Diritto

Dichiarazione IVA omessa: accertamento induttivo legittimo

Dichiarazione IVA omessa: accertamento induttivo legittimo
L’inottemperanza del contribuente all’obbligo della dichiarazione annuale lo espone all’accertamento induttivo e gli preclude la facoltà di portare in deduzione l’imposta versata nel relativo periodo su acquisti di beni o servizi, se non registrata nelle liquidazioni mensili o trimestrali, ma non lo priva del diritto di scomputare dalle somme dovute in base a tale accertamento il credito che abbia maturato nel periodo anteriore, e per il quale abbia chiesto la successiva detrazione

L’inottemperanza del contribuente all’obbligo della dichiarazione IVA annuale preclude che l’imposta versata sugli acquisti di beni e servizi nel periodo dell’omessa dichiarazione possa essere detratta, se non risulti dalle “dichiarazioni periodiche”, e rende legittimo l’accertamento induttivo da parte dell’Ufficio, nel qual caso, però, a seguito dell’impugnazione del contribuente, la detraibilità delle poste dovrà essere valutata dal giudice del merito che, quale giudice del rapporto e non solo dell’atto, deve procedere alla quantificazione della pretesa erariale, annullando eventualmente “in parte qua” il suddetto accertamento. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 455 del 14 gennaio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra una società e l’Agenzia delle Entrate. La CTR ha rigettato l’appello proposto da una S.r.l. e confermato la decisione di primo grado che aveva dichiarato legittimi gli avvisi di accertamento notificati alla società ed aventi ad oggetto le maggiori imposte dovute a titolo IVA, IRPEG ed IRAP, liquidate dall’Ufficio accertatore con metodo induttivo, avendo la contribuente omesso di presentare la dichiarazione fiscale per l’anno d’imposta 2000. I Giudici territoriali, pur ritenendo fondate le giustificazioni fornite dalla società in ordine alla mancata risposta al “questionario” trasmesso dall’Ufficio, rilevavano che la documentazione prodotta dalla società non inficiava le prove addotte dall’Amministrazione finanziaria a sostegno della pretesa tributaria.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione la società, in particolare dolendosi del fatto che la CTR avesse dichiarato legittimo l’avviso senza rideterminare la imposta dovuta, tenendo conto dell’IVA regolarmente versata dalla società, come risultante dalle dichiarazioni periodiche prodotte in giudizio.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società contribuente. In particolare, la Corte ha interpretato l’art. 55, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972 (secondo cui “se il contribuente non ha presentato la dichiarazione annuale l’ufficio dell’imposta sul valore aggiunto può procedere in ogni caso all’accertamento dell’imposta dovuta indipendentemente dalla previa ispezione della contabilità. In tal caso l’ammontare imponibile complessivo e l’aliquota applicabile sono determinati induttivamente sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a conoscenza dell’ufficio, ivi comprese le dichiarazioni mensili o trimestrali eventualmente presentate, e sono computati in detrazione soltanto i versamenti eventualmente eseguiti dal contribuente e le imposte detraibili ai sensi dell’art. 19 risultanti dalle dichiarazioni mensili o trimestrali”) enunciando il principio secondo cui in tema di IVA, l’inottemperanza del contribuente all’obbligo della dichiarazione annuale preclude che l’imposta versata sugli acquisti di beni e servizi nel periodo dell’omessa dichiarazione possa essere detratta, se non risulti dalle “dichiarazioni periodiche”, e rende legittimo l’accertamento induttivo da parte dell’Ufficio, nel qual caso, però, a seguito dell’impugnazione del contribuente, la detraibilità delle poste dovrà essere valutata dal giudice del merito che, quale giudice del rapporto e non solo dell’atto, deve procedere alla quantificazione della pretesa erariale, annullando eventualmente “in parte qua” il suddetto accertamento.

In applicazione di tale principio, la Cassazione ha quindi accolto le doglianze difensive, non essendosi conformata la CTR al principio di diritto enunciato, avendo ritenuto legittima la pretesa della maggiore IVA determinata induttivamente in violazione della norma tributaria che impone la detrazione delle somme versate a titolo IVA dal contribuente, ove risultanti dai registri contabili e dalle dichiarazioni periodiche.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 455/2015

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