Fisco

La deducibilità dell’IMU: il confine tra reddito di impresa e di lavoro autonomo

Il decreto legge approvato prevede la deducibilità parziale, ai fini della determinazione del reddito d'impresa e del reddito di lavoro autonomo, dell'IMU
Il decreto legge approvato prevede la deducibilità parziale, ai fini della determinazione del reddito d’impresa e del reddito di lavoro autonomo, dell’Imu

Il decreto legge approvato dal Governo prevede la deducibilità parziale, ai fini della determinazione del reddito d’impresa e del reddito di lavoro autonomo, dell’Imu, con effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013. Come chiarito dalla relazione illustrativa, l’imposta deducibile è quella afferente ai beni immobili relativi all’attività economica esercitata; la deducibilità non opera, invece, con riferimento ai beni immobili posseduti a titolo personale. E’ quindi necessario distinguere la posizione in cui si trovano le imprese rispetto agli esercenti arti e professioni.

In particolare, l’art. 5, comma 1 prevede che “l’imposta municipale propria è deducibile ai fini della determinazione del reddito d’impresa e del reddito degli esercenti arti e professioni nella misura del cinquanta per cento. La medesima imposta è indeducibile ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive”. Il successivo comma 2 prevede che le disposizioni “hanno effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013”.

La formulazione della norma è piuttosto imprecisa non definendo compiutamente l’ambito in cui opera la deducibilità del tributo in questione. L’interpretazione deve essere quindi completata con la lettura della relazione illustrativa al decreto. In tale ambito si chiarisce che l’imposta deducibile è quella afferente ai beni immobili relativi all’attività economica esercitata. Invece la deducibilità non opera con riferimento ai beni immobili posseduti a titolo personale.

In base ad una prima interpretazione della novità in rassegna, la deducibilità nell’ambito del reddito d’impresa riguarda non solo i beni immobili strumentali, ma anche quelli relativi.

Ad esempio, se un imprenditore individuale ha acquistato un immobile di tipo abitativo (categoria catastale A/2), non utilizzato nel processo produttivo, ma che ha natura di investimento, l’Imu sarà deducibile nella misura del 50%. A tal fine è irrilevante che all’immobile non sia attribuibile la qualificazione di bene strumentale (né per natura, né per destinazione). Infatti, ai fini della deducibilità del tributo, è sufficiente che il fabbricato non sia stato acquistato a titolo personale, ma sia compreso nel patrimonio dell’impresa individuale. Assumerà rilievo la circostanza che l’immobile sia stato indicato nell’attivo dell’inventario (tra i beni di impresa) redatto ai sensi dell’art. 2217 c.c.

La norma di riferimento è rappresentata dall’art. 65 TUIR in base al quale si considerano relativi all’impresa, oltre ai beni strumentali “i beni appartenenti all’imprenditore che siano indicati tra le attività relative all’impresa nell’inventario tenuto a norma dell’art. 2217 del codice civile”.

La mancata indicazione dell’immobile tra le attività del libro degli inventari vuol significare che il cespite è detenuto a titolo personale. Pertanto il tributo è indeducibile.

Al fine di individuare l’esercizio di riferimento, cioè il periodo durante il quale l’imprenditore può beneficiare della deduzione, deve essere verificata la data di pagamento. La novità trova applicazione per la prima volta con decorrenza dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013 e si deve tenere conto del principio di cassa. La disposizione applicabile è l’art. 99 TUIR che così dispone: “Le imposte sui redditi e quelle per le quali è prevista la rivalsa, anche facoltativa, non sono ammesse in deduzione. Le altre imposte sono deducibili nell’esercizio in cui avviene il pagamento”.

Pertanto l’Imu pagata tempestivamente nell’anno 2013 è deducibile dal reddito d’impresa nello stesso periodo di imposta. Viceversa qualora il contribuente versasse tardivamente l’imposta nel 2014, avvalendosi del ravvedimento operoso, la deducibilità dovrà essere differita nell’anno in cui avviene materialmente il pagamento indipendentemente dal periodo di competenza.

La deducibilità nell’ambito dei redditi di lavoro autonomo è sicuramente più agevole da applicare. L’art. 43, comma 2, prevede espressamente che “ai fini delle imposte sui redditi si considerano strumentali gli immobili utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’arte o della professione (…) da parte del possessore”.

In tale ipotesi non v’è dubbio che il professionista potrà beneficiare della deducibilità (parziale) del tributo ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo. Viceversa, qualora l’esercente arte o professione non utilizzi direttamente l’immobile (quale sede dello studio) in questione il tributo non sarà deducibile. Infatti, diversamente dagli esercenti attività di impresa, il legislatore non ha previsto (nel lavoro autonomo) una disposizione analoga all’art. 65 “Beni relativi all’impresa”.

In pratica, gli immobili diversi da quelli strumentali si considerano tutti detenuti a titolo personale e, conseguentemente, l’Imu risulta in tale ipotesi integralmente indeducibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *