Diritto

Dichiarazione infedele: decide il giudice del luogo in cui la società ha la sede effettiva

Il giudice competente a decidere sulla dichiarazione infedele presentata dalla società è quello del luogo dove è stata fissata la sede effettiva dell’azienda, centro di interessi e di affari, e non necessariamente quello della sede legale
Il giudice competente a decidere sulla dichiarazione infedele presentata dalla società è quello del luogo dove è stata fissata la sede effettiva dell’azienda, centro di interessi e di affari, e non necessariamente quello della sede legale

Competente a decidere per la dichiarazione infedele è il giudice del luogo in cui si trova la sede effettiva dell’azienda, centro di interessi e di affari, e non necessariamente quello della sede legale. Quando la sede legale è fittizia, infatti, il domicilio fiscale coincide con il luogo nel quale si trova la sede effettiva della società e in tale luogo il reato tributario si considera consumato. Inoltre, per tale reato sono pienamente utilizzabili le intercettazioni telefoniche disposte per l’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. È quanto chiarisce la sentenza n. 20504 del 19 maggio 2014 Corte di Cassazione – Terza Sezione Penale.

IL FATTO
Ricorrono per cassazione, contro un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, il legale rappresentante e i due amministratori di una S.r.l. operante nel settore della compravendita immobiliare. I ricorrenti, per quanto qui interessa, in relazione all’ipotizzato reato di dichiarazione infedele di cui all’art. 4 del D.Lgs. n. 74 del 2000, hanno lamentato l’incompetenza del Tribunale della Libertà di Sondrio avendo la società domicilio fiscale a Milano. Era dunque a Milano che doveva essere radicata la competenza per territorio, ai sensi dell’articolo 18 del D.Lgs. n. 74 del 2000.
Lamentavano, poi, l’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, essendo le stesse state disposte con riferimento a reati diversi rispetto a quello per cui si procede.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
Il ricorso degli indagati è stato respinto dalla Suprema Corte. Il Collegio di legittimità osserva, tra l’altro, che sotto il profilo del domicilio fiscale non sussistono sostanziali diversità tra le esigenze dell’ordinamento penale e quelle dell’ordinamento tributario sicché, per le persone giuridiche, occorre ricordare che l’articolo 58 del D.P.R. n. 600 del 1973 stabilisce che il domicilio fiscale è quello del luogo ove si trova la sede legale e, in mancanza, la sede amministrativa. Nel caso in cui anche questa manchi, il domicilio è nel Comune ove vi è una sede secondaria o una stabile organizzazione oppure ove viene svolta l’attività prevalente. La sede, tuttavia, è il luogo in cui l’ente ha il centro principale della sua attività e tale luogo – indicato nell’atto costitutivo, nello statuto e riportato nel Registro delle imprese – può essere diverso da quello in cui convenzionalmente è stata stabilita la sede legale. In tal caso rimane “solo il dato formale dell’indicazione ‘legale’ della sede ma questa è, secondo il principio di effettività, altrove”.

Il principio di effettività, osservano ancora dal Palazzaccio, non è smentito dalla disciplina tributaria ed è stato pienamente accolto dal diritto civile e processuale civile, dove per sede effettiva si intende il luogo in cui è svolta l’attività amministrativa, di direzione dell’ente e si convocano le assemblee. E infatti il principio per cui, in caso di divergenza tra la sede legale e la sede effettiva, i terzi possono considerare come sede della persona giuridica anche quest’ultima, ha valenza generale, pertanto rileva anche ai fini dell’individuazione del giudice competente per territorio (cfr. Cass. n. 1813 del 2014).

Il Tribunale valtellinese, ad avviso della Suprema Corte, ha tratto la logica conclusione che la sede effettiva della S.r.l. in questione fosse collocabile in Sondrio, e che in tale luogo doveva ritenersi fissato il domicilio fiscale. Il Tribunale ha ritenuto “fittizi” i recapiti milanesi della società, in quanto indicati al solo fine di diminuire sensibilmente il rischio controlli, perché a Milano, ove il numero delle imprese era di molto superiore rispetto a Sondrio, la probabilità di una verifica fiscale era decisamente inferiore. Tale convincimento si è fondato sulla documentazione acquisita al corredo processuale (per esempio, i verbali di assemblea falsificati).

Insomma, gli Ermellini hanno giudicato ineccepibile la decisione del giudice di merito, “avendo il Collegio cautelare fatto adeguata applicazione del principio di effettività nella determinazione del domicilio fiscale delle persone giuridiche agli effetti della legge processuale penale”. Nei reati tributari, infatti, il locus commissi delicti va individuato, per le società, in quello in cui queste hanno il domicilio fiscale che, di regola, coincide con la sede legale, salvo che non emergano prove univoche tali da smentire, come nella specie, tale presunzione con la conseguenza che, qualora sia stata stabilita una sede legale fittizia, il domicilio fiscale coincide con il luogo nel quale è ubicata la sede effettiva della società e in tale luogo il reato si considera consumato.

Art. 18, comma 1, D.Lgs 74/00 - Competenza per territorio

Salvo quanto previsto dai commi 2 e 3, se la competenza per territorio per i delitti previsti dal presente decreto non può essere determinata a norma dell’articolo 8 del codice di procedura penale, è competente il giudice del luogo di accertamento del reato.

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