Diritto

Dipendenti part-time: legittimo il divieto di esercitare la professione di avvocato

Dipendenti part-time: legittimo il divieto di esercitare la professione di avvocato
Legittima la normativa nazionale che nega l’esercizio ai dipendenti pubblici in una relazione di lavoro a tempo parziale l’esercizio della professione di avvocato

Legittima la normativa nazionale che nega l’esercizio ai dipendenti pubblici in una relazione di lavoro a tempo parziale l’esercizio della professione di avvocato.

Lo hanno affermato le sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza 8 ottobre-5 dicembre 2013 n. 27266.

LA VICENDA

Il caso rappresenta una prima verifica della legge n. 339/2013, che ha reintrodotto il divieto di esercizio della professione forense per i dipendenti pubblici part-time. La presa di posizione del Supremo collegio chiude – forse – un questione che ha impegnato il legislatore e l’avvocatura a seguito dei provvedimenti sulle liberalizzazioni delle professioni.

Un dipendente ministeriale a tempo parziale iscritto dal 1997 nell’ albo degli avvocati in virtù della disposizione di cui all’articolo 1, comma 56, della legge 23 dicembre 1996 n. 662, che consentiva la doppia attività.

A seguito dell’entrata in vigore della legge 25 novembre 2003 n. 339 di modifica della precedente, il ricorrente manifestava la sua intenzione di continuare a mantenere il rapporto di pubblico impiego, esercitando nel contempo anche la professione di avvocato.

Contro questa decisione del dipendente il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, ritenendo la sussistenza dell’incompatibilità, ordinava la cancellazione dell’impiegato dall’albo. L’impiegato ministeriale impugnava la decisione davanti al Consiglio nazionale forense con poco successo. Ma non è finita qui. Contro questa decisione sfavorevole il pubblico dipendente part time faceva ricorso alla Cassazione, con un’articolata argomentazione.

LE MOTIVAZIONI

Le sezioni Unite hanno riscontrato una situazione di incompatibilità per il ricorrente. Senza ripercorrere i complessi passaggi della motivazione dei giudici si evidenzia il seguente passo della motivazione delle sezioni Unite: “è comunque decisivo rilevare che, a seguito di ordinanza dei Giudice di Pace di Cortona del 19.6.2009, che aveva rimesso alla Corte di Giustizia dell’unione europea la questione pregiudiziale relativa al possibile contrasto della legge n. 339 del 2003 (nella parte in cui reintroduce il divieto di svolgimento della professione forense per i pubblici dipendenti part time) con i principi comunitari in tema dl tutela della concorrenza, libertà di stabilimento, legittimo affidamento e protezione dei diritti quesiti alla luce delle direttive n. 77/249/CE e 98/5/CE, la suddetta Corte di Giustizia dell’unione europea con la già richiamata sentenza del 2.12.2010 ha ritenuto che gli artt. 3 n. 1 lett. g) CE, 4 CE, 10 CE, 81 CE e 98 CE non ostano ad una normativa nazionale che neghi ai dipendenti pubblici impiegati in una relazione di lavoro a tempo parziale l’esercizio della professione di avvocato, anche qualora siano in possesso dell’apposita abilitazione, disponendo la loro cancellazione dall’albo degli avvocati.
in definitiva il ricorso deve essere rigettato; non occorre procedere ad alcuna statuizione in ordine alle spese di giudizio non avendo le parti intimate svolto attività difensiva in questa sede
”.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 27266/2013

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