Lavoro

Detassazione salario di produttività 2014

Detassazione salario di produttività 2014
Il Ministero del Lavoro spiega ai datori di lavoro come beneficiare della detassazione e comunica che le aziende in regola con deposito e autodichiarazione di conformità non devono effettuare alcuna formalità per il 2014 se intendono applicare, senza modifica, l’accordo già depositato nel 2013

Estesa al 2014 l’agevolazione fiscale sulla retribuzione di produttività erogata da contratti territoriali o aziendali. Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 14 del 29 maggio 2014, spiega ai datori di lavoro come beneficiare della detassazione e comunica che le aziende in regola con deposito e autodichiarazione di conformità non devono effettuare alcuna formalità per il 2014 se intendono applicare, senza modifica, l’accordo già depositato nel 2013.

Per il 2014 il D.P.C.M. 19 febbraio 2014 (pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 28 del 29 aprile 2014) stabilisce che le misure per l’incremento della produttività del lavoro trovano applicazione:

  1. con esclusivo riferimento al settore privato;
  2. per i titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2013, ad euro 40.000, al lordo delle somme assoggettate nel medesimo anno 2013 all’imposta sostitutiva di cui all’art. 1, comma 1, del D.P.C.M. 22 gennaio 2013;
  3. la retribuzione di produttività individualmente riconosciuta che può beneficiare dell’agevolazione non può comunque essere complessivamente superiore, nel corso dell’anno 2014, ad euro 3.000 lordi;
  4. continuano ad essere applicate, in quanto compatibili, le disposizioni recate dal D.P.C.M. 22 gennaio 2013, con il quale erano state declinate le modalità di attuazione della agevolazione.

Il Ministero detta le linee guida per quest’anno, richiamando – in virtù dell’applicazione dei contenuti del D.P.C.M. del 2013 – alcuni orientamenti interpretativi già espressi con la circolare n. 15/2013 e con risposta ad interpello n. 21/2013.

Contratti collettivi di lavoro
L’erogazione delle somme deve avvenire “in esecuzione di contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale (…) ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti, da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda”.
Il Ministero del Lavoro ribadisce che l’erogazione delle somme deve avvenire in esecuzione di contratti collettivi stipulati da RSA e da RSU operanti in azienda. Non sono validi, ai fini dell’applicabilità dell’agevolazione, eventuali contratti nazionali di categoria.

Retribuzione di produttività
Il D.P.C.M. del 2013 aveva già stabilito che “per retribuzione di produttività si intendono le voci retributive erogate, in esecuzione di contratti, con espresso riferimento ad indicatori quantitativi di produttività/redditività/qualità/efficienza/innovazione”.
Il Ministero spiega che le voci retributive sono separatamente valorizzate all’interno della contrattazione collettiva, suscettibili di variazione in relazione all’andamento dell’impresa.
Più in particolare, tali voci possono variare sulla base di indicatori quantitativi che vadano a remunerare un apporto lavorativo finalizzato ad un miglioramento della produttività in senso lato e quindi anche ad una “efficientazione” aziendale.
Tali voci retributive possono infatti far riferimento alternativamente ad indicatori di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione e pertanto è sufficiente la previsione della correlazione ad uno solo di essi da parte della contrattazione collettiva per l’applicabilità della agevolazione. In ogni caso deve trattarsi di importi collegati ad indicatori quantitativi e che possono essere anche incerti nella loro corresponsione o nel loro ammontare.
A titolo puramente esemplificativo, tali voci possono essere collegate:

  • all’andamento del fatturato;
  • ad una maggior soddisfazione della clientela rilevabile dal numero dei clienti cui si dà riscontro;
  • a minori costi di produzione a seguito dell’utilizzo di nuove tecnologie;
  • alla lavorazione di periodi di riposo di origine pattizia (ad es. ROL);
  • a prestazioni lavorative aggiuntive rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale di categoria;
  • a premi di rendimento o produttività (quali ad es. quelli che già fruiscono dello sgravio contributivo ai sensi dell’art. 1, comma 67, della L. n. 247/2007) ovvero a quote retributive ed eventuali maggiorazioni corrisposte in funzione di particolari sistemi orari adottati dall’azienda come: a ciclo continuo, sistemi di “banca delle ore”, indennità di reperibilità di turno o di presenza, clausole flessibili o elastiche;
  • ai ristorni ai soci delle cooperative nella misura in cui siano collegati ad un miglioramento della produttività come sopra specificato.

Se, ai fini del raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della produttività, gli accordi collettivi territoriali o aziendali prevedano modifiche alla distribuzione degli orari di lavoro esistenti in azienda o modifiche orientate alla gestione di turnazioni o giornate aggiuntive (ad es. lavoro domenicale o festivo), e/o a orari a scorrimento su giornate non lavorative e/o alla gestione delle modalità attuative dei regimi di flessibilità e/o ad analoghi interventi tesi al miglioramento dell’utilizzo degli impianti e dell’organizzazione del lavoro, tali modifiche potranno comportare l’applicazione della agevolazione sulle corrispondenti quote orarie ed eventuali maggiorazioni, agevolazione cumulabile con quella riconosciuta sui premi di produttività.

Nozione di retribuzione di produttività ex D.P.C.M. del 2013
In via alternativa il D.P.C.M. del 2013 aveva già introdotto una ulteriore definizione di retribuzione di produttività, intendendo per essa le voci retributive erogate in esecuzione di contratti che prevedano l’attivazione di almeno una misura in almeno 3 delle aree di intervento di seguito elencate:

  1. ridefinizione dei sistemi di orari e della loro distribuzione con modelli flessibili, anche in rapporto agli investimenti, all’innovazione tecnologica e alla fluttuazione dei mercati finalizzati ad un più efficiente utilizzo delle strutture produttive idoneo a raggiungere gli obiettivi di produttività convenuti mediante una programmazione mensile della quantità e della collocazione oraria della prestazione;
  2. introduzione di una distribuzione flessibile delle ferie mediante una programmazione aziendale anche non continuativa delle giornate di ferie eccedenti le due settimane;
  3. adozione di misure volte a rendere compatibile l’impiego di nuove tecnologie con la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori, nel rispetto dell’art. 4 della L. n. 300/1970, per facilitare l’attivazione di strumenti informatici, indispensabili per lo svolgimento delle attività lavorative;
  4. attivazione di interventi in materia di fungibilità delle mansioni e di integrazione delle competenze, anche funzionali a processi di innovazione tecnologica, nel rispetto dell’art. 13 della L. n. 300/1970.

Il Ministero ribadisce che le due nozioni di “retribuzione di produttività” possono coesistere all’interno del medesimo contratto collettivo e pertanto appare possibile dare esecuzione ad entrambe le fattispecie, pur sempre però nel rispetto di tutte le condizioni previste dal Decreto in ordine alla applicabilità della agevolazione.

Efficientazione aziendale
Il Ministero fa presente che l’impegno datoriale nella “riorganizzazione del lavoro” attraverso l’applicazione delle misure di “efficientazione aziendale” previste dalla contrattazione territoriale, può realizzarsi o attraverso l’introduzione di misure del tutto nuove o in una diversa modulazione di flessibilità previste dal contratto nazionale. L’adozione di tali misure, in forza del patto territoriale, non deve costituire necessariamente un elemento di novità in relazione al contratto collettivo nazionale applicato in azienda ma un elemento di novità per le aziende che le applicano.
In tal senso appare quindi corretto, da parte della contrattazione collettiva territoriale, fornire altresì indirizzi in ordine alla “diversità”, rispetto al passato, delle misure di “efficientazione aziendale”, così come del resto hanno fatto le parti sociali comparativamente più rappresentative con gli accordi interconfederali del 2013.

Adempimenti delle aziende
Le aziende in regola con quanto previsto dal D.P.C.M. 22 gennaio 2013 (deposito unitamente ad autodichiarazione di conformità) non debbono effettuare alcuna formalità per il 2014 laddove si limitino ad applicare, senza modifica alcuna, l’accordo già depositato e in relazione al quale abbiano già effettuato nel 2013 la dichiarazione di conformità.
Viceversa, per le aziende che non abbiano ancora effettuato alcun adempimento, occorre effettuare il deposito e l’autodichiarazione di conformità degli accordi stipulati nel 2014 entro 30 giorni dall’entrata in vigore del D.P.C.M. 19 febbraio 2014, ovvero rendere la sola autodichiarazione di conformità qualora sia stato effettuato il solo deposito.

Ministero del Lavoro – Circolare N. 14/2014

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