti monouso essenziali ed indispensabili per l’impianto dello stent coronarico nel paziente affetto da patologia cardiaca, privi di autonoma funzionalità.

Agenzia delle Entrate – Risoluzione N. 72/E/2015

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