Diritto

Dichiarazioni raccolte dalla GdF: sono semplici elementi indiziari

Dichiarazioni raccolte dalla GdF: sono semplici elementi indiziari
Le dichiarazioni di terzo hanno per lo più valore meramente indiziario e concorrono a formare il convincimento del giudice, se confortate da altri elementi di prova

Le dichiarazioni di terzo hanno per lo più valore meramente indiziario e concorrono a formare il convincimento del giudice, se confortate da altri elementi di prova. Tuttavia, quando esse assumono valore confessorio, non integrano un mero indizio, ma una prova presuntiva, idonea da sola, ai sensi dell’art. 2729 cod. civ., ad essere posta a fondamento e motivazione dell’avviso di accertamento in rettifica, da parte dell’Amministrazione finanziaria. Questo è quanto ha ricordato la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 11630 del 5 giugno 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dall’impugnazione proposta da un contribuente avverso un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate per Irpef, Iva e Irap 2007.
In sede di gravame, la CTR ha accolto l’appello proposto dal contribuente contro la sentenza del giudice di primo grado che ne aveva respinto il ricorso sul rilievo che le dichiarazioni raccolte dalla Guardia di Finanza assumono valore probatorio di “elementi indiziari”, i quali da soli non sono sufficienti a costituire prova, in quanto, non essendo coniugati con altri elementi, non rivestono i caratteri di gravità, precisione e concordanza.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, censurando la decisione della CTR laddove ha affermato la non utilizzabilità delle dichiarazioni di terzi, rese in sede di verifica ai fini della determinazione di un maggior reddito d’impresa.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, alla luce dei principi affermati dalla Suprema Corte (Sez. 5, sent. n. 9876 del 5 maggio 2011), nel processo tributario, le dichiarazioni del terzo, acquisite dalla polizia tributaria nel corso di un’ispezione e trasfuse nel processo verbale di constatazione, a sua volta recepito dall’avviso di accertamento, hanno valore meramente indiziario, concorrendo a formare il convincimento del giudice, qualora confortate da altri elementi di prova. Tuttavia, tali dichiarazioni del terzo possono, nel concorso di particolari circostanze ed in ispecie quando abbiano valore confessorio, integrare non un mero indizio, ma una prova presuntiva, ai sensi dell’art. 2729 cod. civ., idonea da sola ad essere posta a fondamento e motivazione dell’avviso di accertamento in rettifica, da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Conforme a tali principi è la decisione impugnata laddove, con riferimento al caso specifico – dichiarazioni rese da un solo soggetto -, ha escluso che la dichiarazione in esame potesse essere sufficiente a comprovare la pretesa impositiva.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 11630/2015

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