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Def: 80 euro in busta e taglio a stipendi manager. Tutte le misure

Def: 80 euro in busta e taglio a stipendi manager. Tutte le misure
Il premier conferma un taglio del cuneo da 6,6 miliardi tra maggio e dicembre

Il Consiglio dei Ministri ha varato il Def, il Documento di economia e finanza che contiene le linee guida degli annunciati sgravi Irpef e Irap. Se da un lato sembra ormai definito il quadro delle nuove stime macroeconomiche, dall’altro si continuano a limare le coperture per il taglio del cuneo fiscale. A palazzo Chigi si sono susseguiti nelle ultime ore incontri e riunioni anche con il titolare del Tesoro Pier Carlo Padoan e il commissario Carlo Cottarelli proprio per sciogliere gli ultimi nodi sulle risorse necessarie a finanziare gli interventi. Certa la sforbiciata agli stipendi dei manager pubblici, i tagli ai ministeri e agli enti inutili. Deficit confermato al 2,6%, Pil allo 0,8%. Vediamo nel dettaglio i punti qualificanti del Def, le ipotesi più accreditate per le coperture ed il piano di tagli a manager pubblici ed enti inutili fortemente voluto dal premier.

Tutte le indicazioni sono contenute nel Def, mentre per il decreto taglia-tasse occorrerà attendere la settimana successiva. Il varo, secondo quanto annunciato da Renzi, sarà il 15 o il 16 aprile, e non è escluso che il via libera agli sgravi Irap venga posticipato rispetto a quelli Irpef. In ogni caso, precisano da via XX Settembre, non è previsto nessuno sforamento del 3% del deficit/Pil né verrà utilizzato il margine sotto il 3% a copertura delle misure che verranno indicate nel documento.

IL CUNEO FISCALE E GLI 80 EURO IN BUSTA

Renzi conferma l’obiettivo di tagliare l’Irpef di 80 euro per i redditi più bassi con un intervento da 6,6 miliardi nel periodo maggio/settembre, che fanno 10 miliardi su base annuale. Al vaglio dei tecnici diverse ipotesi, ma sembra prevalere quella più prudente: sgravi crescenti per tutti i redditi fra gli 8 mila e i 25 mila euro, con una curva decrescente a partire da questa soglia fino ad attenuarsi intorno ai 28 – 30 mila euro. Gli incapienti, coloro che percepiscono meno di 8 mila euro e non pagano le tasse, dovrebbero essere esclusi dal beneficio. Quel che appare certo è che almeno per il 2014 sarà necessaria una misura una tantum. Nelle bozze circolate nelle ultime ore, infatti, i proventi della Spending review per il 2014 sono cifrati fra i 3,5 e i 5 miliardi, per salire poi a 17 nel 2015 e 32 nel 2016. Considerato che ne occorrono subito 6,6 per mettere i famosi 80 euro nelle buste paga di maggio, la misura una tantum sarà necessaria per non meno di 1,6 miliardi (la fonte individuata è il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione per 40 miliardi, che porterebbe a maggiori introiti Iva per circa 4 miliardi). Nessuna sforbiciata invece al capitolo pensioni, il governo però dovrà trovare anche le risorse per la cig in deroga, per i mancati tagli alle detrazioni, per le missioni militari e le spese incomprimibili, per un totale di risorse da reperire intorno agli 8 miliardi di euro. Nel conteggio della copertura andranno considerati anche i risparmi legati al calo dello spread (circa 2,5 miliardi nel 2014).

IL TAGLIO DELL’IRAP

Quanto al capitolo coperture, resta da definire la percentuale del taglio dell’Irap. Se inizialmente l’intenzione era quella di tagliare direttamente del 10%, ora la riduzione oscilla tra il 5 e il 10%, e il beneficio di cassa sarà soltanto a fine 2014 dal momento che l’imposta si paga una volta l’anno. Le risorse per finanziare l’intervento arriveranno dall’aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26%. L’ipotesi è quella di tagliare il 5% quest’anno per poi salire negli anni successivi. Indecisione è data dalle diverse stime fatte dal governo (2,6 miliardi) e dalla Ragioneria generale dello Stato (1,5 miliardi) sul gettito dall’aumento delle aliquote sulle rendite.

I VINCOLI EUROPEI

Nel dettaglio delle previsioni macro, la crescita del Pil di quest’anno sarà rivista a ribasso allo 0,8% dall’1,1% delle vecchie stime del governo Letta (il ministro Saccomanni aveva già rivisto la crescita all’1%), un valore più alto rispetto allo 0,6 – 0,7% indicato dai principali organismi internazionali. Il deficit/Pil dovrebbe essere confermato al 2,5% o al più salire al 2,6% in linea con Bruxelles, per poi scendere all’1,8% nel 2015 (1,6% nell vecchie stime). Il percorso virtuoso sul disavanzo è necessario anche perché dall’anno dopo per l’Italia entrerà in vigore il Fiscal compact.

PRIVATIZZAZIONI

Sul fronte del calo del debito, il governo punta a rafforzare il piano di privatizzazioni, che nel 2014 porterà nelle casse dello Stato 12 miliardi e circa 10 – 12 miliardi per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017 (pari allo 0,7% del Pil). Sul fronte Infrastrutture, infine, si prevede lo 0,3% del Pil, pari a 6 miliardi l’anno, per finanziare le opere grandi e piccole nel prossimo triennio.

GLI STIPENDI DELLA P.A.

Nel raggio d’azione delle nuove misure di risparmio entrano questa volta i dirigenti della Pubblica Amministrazione vera e propria. Il pacchetto di misure che dovrebbe portare un risparmio di almeno 400 milioni seguirà un principio generale, in base al quale nessuno nella P.A. può guadagnare più del Capo dello Stato. Allo studio ci sono poi dei tetti differenziati per le diverse figure dirigenziali.

I COSTI STANDARD

In programma c’è una sforbiciata fino a 1 miliardo per il 2014. Per raggiungere questa cifra senza ricorrere ai tagli lineari si interviene sugli acquisti di beni e servizi non sanitari col sistema Consip e con l’utilizzo dei costi standard anche sui beni sanitari. Per il futuro si punterebbe invece ai risparmi del “Patto per la salute” con le regioni, che secondo il ministro Lorenzin varranno fino a 10 miliardi in tre, quattro anni. Risparmi che il ministro vorrebbe reinvestire nel Servizio sanitario nazionale.

I CONTRATTI DEGLI ENTI LOCALI

Il giro di vite riguarderà il complesso delle forniture della Pubblica Amministrazione. Verranno estese anche a Comuni e Regioni le centrali uniche di acquisto che avranno come riferimento la centrale Consip. Scatteranno anche controlli su tutti i contratti in essere fino al primo luglio 2014 con penalizzazioni che andranno a colpire gli enti meno virtuosi. Tra gli interventi in programma anche una stretta su enti inutili e partecipate pubbliche.

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