Diritto

Disapplicazione delle sanzioni tributarie solo se domandata dal contribuente nei modi e nei termini processuali appropriati

Disapplicazione delle sanzioni tributarie solo se domandata dal contribuente nei modi e nei termini processuali appropriati
La disapplicazione da parte del giudice delle sanzioni per violazione di norme tributarie, qualora abbia accertato che le stesse sono state commesse in presenza e in connessione con una situazione di oggettiva incertezza nell’interpretazione normativa, è possibile solo se domandata dal contribuente nei modi e nei termini processuali appropriati

La disapplicazione da parte del giudice delle sanzioni per violazione di norme tributarie, qualora abbia accertato che le stesse sono state commesse in presenza e in connessione con una situazione di oggettiva incertezza nell’interpretazione normativa, è possibile solo se domandata dal contribuente nei modi e nei termini processuali appropriati. Ciò implica che il contraddittorio sul punto sia stato correttamente introdotto sin dal primo grado di giudizio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5649 del 20 marzo 2015.

IL FATTO
Il caso riguarda un accertamento effettuato nei confronti di una società, avente stabile organizzazione in Italia, con riferimento al recupero a tassazione dei proventi dell’attività svolta in Italia. Il primo motivo di doglianza espresso dall’ufficio consisteva, appunto, in un vizio di “ultrapetizione”, non avendo la ricorrente nell’atto di appello – a parere dell’ufficio – chiesto la disapplicazione da parte del giudice delle sanzioni, essendosi limitata ad eccepire l’illegittimità delle stesse per vizio di motivazione.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
Per il Collegio, “la disapplicazione da parte del giudice delle sanzioni per violazione di norme tributarie, qualora abbia accertato che le stesse sono state commesse in presenza ed in connessione con una situazione di oggettiva incertezza nell’interpretazione normativa, è possibile solo se domandata dal contribuente nei modi e nei termini processuali appropriati. Ciò implica che il contraddittorio sul punto sia stato correttamente introdotto sin dal primo grado di giudizio. Nel controricorso si richiama un passaggio dell’atto di appello nel quale si denuncia la mancanza di cenni alle circostanze essenziali per l’irrogazione della sanzione, quali la colpa o eventuali cause di non punibilità, fra cui le obiettive condizioni di incertezza. In ogni caso, sul piano del merito, si tratterebbe dell’allegazione della mera circostanza di fatto di condizioni di obiettiva incertezza, e non della domanda di disapplicazione delle sanzioni ai sensi dell’art. 8 del D.Lgs. 546/92”.

Infatti, in virtù di quanto stabilito nell’art. 10, comma 3, legge n. 212/2000 (Statuto del diritti del contribuente), “le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria o quando si traduce in una mera violazione formale senza alcun debito di imposta”.

Giova ricordare, infatti, che per quanto riguarda le obiettive condizioni di incertezza, i presupposti che possono indurre a ritenere sussistenti le obiettive condizioni di incertezza sono diversi e vanno individuati, ad esempio, nella formulazione della norma giuridica, nella presenza di altre disposizioni che contraddicano con la prima oppure inducono ad una differente interpretazione. Pur nella eterogeneità delle opinioni, sembra possibile individuare un fattore comune, costituito dall’effettivo ambito di applicazione, in relazione alla concreta fattispecie.

Pertanto, la disapplicazione delle sanzioni andrà richiesta fin dal primo grado di giudizio, in mancanza sussisterà vizio di ultrapetizione.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 5649/2015

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