Diritto

Disabile trasferibile per “incompatibilità ambientale”

Il diritto della persona handicappata di non essere trasferita senza il suo consenso ad altra sede, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico-produttive dell’azienda, non è invece attuabile ove sia accertata la incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro”.

A stabilirlo è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24775/2013, la quale ha di fatto rigettato il ricorso di una donna di Pavia, impiegata presso la reception di un ente e trasferita per incompatibilità ambientale “derivante dalla situazione di contrasto con gli altri colleghi di lavoro” in un altro ufficio all’interno dello stesso comune.

Respinte tutte le doglianze della donna che aveva lamentato atti persecutori e mobbing, valutati insussistenti dal giudice di merito; ma che aveva anche invocato la normativa a tutela del trasferimento dei disabili.

Nella specie – osservano gli emellini -, avendo il giudice d’appello accertato – con valutazioni di merito non sindacabili in questa sede – che non poteva protrarsi la permanenza della odierna ricorrente nella sede di lavoro, in ragione delle tensioni e dei contrasti creatisi nell’ambiente di lavoro, con rilevanti ripercussioni sul regolare svolgimento dell’attività lavorativa, il trasferimento disposto nei confronti della medesima appare giustificato”.

Infatti, la situazione di incompatibilità ambientale, “se pure prescinde da ragioni punitive o disciplinari ed è riconducibile in via sistematica all’art. 2103 c.c., si distingue dalle ordinarie esigenze di assetto organizzativo in quanto costituisce essa stessa causa di disorganizzazione e disfunzione realizzando, di per sé, un’obiettiva esigenza di modifica del luogo di lavoro”.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 24775/2013

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