Fisco

Debiti Pa, enti locali in ritardo sulle comunicazioni online delle fatture

In regola solo 10 capoluoghi di regione e 6 ministeri. Agli enti locali riconosciuto solo il 62% dell'importo richiesto. Per i debiti regionali non sanitari mancano 1,3 miliardi
In regola solo 10 capoluoghi di regione e 6 ministeri. Agli enti locali riconosciuto solo il 62% dell’importo richiesto. Per i debiti regionali non sanitari mancano 1,3 miliardi

Solo sei ministeri di spesa, nove Regioni e 10 capoluoghi di regione hanno finora pubblicato online l’elenco dettagliato delle fatture per le quali è stata comunicata ai creditori la data di pagamento prevista. L’attesa scadenza del 5 luglio indicata dal decreto sblocca-pagamenti segna un punto a sfavore della macchina attuativa: molte amministrazioni sono in ritardo e diverse prevedono pagamenti in tempi non certo stretti. Nelle prossime ore si dovrà valutare la velocità con la quale le Pa si adegueranno a quanto disposto dal Dl n. 35/2013.

Comuni. In regola al 50% i venti Comuni capoluogo di Regione interessati. Alla fatidica scadenza di ieri erano esattamente 10 le città che avevano pubblicato online il piano dei pagamenti. Con alcune rincorse last minute (Milano e Genova sono arrivate solo nel pomeriggio) e altre realtà più pronte: Torino ad esempio, oltre ad aver adempiuto con qualche giorno di anticipo, ha deciso di rendere visibili anche i nomi dei creditori (senza seguire le indicazioni di una circolare della Ragioneria di Stato che invitava a garantire l’anonimato). Spicca in particolare l’assenza dell’elenco dei creditori di Roma: nulla è apparso sul sito capitolino fino alle 20 di ieri. Fanno compagnia alla Capitale anche Bologna, Ancona, Bari e Catanzaro. Fa eccezione il Comune di Bolzano che non ha chiesto né gli spazi finanziari di allentamento del patto di stabilità, né le anticipazioni della Cassa depositi e prestiti. Adempie, invece, solo a metà il Comune di Cagliari: nessun piano formale «ai sensi dell’articolo 6, comma 9 del Dl 35/2013» ma nella home page appare subito il Portale del creditore, dove soltanto registrandosi le imprese e i professionisti potranno consultare «i dati contabili sui crediti vantati nei confronti dell’amministrazione».

Regioni. Tra le Regioni, sono già in regola con i tempi Piemonte, Liguria, Toscana, Abruzzo, Molise, Basilicata e Sardegna. La Valle d’Aosta ha pubblicato la lista relativa alla prefettura (funzione che nella regione autonoma è affidata al governatore). Il Lazio, invece, ha diffuso l’elenco nella sezione sanità, in riferimento agli enti del servizio sanitario regionale. Se scendiamo nel dettaglio delle pubblicazioni, ci troviamo di fronte a una babele: ogni ente ha adottato proprie modalità di trasparenza, costringendo in alcuni casi a una vera e propria caccia al tesoro all’interno del sito istituzionale. La Liguria ha un richiamo alla lista già in home page, come l’Abruzzo (che peraltro indica un solo pagamento). Piemonte e Basilicata hanno un un percorso abbastanza intuitivo: si parte dalla sezione amministrazione trasparente, per poi arrivare a pagamenti. In Piemonte è anche indicata, accanto al numero di fattura, il nome della società beneficiaria. Più tortuoso il percorso per il Molise, dove bisogna partire dalla sezione avvisi in home page: alla data 5 luglio c’è un riferimento all’articolo 6 del decreto legge 35. Per la Sardegna, invece, la lista si trova nella sezione trasparenza, ma non sotto la voce pagamenti dell’amministrazione, ma in altri contenuti.

Ministeri. Sviluppo economico, Infrastrutture, Salute, Istruzione, Politiche agricole per ora sono i ministeri di spesa in regola con la comunicazione online che deve contenere codice identificativo della fattura, importo e data di pagamento comunicata al creditore. Online anche il censimento dell’Interno, anche se ieri sera il file risultava non completo. Manca ancora all’appello il ministero dell’Economia. Ambiente e Beni culturali indicano che i dati sono in “aggiornamento” o in “elaborazione”. Interno, Giustizia e Lavoro pubblicano i dati totali dei debiti maturati al 31 dicembre 2012, a fronte dei quali non sussistono residui passivi anche perenti, divisi per capitolo di spesa, ma non c’è ancora l’elenco dei singoli pagamenti comunicati ai creditori. Esteri e Difesa per ora si concentrano solo su statistiche relative ai tempi medi di pagamento. Da evidenziare l’elenco di Palazzo Chigi, che mette online le “bollette” da saldare per telefonia ed elettricità.

Le risorse non bastano.Oltre alla macchina dell’attuazione, è il caso di guardare con attenzione il monte risorse che già si sta rivelando insufficiente. Basta guardare il capitolo relativo alle anticipazioni di liquidità dalla Cassa depositi e prestiti agli enti locali. Le richieste sono state 1.508, per un ammontare di circa 5,7 miliardi, ma il decreto mette a disposizione solo 3,6 miliardi, con il risultato che a ciascun ente è stato riconosciuto, secondo il criterio proporzionale, solo il 62% dell’importo richiesto. Stesso discorso per i debiti regionali non sanitari: in questo caso mancano all’appello 1,3 miliardi, al netto dei lavori del tavoli di verifica che potrebbero sfoltire i piani di pagamento delle Regioni.

Intanto, l’Economia ha completato l’assegnazione dei 5 miliardi di euro di anticipi di liquidità per il pagamento dei debiti del servizio sanitario nazionale. I 278 milioni di questa dote per i quali non era stata presentata richiesta vengono ripartiti tra Piemonte, Puglia, Lazio ed Emilia Romagna.

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