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Dichiarazioni 2014: diminuiscono i redditi dei contribuenti soggetti agli studi di settore

Dichiarazioni 2014: diminuiscono i redditi dei contribuenti soggetti agli studi di settore
Il reddito complessivamente dichiarato dai contribuenti soggetti agli studi di settore mostra una variazione negativa pari all’1,8%. Il reddito medio dichiarato è risultato pari a 25.400 euro per le persone fisiche, 35.500 euro per le società di persone e 23.800 euro per le società di capitali e gli enti

Con il comunicato stampa n. 114 del 28 maggio 2015, il Dipartimento delle Finanze pubblica le statistiche relative agli studi di settore, alle dichiarazioni delle persone fisiche in base al reddito prevalente, alle dichiarazioni IVA e ad altri dati trasmessi dai contribuenti nel 2014, relativi al periodo d’imposta 2013.

Gli studi di settore nel 2013 sono stati applicati a circa 3,6 milioni di soggetti (di cui il 65% persone fisiche), con una lieve diminuzione (-0,8%) rispetto all’anno precedente.
Il reddito totale dichiarato, pari a 98 miliardi di euro, mostra una variazione negativa (-1,8% rispetto al 2012) che riflette principalmente gli andamenti ciclici registrati nel 2013, anno in cui il Pil è calato dell’1,7% in termini reali rispetto all’anno precedente (-0,4% in termini nominali).
Il reddito medio dichiarato è risultato pari a 25.400 euro per le persone fisiche (-1,2% rispetto all’anno precedente), a 35.500 euro per le società di persone (-1,0%) e a 23.800 euro per le società di capitali ed enti (+0,8%).
Rispetto all’attività esercitata (considerando tutti i soggetti che applicano gli studi di settore), il reddito medio più elevato, analogamente al 2012, si è registrato nel settore delle attività professionali (42.100 euro, -2,9% rispetto all’anno precedente), seguito dal settore delle attività manifatturiere (29.000 euro, +6,8%) e dal settore dei servizi (23.500 euro, -2,7%), mentre il reddito medio dichiarato più basso si è registrato nel commercio (17.500 euro, +2,0%).
Significativa è la differenza tra il reddito medio dei soggetti “congrui” rispetto a quello dei soggetti non “congrui”: escludendo i soggetti di minori dimensioni, si passa complessivamente da un reddito medio di 41.300 euro per i soggetti congrui ad una perdita media di 8.600 euro per quelli non congrui.

I dati statistici delle dichiarazioni Irpef delle persone fisiche, pubblicati lo scorso 2 aprile, vengono ora arricchiti dalla classificazione dei contribuenti in base al reddito prevalente. L’82,6% dei circa 41 milioni di contribuenti Irpef detiene prevalentemente reddito da lavoro dipendente o pensione e solo il 5,9% del totale ha un reddito prevalente derivante dall’esercizio di attività d’impresa o di lavoro autonomo, in linea con l’anno precedente. La percentuale di coloro che detengono in prevalenza reddito da fabbricati è pari al 3,8% (in aumento rispetto al 2,5% del 2012, per effetto delle novità Irpef sui redditi immobiliari).
Dall’analisi integrata delle dichiarazioni dei dipendenti con quelle dei propri datori di lavoro si osserva che circa il 78% dei dipendenti ha prestato servizio presso lo stesso datore di lavoro nell’arco dell’anno, mentre il restante 22% ne ha avuti due o più. Rispetto alla natura giuridica del datore di lavoro, si rileva che il 54% dei lavoratori dipendenti presta servizio presso società per azioni, società a responsabilità limitata e società cooperative, seguiti da coloro che sono occupati presso enti pubblici (14%), ditte individuali (9%), società di persone (8%) ed enti e istituti di previdenza e assistenza sociale (6%).
Il reddito medio da lavoro dipendente presenta un’elevata variabilità rispetto alla diversa natura del datore di lavoro: il reddito medio più basso, pari a 10.680 euro, si osserva per i lavoratori dipendenti il cui datore di lavoro è una persona fisica (1,5 milioni di dipendenti); il valore sale a 13.960 euro per i dipendenti di società di persone (1,4 milioni), a 22.400 euro per i dipendenti della Pubblica Amministrazione (3,5 milioni), mentre il reddito medio più elevato, pari a 23.580 euro, si registra per i dipendenti delle società di capitali (10,3 milioni).

Sono circa 5,3 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva per l’anno d’imposta 2013, con un lieve calo rispetto all’anno precedente (-1,4%), che riflette principalmente la mancata presentazione della dichiarazione da parte dei soggetti in “regime fiscale di vantaggio”.
L’Iva di competenza dell’anno d’imposta, definita come saldo tra Iva a debito e Iva detraibile, mostra un incremento dell’1,7%. Tale andamento è influenzato dall’aumento dell’aliquota ordinaria al 22% a partire dal 1° ottobre 2013. L’incremento è imputabile alle sole società di capitali (+3,3%), mentre si registra un calo per le ditte individuali (-3,7%) e per le società di persone (-1,9%).
Il regime Iva per cassa, introdotto alla fine del 2012, consente all’imprenditore o al lavoratore autonomo di posticipare il versamento dell’imposta sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi dal momento di effettuazione dell’operazione a quello dell’incasso. Limitatamente alle operazioni le cui fatture non sono state pagate nell’anno, le uniche desumibili dalle dichiarazioni, sono circa 35.000 i soggetti (0,7% del totale) che si sono avvalsi di tale facoltà, per un ammontare di cessioni di circa 2,9 miliardi di euro, mentre il campo della dichiarazione relativo agli acquisti non detraibili è stato compilato da circa 26.000 contribuenti per un ammontate di 856 milioni di euro.

Dipartimento delle Finanze – Comunicato Stampa

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