Diritto

Dichiarazione infedele: per la fattura vale la data di spedizione

Dichiarazione infedele: per la fattura vale la data di spedizione
Per il reato di dichiarazione infedele la fattura attiva si considera emessa all’atto della sua spedizione a prescindere dalla data del documento

Ai fini penali e della configurazione del reato di dichiarazione infedele, la fattura attiva si considera emessa all’atto della sua spedizione a prescindere dalla data indicata nel documento. Ne consegue che è da quel momento che sorgono le obbligazioni fiscali. Lo afferma la Corte di Cassazione, sezione feriale penale, con la sentenza n. 34722 depositata il 10 agosto 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Salerno confermava la decisione con la quale il giudice di primo grado aveva dichiarato un contribuente colpevole del reato di dichiarazione infedele previsto dall’art. 4 del D.Lgs. n. 74/2000 perché, nella qualità di legale rappresentante di una S.r.l., al fine di evadere l’IVA, aveva indicato nella dichiarazione dei redditi elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo.

Il predetto era stato dunque condannato alla pena di otto mesi di reclusione.

A fondamento della condanna erano poste le risultanze dell’accertamento eseguito dall’Agenzia delle Entrate che aveva verificato, attraverso riscontri incrociati, che nell’anno oggetto di accertamento la S.r.l. aveva emesso quattro fatture, in favore di una cooperativa per la prestazione di servizi, non riportate nella dichiarazione a fini IVA.

Nel confermare il giudizio di colpevolezza, la Corte d’Appello dava atto che, per come rimarcato dall’appellante, le fatture di che trattasi risultavano emesse in data 31/12/2002, data indicata nelle fatture medesime e risultante dalle annotazioni in contabilità. Rilevava tuttavia che, secondo quanto desumibile dal verbale di accertamento, l’importo di dette fatture era stato stornato dalla contabilità relativa all’anno 2002, proprio in quanto non pagato e che, pertanto, le stesse, seppure doverosamente annotate in contabilità, correttamente non erano state indicate nelle dichiarazione a fini IVA presentata per quel periodo, poiché relative a crediti non riscossi.

Osservava che, ai fini fiscali in esame, l’emissione della fattura non coincide con la mera compilazione, ovvero con la loro annotazione in contabilità, ma con la loro spedizione, nel caso di specie avvenuta nell’anno 2004 a seguito della richiesta di pagamento inoltrata alla cooperativa, ovvero con il momento in cui viene conseguito il corrispettivo della prestazione.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il contribuente, deducendo che erroneamente la Corte d’Appello abbia ritenuto che le fatture in questione, benché pacificamente emesse in data 31/12/2002, avrebbero dovuto considerarsi invece emesse a fini fiscali solo nel 2004 e, quindi, inserite nella dichiarazione IVA relativa ai redditi di tale anno, solo perché allora asseritamele consegnate alla cooperativa.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal contribuente. In particolare, ai sensi dell’art. 21, comma 1, ultimo periodo, del D.P.R. n. 633/72, “la fattura si ha per emessa all’atto della sua consegna o spedizione all’altra parte ovvero all’atto della sua trasmissione per via elettronica“.

A tale regola i giudici di merito si sono attenuti ai fini della individuazione della data in cui le fatture in questione debbono considerarsi emesse ai fini fiscali, correttamente identificandola con la data di effettiva spedizione delle stesse, a sua volta ragionevolmente desunta dagli accertamenti condotti nel confronti della società a cui favore sono state rese le prestazioni cui le fatture medesime si riferiscono.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 34722/2015

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