Diritto

Dichiarazione infedele senza attenuanti

Il diritto al rimborso del credito spetta anche in caso di omessa presentazione della dichiarazione
Per il delitto di infedele dichiarazione, l’attenuante di cui all’articolo 13 del D.Lgs. n. 74 del 2000 non si configura nel caso di adesione all’accertamento con pagamento rateale, anche quando sia stata stipulata una fideiussione bancaria in favore dell’Erario. Il riconoscimento dell’attenuante è infatti subordinato all’integrale pagamento del debito tributario

Per il delitto di infedele dichiarazione, l’attenuante di cui all’articolo 13 del D.Lgs. n. 74 del 2000 non si configura nel caso di adesione all’accertamento con pagamento rateale, anche quando sia stata stipulata una fideiussione bancaria in favore dell’Erario. Il riconoscimento dell’attenuante è infatti subordinato all’integrale pagamento del debito tributario. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 26464 del 19 giugno 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la la Corte d’Appello di Milano ha confermato la sentenza del Tribunale, con la quale il contribuente era stato ritenuto responsabile del reato di dichiarazione infedele, perché, nella sua qualità di amministratore unico di una società, al fine di evadere l’imposta sul reddito, indicava nelle dichiarazioni annuali per il 2004 e il 2005 elementi attivi inferiori a quelli effettivi.
Secondo quanto riportato dalla Corte distrettuale, la società del contribuente aveva venduto appartamenti incassando corrispettivi effettivamente superiori a quelli formalmente indicati nei contratti definitivi.

Avverso la sentenza il contribuente ha proposto ricorso per cassazione lamentando, per quanto qui interessa, l’inosservanza e l’erronea applicazione dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 74 del 2000, con particolare riferimento all’attenuante ivi prevista.

La norma, al comma 1, stabilisce che le pene previste per i delitti tributari sono diminuite fino a un terzo (fino al 17 settembre 2011 la diminuzione era della metà) e non si applicano le pene accessorie se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari relativi ai fatti costitutivi dei delitti medesimi sono stati estinti mediante pagamento, anche a seguito delle speciali procedure conciliative o di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie.

Nel giudizio di cassazione la difesa ha fatto presente che, pur avendo l’imputato documentato nel procedimento penale a suo carico l’avvenuta sottoscrizione con l’Agenzia delle Entrate di un verbale di adesione relativo agli anni d’imposta in contestazione (2004 e 2005), con pagamento della prima rata nel 2009 e dell’ultima nel 2011, né il Tribunale né la Corte d’Appello avevano ritenuto configurabile l’attenuante prevista dall’articolo 13 cit. facendo leva sulla giurisprudenza di legittimità, non condivisa dal ricorrente, secondo cui, in caso di adesione all’accertamento, la circostanza attenuante non è applicabile, perché il suo riconoscimento è subordinato alla completa estinzione dell’obbligazione tributaria da parte del debitore (cfr. Cass. n. 176 del 2012). I giudici di merito, peraltro, non avevano considerato la stipula di una fideiussione bancaria in favore del fisco.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
Ebbene, la Suprema Corte ha dichiarato la doglianza infondata. Infatti, il giudice di merito ha fatto buongoverno del principio per cui “l’invocata circostanza attenuante non è configurabile in caso di adesione all’accertamento, perché il suo riconoscimento è subordinato all’integrale estinzione dell’obbligazione tributaria da parte del debitore. Del tutto irrilevanti sono, perciò, le considerazioni difensive relative all’esistenza di una fideiussione bancaria stipulata dall’imputato a favore del fisco e all’avvenuta sottoscrizione con l’Agenzia delle Entrate di un verbale di adesione, la cui prima rata sarebbe stata corrisposta il 2 gennaio 2009 e il cui pagamento sarebbe terminato nell’anno 2011”.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 26464/2014

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