Diritto

Deducibilità di costi sproporzionati: legittimo l’avviso di accertamento

Deducibilità di costi sproporzionati: legittimo l’avviso di accertamento
Sono fondate le eccezioni sollevate dall’Agenzia delle Entrate in merito alla deducibilità dei costi ed alla detraibilità dell’IVA in presenza di un costo per servizi di contabilità del tutto spropositato

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’onere della prova dei presupposti dei costi ed oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d’impresa, ivi compresa la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi, incombe al contribuente. Quest’ultimo è, peraltro, tenuto altresì a dimostrare la coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d’impresa, ove sia contestata dall’Amministrazione finanziaria anche la congruità dei dati relativi a costi e ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, in difetto di tale prova essendo legittima la negazione della deducibilità di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6972 dell’8 aprile 2015.

IL FATTO
A seguito di processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza, veniva notificato ad una società un avviso di accertamento, emesso ai fini IRPEG, IRAP ed IVA, con il quale l’Amministrazione finanziaria recuperava a tassazione elementi negativi di reddito ritenuti non deducibili, e contestava alla contribuente la detrazione dell’IVA in relazione ad operazioni ritenute oggettivamente inesistenti, per l’anno di imposta 1999.
L’atto veniva impugnato dalla società dinanzi alla Ctp, che accoglieva il ricorso.
L’appello avverso tale pronuncia, proposto dall’Agenzia delle Entrate veniva parzialmente accolto dalla Ctr, la quale riteneva fiscalmente non deducibili ed indetraibili una parte di costi minori, mentre confermava la deducibilità, ai fini delle imposte dirette e la detraibilità, ai fini dell’IVA, delle spese per i servizi di contabilità sostenute dalla società e resi dalla controllante per la rilevante somma di lire 264.000.000.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, censurando la decisione della Ctr per avere ritenuto deducibili – in violazione dell’art. 75 del D.P.R. n. 917/86 (nel testo previgente) – i costi relativi ai servizi di contabilità, nonostante l’esorbitante ammontare degli stessi, ampiamente eccedente il valore normale di mercato (art. 9 del D.P.R. n. 917/86).

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, osservano gli Ermellini che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’onere della prova dei presupposti dei costi ed oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d’impresa, ivi compresa la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi, tanto nella disciplina di cui al D.P.R. n. 597/73, che del D.P.R. n. 917/86, incombe al contribuente. Quest’ultimo è, peraltro, tenuto altresì a dimostrare la coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d’impresa, ove – come nel caso di specie – sia contestata dall’Amministrazione finanziaria anche la congruità dei dati relativi a costi e ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, in difetto di tale prova essendo legittima la negazione della deducibilità di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa.

Orbene, nel caso di specie correttamente l’Amministrazione ha rilevato come si fosse in presenza di un costo per servizi di contabilità del tutto spropositato (lire 264.000.000) rispetto ai valori normali di mercato (art. 9 del D.P.R. n. 917/86), ovverosia ai corrispettivi praticati da un qualsiasi consulente contabile, il cui costo, nell’anno 1999, si aggirava tra i 12.000.000 ed i 30.000.000 di lire.

Ed ancora, la Corte di Cassazione accoglie la doglianza dell’Agenzia delle Entrate relativa al fatto che, nonostante nella fattispecie in esame si fosse in presenza di un’operazione effettuata a costi notevolmente superiori a quelli effettivi di mercato, e non giustificata da esigenze aziendali o da altre finalità economiche e, quindi, da ritenersi oggettivamente inesistente, i giudici di secondo grado avessero, tuttavia, riconosciuto la detraibilità dell’IVA ad essa relativa. Al riguardo, osserva la Suprema Corte che il diritto alla detrazione dell’imposta – ispirato al criterio della neutralità, in base al quale ogni fornitore o prestatore di servizio che abbia corrisposto l’IVA può detrarla dai costi sostenuti ed interrompendosi il meccanismo allorché il bene o il servizio siano resi al consumatore finale – subisce consistenti limitazioni, laddove ci si trovi in presenza di costi antieconomici sostenuti dal contribuente. Il diritto in parola va, per vero, escluso se l’Amministrazione finanziaria – sulla quale incombe il relativo onere – dimostri, anche mediante presunzioni, l’antieconomicità manifesta e macroscopica dell’operazione, come tale esulante dal normale margine di errore di valutazione economica, atteso che tale situazione assume rilievo quale indizio di non veridicità della fattura, e, dunque, di non verità dell’operazione stessa, o di non inerenza della destinazione del bene o servizio all’utilizzo per operazioni assoggettate ad IVA.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’onere della prova dei presupposti dei costi ed oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d’impresa, ivi compresa la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi, incombe al contribuente. Quest’ultimo è, peraltro, tenuto altresì a dimostrare la coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d’impresa, ove sia contestata dall’Amministrazione finanziaria anche la congruità dei dati relativi a costi e ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, in difetto di tale prova essendo legittima la negazione della deducibilità di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 6972/2015

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