Lavoro

Dimissioni in bianco e maxi-sanzione

L'obbligo di convalidare le dimissioni e le risoluzioni consensuali, già previsto per i dipendenti, si estende ai lavoratori parasubordinati
L’obbligo di convalidare le dimissioni e le risoluzioni consensuali, già previsto per i dipendenti, si estende ai lavoratori parasubordinati

L’obbligo di convalidare le dimissioni e le risoluzioni consensuali, già previsto per i dipendenti, si estende ai lavoratori parasubordinati (è il risultato dell’aggiunta del comma 23-bis all’articolo 4 della legge n. 92/2012, disposto dal Dl n. 76/2013, articolo 7, comma 5, lettera d).

Questo tipo di tutela è nata per arginare il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco, la pratica illegale messa in atto da alcuni datori di far firmare un foglio senza data, solitamente ai neoassunti, per simularne le dimissioni. La nuova norma, però, non brilla per chiarezza: le criticità, oltre alle problematiche gestionali legate all’obbligo di convalida, stanno nella difficoltà di tracciare con esattezza la platea degli interessati.
Infatti, il Dl n. 76/2013 fa riferimento ai «contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, di cui all’articolo 61, comma 1, del Dlgs 276/2003»: non si comprende il significato della locuzione «anche», dal momento che quella disposizione della legge Biagi si riferisce ai soli contratti a progetto.
Dal tenore letterale della norma, sembra dunque che l’obbligo di convalida tocchi anche altri rapporti di collaborazione, come le mini co.co.co e le collaborazioni senza progetto (come quelle riferibili ai pensionati di vecchiaia).

A creare ulteriori incertezze, la dizione che subordina l’estensione a questi lavoratori delle regole sulla convalida «in quanto compatibili»: il dubbio è se l’accezione di compatibilità vada intesa come perimetro delle figure per le quali quali ricorra l’obbligo e alla concreta esperibilità di questa pratica.
Oltre alla convalida, il Dl n. 76/2013 estende ai collaboratori a progetto anche l’apparato sanzionatorio, ovvero la sanzione amministrativa da 5mila a 30mila euro nei confronti dei committenti che mettono in atto la condotta illecita delle dimissioni in bianco, così come l’obbligo di far “vistare” il recesso presso le Dtl, quando queste riguardino le dimissioni e le risoluzioni consensuali intervenute durante il periodo di gravidanza o entro i tre anni di età del bambino.
Fuori da questa ipotesi, la convalida deve avvenire nei centri per l’impiego o nelle Dtl: se il collaboratore, che intende interrompere anticipatamente il proprio contratto rispetto alla sua naturale scadenza, non la effettua, il committente dovrà rintracciarlo – entro 30 giorni dalla ricezione delle dimissioni – invitandolo all’adempimento nelle sedi indicate o con la sottoscrizione di una dichiarazione di “avallo”, in calce alla comunicazione telematica di cessazione del rapporto. Viceversa, le dimissioni si considerano prive di effetto.
Il lavoratore può revocare le dimissioni nei sette giorni successivi alla ricezione dell’invito. Se il committente ha già trasmesso la comunicazione preventivamente alla cessazione del rapporto di lavoro – optando per la possibilità di far certificare quest’ultima da parte del lavoratore – ma questi dovesse poi cambiare idea e revocare il recesso, occorrerà annullare la trasmissione.

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