Diritto

Diritto al rimborso: rapporti tra prescrizione e domanda del contribuente

Diritto al rimborso: rapporti tra prescrizione e domanda del contribuente
Compete al creditore attendere il passaggio in giudicato della decisione conclusiva per pretendere il rimborso delle somme oggetto dell’accertamento indipendentemente dalla facoltà che la legge processuale concede di fare provvisoria esecuzione delle pronunce intermedie

Compete al creditore attendere il passaggio in giudicato della decisione conclusiva per pretendere il rimborso delle somme oggetto dell’accertamento (actio iudicati) indipendentemente dalla facoltà che la legge processuale concede di fare provvisoria esecuzione delle pronunce intermedie. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9248 del 24 aprile 2014.

IL FATTO

Il caso trae origine dal contenzioso instaurato da una società contribuente con l’Agenzia delle Entrate; in particolare, la CTR ha respinto l’appello proposto dall’Agenzia contro la sentenza della CTP che aveva accolto il ricorso della società avverso diniego sull’istanza di rimborso, per IVA relativa all’anno 1982 che era stata pagata a seguito di emissione di ingiunzione di pagamento (per importo pari a 1/3 dell’ammontare accertato), ingiunzione che era stata impugnata ed annullata con pronuncia della CT di primo grado poi confermata da quella di secondo grado. La CTR – dato atto che l’Agenzia aveva eccepito la prescrizione del credito per decorso del termine decennale a far data dal 60° giorno successivo alla notifica della menzionata sentenza della CT di primo grado – ha evidenziato che la norma (art. 60, comma 4, D.P.R. n. 633/1972), nella lettera vigente al momento dell’adozione della sentenza, prefigura semplicemente una tutela intermedia facoltativa del procedimento contenzioso, ma non pregiudica in alcun modo il diritto pieno del contribuente a richiedere, a giudizio definitivamente concluso ed in assenza di rimborso dell’ufficio, la restituzione dell’imposta non dovuta, in esecuzione della sentenza passata in giudicato. D’altronde, a norma dell’art. 2943 c.c., la prescrizione è interrotta dalla notifica dell’atto con il quale si inizia la domanda giudiziale e l’effetto interruttivo si protrae fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio.

Contro la sentenza ha proposto ricorso l’Agenzia delle Entrate, dolendosi del fatto che il giudice del merito avesse omesso di riconoscere che “il diritto alla restituzione del provvisorio – proprio alla luce della previsione di una tutela intermedia facoltativa – sorgesse non con il passaggio in giudicato della sentenza di appello, ma nel sessantesimo giorno successivo alla notificazione della sentenza”, diritto che non è condizionato dal passaggio in giudicato della pronuncia giudiziale e sorge per il solo fatto del trascorrere del sessantesimo giorni dalla notifica della pronuncia giudiziale.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La Cassazione ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, in particolare disattendendo la tesi ricostruttiva degli effetti dell’art. 60, comma 4, D.P.R. n. 633/1972. Detta norma (nella versione allora in vigore) prevedeva: “Se l’imposta o la maggiore imposta accertata ai sensi dei numeri 2), 3) o 4) del secondo comma è inferiore a quella già pagata, il contribuente ha diritto al rimborso della differenza entro sessanta giorni dalla notificazione della decisione o della sentenza, che deve essere eseguita anche su richiesta del contribuente. Sulle somme rimborsate si applicano gli interessi calcolati al saggio indicato nell’art. 38 bis, con decorrenza dalla data del pagamento fatto dal contribuente”.

A tal proposito, ricordano gli Ermellini, occorre evidenziare che la fuorviante interpretazione della disposizione che l’Agenzia propone, varrebbe a generare un regime di duplice (o multiplo, in considerazione degli effetti collegati ai plurimi gradi di giudizio) decorso di termini prescrizionali a rispetto del medesimo credito, sia pure in relazione alle frazioni di quello oggetto delle pronunce intermedie. In tal modo, cioè, verrebbe posta in non cale la disciplina del combinato disposto degli articoli 2943 e 2945 c.c. (secondo cui la prescrizione è interrotta dalla notificazione dell’atto con cui si inizia un giudizio e ricomincia a decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio), per effetto di che compete al creditore di attendere il passaggio in giudicato della decisione conclusiva per pretendere il rimborso delle somme oggetto dell’accertamento (actio iudicati) indipendentemente dalla facoltà che la legge processuale concede di fare provvisoria esecuzione delle pronunce intermedie.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza, in quanto, secondo il principio affermato dalla Cassazione, la norma richiamata non pregiudica in alcun modo il diritto pieno del contribuente a richiedere, a giudizio definitivamente concluso e in assenza di rimborso dell’ufficio, la restituzione dell’imposta non dovuta, in esecuzione della sentenza passata in giudicato.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 9248/2014

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