Diritto

Dipendente distaccato all’estero: l’indennità di trasferimento va tassata

L'indennità di trasferimento rientra nel reddito imponibile ai fini IRPEF: infatti, pur mancando un rapporto di sinallagmaticità con la prestazione di lavoro, l’indennità è compresa tra gli emolumenti, comunque denominati, percepiti "in dipendenza" del lavoro prestato
L’indennità di trasferimento rientra nel reddito imponibile ai fini IRPEF: infatti, pur mancando un rapporto di sinallagmaticità con la prestazione di lavoro, l’indennità è compresa tra gli emolumenti, comunque denominati, percepiti “in dipendenza” del lavoro prestato

L’indennità di trasferimento rientra nel reddito imponibile ai fini IRPEF: infatti, pur mancando un rapporto di sinallagmaticità con la prestazione di lavoro, l’indennità è compresa tra gli emolumenti, comunque denominati, percepiti “in dipendenza” del lavoro prestato.

IL FATTO

Il caso trae origine da un contenzioso instaurato da una S.p.A. contro una sentenza della CTR con la quale è stato accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate contro la decisione di quella provinciale, sicchè l’opposizione avverso l’avviso di accertamento, relativo all’IRPEF per l’anno d’imposta 2004 in ordine alla ripresa a tassazione della diaria corrisposta a tre dipendenti distaccati in Ungheria, e per i quali la ritenuta alla fonte su tale voce non era stata operata, veniva rigettata. In particolare, secondo la CTR non si tratta di indennità di trasferta temporanea, per la quale andava calcolata una franchigia di 77,47 euro giornalieri, bensì di un distacco per lavoro all’estero del tipo trasfertista, per il quale invece il relativo emolumento deve ritenersi parte integrante della retribuzione, e cioè un coacervo.

La società ricorre in Cassazione, sostenendo che i lavoratori erano temporaneamente distaccati in Ungheria per la durata di un anno, senza che fossero stati assegnati in modo stabile o definitivo, sicchè la ritenuta alla fonte sulla relativa indennità non doveva essere operata, non essendo essa prevista come parte integrante della retribuzione, essendone perciò esente.

LA DECISIONE

La Cassazione, con l’ordinanza n. 2699 del 6 febbraio 2014, ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate.
In particolare, ha precisato che le diarie corrisposte dal datore di lavoro per le prestazioni svolte dal lavoratore nella sua sede stabile di lavoro, e cioè effettiva, compresa quella di nuova, recente, destinazione, nella quale questi sia stato trasferito e si è stabilmente inserito per lungo periodo – a nulla rilevando che continui a dipendere amministrativamente dalla vecchia sede – non hanno, neppure parzialmente, natura risarcitoria, ma esclusivamente retributiva, dovendosi pertanto qualificare come indennità di trasferimentoreddito a tutti gli effetti soggetto al trattamento tributario ordinario.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza, in quanto i giudici di legittimità precisano che a differenza dell’indennità di trasferta – compenso per prestazioni occasionali rese fuori dalla propria sede ordinaria, e non per il lavoro prestato nella sede di svolgimento ordinario della propria attività, ancorché di recente destinazione (soggetta, come tale, ai sensi del citato art. 46, ad un particolare trattamento tributario di favore) – l’indennità di trasferimento rientra nel reddito imponibile ai fini IRPEF.

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