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Dichiarazioni doganali: gli errori non sono compensabili

Dichiarazioni doganali: gli errori non sono compensabili
Il principio generale del divieto di compensazione tra diverse dichiarazioni doganali sussiste anche con riferimento ai singoli fatti dichiarati all’interno di ciascuna dichiarazione ed, in particolare, a ciascun “singolo” di cui essa si compone

Con due distinte note – n. 16407/RU e n. 23061/RU del 23 febbraio 2015 – l’Agenzia delle Dogane ha fornito alcuni chiarimenti sulla corretta applicazione dell’art. 303, D.P.R. n. 43/1973 (TULD) sulle dichiarazioni relative alla qualità, alla quantità e al valore delle merci destinate all’importazione definitiva, al deposito o alla spedizione ad altra dogana con bolletta di cauzione.
In particolare, ci si domandava, se nel caso di dichiarazioni contenenti più “singoli”, l’applicazione delle sanzioni previste dalla norma dovessero riferirsi a ciascuna dichiarazione, complessivamente considerata, ovvero a ciascun “singolo” in essa contenuto.

Al riguardo, le Dogane precisano che il principio generale del divieto di compensazione tra diverse dichiarazioni doganali (e in genere fiscali) sussiste anche con riguardo ai singoli fatti dichiarati all’interno di ciascuna di esse e, in particolare, a ciascun “singolo” di cui essa è composta.
Una diversa interpretazione, infatti, oltreché risultare contraria all’art. 198 del Reg. CEE 2454/93, comporterebbe un’indebita differenziazione tra operazioni economiche analoghe, trattando più favorevolmente l’operatore che abbia preferito formulare una dichiarazione contenente più “singoli” rispetto ad un altro che abbia scelto di sdoganare le medesime partite di merci con più diverse dichiarazioni. In sostanza, il principio di indifferenza tra le due modalità dichiarative, dunque, è la ratio della citata norma comunitaria che, per questo, impone di considerare ciascun “singolo” quale autonoma dichiarazione.

Alle medesime conclusioni si giunge seguendo la normativa interna. E infatti, il testo attualmente vigente dell’art. 303 TULD, come modificato dal D.L. n. 16/2012, prevede, contrariamente a quanto disposto dallo Statuto del Contribuente, l’applicazione di sanzioni per violazioni di carattere anche esclusivamente formale.

In definitiva, osserva l’Agenzia, appare evidente come ciascun elemento dichiarato debba essere oggetto di particolare cura ed eventualmente di sanzione, di per se stesso considerato, senza alcuna possibilità di effettuare compensazioni tra più diversi errori all’interno della singola dichiarazione.

Con specifico riferimento al regime sanzionatorio, si ricorda che ai sensi dell’art. 20, comma 4, legge n. 449/1997, gli operatori, possono, di propria iniziativa, ed entro 90 giorni dalla definitività dell’accertamento, richiederne la revisione, beneficiando dell’inapplicazione delle sanzioni. Sul punto, l’Agenzia delle Dogane precisa che qualora la revisione dell’accertamento venga richiesta entro 90 giorni dalla data in cui lo stesso sia divenuto definitivo non si applicheranno, come previsto dalla norma, anche gli “interessi” di cui all’art. 86, D.P.R. n. 43/1973 che, diversamente, troveranno applicazione qualora la richiesta sia stata presentata oltre il suddetto termine.

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