Diritto

Dipendente pubblico e perdita di chance: la giurisdizione è del giudice ordinario

Dipendente pubblico e perdita di chance: la giurisdizione è del giudice ordinario
Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario e non in quella del giudice amministrativo la causa di lavoro che, pur vedendo come parti un ente pubblico ed un suo dipendente, si basi sull’assunto di una perdita di chance derivante da un preciso inadempimento contrattuale, non trattandosi quindi né di una controversia “in materia di procedure concorsuali”, né di un risarcimento del danno da illegittimo esercizio di attività autoritative

Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario e non in quella del giudice amministrativo la causa di lavoro che, pur vedendo come parti un ente pubblico ed un suo dipendente, si basi sull’assunto di una perdita di chance derivante da un preciso inadempimento derivante dal C.C.N.L., non trattandosi quindi né di una controversia “in materia di procedure concorsuali”, né di un risarcimento del danno da illegittimo esercizio di attività autoritative. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 15206 del 21 luglio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra il C.N.R. e un proprio lavoratore dipendente. Il Tribunale, previo accertamento che il lavoratore avrebbe avuto diritto al conseguimento della terza posizione in graduatoria con accesso alla superiore qualifica di dirigente di ricerca 1° livello con effetti giuridici ed economici a far data dal 31 dicembre 2001, condannava il CNR al pagamento di euro 142.723,59, oltre accessori, in favore dello stesso, sul rilievo che costui non si era visto inserire nella graduatoria finale del concorso al quale aveva partecipato soltanto in quanto la procedura concorsuale si era protratta in modo ingiustificato e si era chiusa il 17 maggio 2006, dopo che lo stesso dipendente era stato collocato a riposo (28 febbraio 2006), prevedendo il bando la clausola per cui la categoria dirigenziale poteva essere attribuita al solo personale ancora in servizio alla data di approvazione della graduatoria.

Contro la detta sentenza il C.N.R. proponeva appello censurando preliminarmente i motivi con i quali il giudice aveva affermato la giurisdizione del giudice del lavoro, invece di declinarla a favore del giudice amministrativo.
Nel merito, l’appellante ribadiva l’esistenza di circostanze sopravvenute (anche sul piano normativo) che avevano impedito che il concorso in questione si concludesse nei termini stabiliti dall’art. 64 del C.C.N.L., e concludeva per la riforma della sentenza di primo grado.
Il lavoratore concludeva per il rigetto dell’appello, deducendo, fra l’altro, che la sua pretesa risarcitoria scaturiva da disposizioni della contrattazione collettiva che imponevano la conclusione del concorso entro il 31 dicembre 2002.

La Corte d’Appello, in riforma della pronuncia di primo grado, dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice adito, in favore del Tribunale Amministrativo Regionale competente per territorio, compensando le spese del doppio grado.
In sintesi, la Corte territoriale rilevava che ai sensi dell’art. 63, quarto comma, del D.Lgs. n. 165/2001, è devoluta “al giudice amministrativo la cognizione di ogni controversia che riguardi il quomodo della condotta dell’ente pubblico in tutte le fasi antecedenti alla approvazione della graduatoria”, a nulla rilevando che il lavoratore, disinteressandosi di impugnare la graduatoria e gli atti concorsuali in genere, abbia azionato soltanto la sua pretesa risarcitoria a fronte della condotta, a suo dire colpevole e negligente della pubblica amministrazione, essendo devolute comunque al giudice amministrativo le domande risarcitorie, anche autonome, a fronte di una condotta autoritativa della Pubblica Amministrazione.

Contro la sentenza il lavoratore proponeva ricorso per cassazione, denunciando violazione dei criteri di riparto tra giudice ordinario e giudice amministrativo, e sostenendo che la giurisdizione in materia spetti al giudice ordinario e non al T.A.R., come invece affermato dalla sentenza di appello.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE A SEZIONI UNITE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal lavoratore. Sul punto, osservano gli Ermellini come in tema di pubblico impiego privatizzato, sia stato affermato che “la domanda risarcitoria per il ritardo illegittimo e colpevole nell’espletamento della procedura concorsuale e nell’emanazione dell’atto conclusivo di approvazione della graduatoria appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo, collegandosi il danno lamentato (…) all’esercizio di attività autoritative dal parte della P.A., e, dunque, alla posizione di interesse legittimo del dipendente al corretto espletamento di detta procedura fino al suo atto terminale”.

Del resto, in generale, “in tema di esercizio illegittimo della funzione pubblica, l’azione risarcitoria è devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo sia nel caso in cui venga avanzata congiuntamente a quella di annullamento del provvedimento, sia nel caso in cui venga proposta separatamente”, sempreché, però, si tratti di risarcimento del danno da illegittimo esercizio di poteri autoritativi o da attività provvedimentale illegittima.

Orbene nel caso in esame, osservano gli Ermellini, con il ricorso introduttivo, l’interessato ha chiesto l’accertamento dell’inadempimento del C.N.R. agli obblighi di cui all’art. 64 del sopra detto C.C.N.L. nonché anche sotto il profilo extracontrattuale, ex art. 2043 c.c., la sua colpa e civile responsabilità, nel ritardo dello svolgimento della detta procedura selettiva (ed in particolare rispetto alla nomina delle commissioni esaminatrici e nella conclusione della procedura) rispetto alla tempistica indicata nel C.C.N.L. stesso”. Nel contempo l’attore ha chiesto l’accertamento della perdita di chance conseguente al detto inadempimento (“…che, nel caso di conclusione entro la data del 28 febbraio 2006 della procedura selettiva interna prevista dall’art. 64 del C.C.N.L. 21-2-2002 … sarebbe risultato vincitore della stessa…”) e la condanna del C.N.R. “al risarcimento dei danni patrimoniali tutti subiti” come specificati per complessivi € 142.723,59, nonché “a risarcire i danni non patrimoniali …”.

Tale essendo chiaramente il petitum sostanziale della domanda, secondo le Sezioni Unite non può negarsi che nel caso in esame mentre non si controverte sulla legittimità o meno né della procedura concorsuale né dell’esercizio di attività autoritative, l’attore agisce per ottenere il risarcimento dei danni da perdita di chance, in conseguenza di un inadempimento contrattuale, relativo a precisi obblighi previsti dal contratto collettivo.
Da un lato, quindi, a ben vedere, non si tratta di una controversia “in materia di procedure concorsuali”, dall’altro neppure si tratta di un risarcimento del danno da illegittimo esercizio di attività autoritative, essendo la domanda fondata sull’assunto di una perdita di chance derivante da un preciso inadempimento contrattuale, come tale rientrante, quindi, nella giurisdizione del giudice ordinario.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso e la conseguente dichiarazione della giurisdizione del giudice ordinario.

Corte di Cassazione Sezioni Unite – Sentenza N. 15206/2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *