Fisco

Come difendersi dal fisco: finanziare le uscite con pagamenti tracciabili

Come difendersi dal fisco: finanziare le uscite con pagamenti tracciabili
Le due regole d’oro da seguire per difendersi dai prossimi controlli che l’Agenzia delle Entrate sta per lanciare con il nuovo redditometro sono finanziare le spese con mezzi di pagamento tracciabili e conservare la documentazione di riferimento per quelle spese che si basano su elementi certi

Le due regole d’oro da seguire per difendersi dai prossimi controlli che l’Agenzia delle Entrate sta per lanciare con il nuovo redditometro sono: finanziare le spese con mezzi di pagamento tracciabili; conservare la documentazione di riferimento per quelle spese che si basano su elementi certi.

Seguendo queste regole, in molti casi, il contribuente sarà in grado di dimostrare al fisco rispettivamente la fonte della provvista della singola spesa, l’effettivo destinatario della spesa e la coerenza della stessa con la propria personale capacità contributiva. Questi elementi, per esempio, potranno essere fondamentali per evitare un’attribuzione di reddito nel caso in cui la spesa sia stata sostenuta da un terzo ovvero nel caso in cui la provvista della stessa sia stata finanziata con un prestito di parenti e amici.

Queste regole d’oro che il contribuente potrà, con una certa diligenza, applicare per il futuro potrebbero non essere state seguite in passato, vuoi perché in passato le abitudini degli italiani erano diverse, vuoi perché le regole normative previste erano diverse. Proprio sul piano normativo il differente quadro di riferimento tra il momento in cui è stata sostenuta la spesa e il momento in cui il fisco ce ne chiede conto potrebbe rendere complicato e, in molti casi impossibile, per il contribuente dimostrare (restando negli esempi considerati) che la spesa è stata sostenuta da terzi o con denaro di terzi.

L’osservazione risulta ancora più chiara se si pensa che il primo periodo d’imposta che l’Agenzia delle Entrate accerterà è il 2009, anno in cui il quadro normativo di riferimento era del tutto diverso sia per quanto riguarda le modalità e i limiti di utilizzo del contante sia per quanto riguarda le regole dell’accertamento sintetico (ovvero del redditometro). In particolare, per quanto riguarda l’uso del contante nelle transazioni tra privati bisogna ricordare che proprio tra il 2008 e il 2011 la soglia è repentinamente cambiata per ben cinque volte secondo la seguente progressione: fino al 29 aprile 2008 era 12.500 euro; dal 30 aprile 2008 al 24 giugno 2008 5.000 euro; dal 25 giugno 2008 al 30 maggio 12.500 euro; dal 31 maggio 2010 al 12 agosto 2011 5.000 euro; dal 13 agosto 2011 al 5 dicembre 2011 2.500 euro; e dal 6 dicembre 2011 1.000,00 euro.

In particolare, come si può notare con riferimento al periodo d’imposta 2009, la soglia che ammetteva il pagamento in contanti tra privati era di ben 12.500 euro. Una somma sicuramente elevata e sufficiente per il finanziamento di spese di un certo rilievo. Se a questo elemento aggiungiamo che le regole che hanno modificato il redditometro e quindi la filosofia che è alla base del nuovo accertamento sintetico sono del 2010 e che il regolamento attuativo è del 24 dicembre del 2012 si comprende come la preoccupazione che hanno i contribuenti di non essere in grado di provare alcune tipologie di spese sostenute nel 2009 si trasforma facilmente in un autonomo motivo giuridico di ricorso.
Pertanto sul punto è necessario, al fine di evitare la creazione di un contenzioso inutile e non voluto che gli accertamenti che realizzerà l’Agenzia siano ben mirati ovvero che con riferimento almeno a questo primo periodo d’imposta si trovi una soluzione agevolata di regolarizzazione.

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