Diritto

Debiti del condominio pagati in base alle quote

Debiti del condominio pagati in base alle quote
Il creditore di un condominio, per ottenere il pagamento, può azionare il titolo esecutivo ottenuto nei confronti del condominio anche contro i singoli proprietari, ma solo in proporzione delle rispettive quote

Il creditore di un condominio, per ottenere il pagamento, può azionare il titolo esecutivo ottenuto nei confronti del condominio anche contro i singoli proprietari, ma solo in proporzione delle rispettive quote. Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza 4238 del 20 febbraio scorso, che ha applicato il principio fissato dalle Sezioni unite della Corte con la sentenza 9148 del 2008.

Il principio della «responsabilità parziale», tuttavia, sta per essere attenuato dalla legge di riforma del condominio (legge 220/2012). Le nuove disposizioni in vigore dal prossimo 18 giugno, infatti, stabiliscono che i creditori potranno agire anche nei confronti dei condòmini in regola con i pagamenti dopo aver tentato, senza successo, di riscuotere dai condòmini morosi.

Nel caso deciso dalla Cassazione con la sentenza 4238/2013, il titolo esecutivo era costituito da una sentenza di condanna del condominio a pagare la somma di denaro per danni provocati da infiltrazioni nel locale a uso magazzino in comproprietà tra due condomini. Sulla base di quel titolo, dato che il condominio non aveva pagato per intero, uno dei due danneggiati aveva notificato il precetto e il pignoramento per l’intero importo nei confronti dell’altro condomino, come coobbligato (all’epoca la Cassazione a Sezioni unite non aveva ancora pronunciato la sentenza 9148/2008); quest’ultimo, a sua volta, aveva già definito la controversia con il condominio in via transattiva.
Ma il proprietario chiamato a pagare aveva fatto opposizione, precisando che, al massimo, avrebbe potuto rispondere per la somma corrispondente alla propria quota e non per l’intero debito. Il tribunale aveva accolto l’opposizione all’esecuzione, dichiarando che il danneggiato aveva diritto a procedere a esecuzione nei confronti del soggetto ingiunto nei limiti della propria quota.
A questo punto il condomino ingiunto aveva impugnato la sentenza per Cassazione, sostenendo che non avrebbe potuto essere destinatario degli effetti poiché aveva definito il giudizio con transazione, determinando la cessazione della materia del contendere. La Corte ha però precisato che per individuare i soggetti legittimati ad agire e a subire l’esecuzione occorre rifarsi solo al titolo esecutivo; mentre non rileva – contrariamente a quanto sembrava sostenere il condomino ingiunto – che nel giudizio concluso con la sentenza che costituisce titolo esecutivo fossero parti altri soggetti. È quindi corretta, secondo la Cassazione, la decisione del tribunale, che aveva ritenuto validi il precetto e il pignoramento nei confronti del condomino.
La sentenza ha affrontato così il problema della responsabilità solidale o parziale dei condomini per i debiti del condominio. In particolare, la Cassazione ha condiviso la pronuncia del tribunale, che, applicando il principio stabilito dalla Cassazione a Sezioni unite 9148/2008, aveva stabilito che l’importo da ingiungere all’opponente dovesse essere stabilito nei limiti della sua quota. Prima della sentenza 9148/2008, vigeva il principio della responsabilità solidale dei condomini verso i terzi per le obbligazioni assunte dal condominio (e per i debiti del condomino verso il condominio) e la regola della parziarietà nei rapporti interni tra i condomini. In pratica ogni condomino, ligio e preciso nei pagamenti, poteva essere ingiunto a pagare l’intero debito altrui, fermo restando il diritto di agire per farsi rimborsare dai condomini morosi, ma verso ognuno per la sua quota.
Con la pronuncia 9148/2008, invece, la Cassazione a sezioni unite ha stabilito che «le obbligazioni e la susseguente responsabilità dei condomini sono governate dal criterio della parziarietà». L’orientamento delle Sezioni unite non ha però convinto tutti: negli anni successivi, si è andati nella direzione opposta, affermando che «la solidarietà appare essere la regola» (Corte d’appello di Roma, sentenza 2719/2010). Ora, la legge di riforma del condominio tenta di comporre le diverse posizioni, disponendo che «i creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti se non dopo l’escussione degli altri condomini» (articolo 63, comma 2, disposizioni attuative del Codice civile).

L’EVOLUZIONE
La solidarietà, le «vecchie» sentenze. Prima della pronuncia della Cassazione a Sezioni unite 9148/2008, i giudici sostenevano che ogni condomino potesse essere chiamato a rispondere dei debiti dei morosi per l’intero importo, salvo il diritto di regresso nei confronti dei condomini pro quota. In particolare, la Cassazione, con la sentenza 1510 del 1999, aveva affermato che «nei confronti dei terzi i condomini sono responsabili solidalmente per le obbligazioni contratte dal condominio».
LA PARZIARIETÀ
La Cassazione a Sezioni unite. La sentenza 9148 del 2008, resa dalla Cassazione a Sezioni unite, ha affermato che ogni condomino può essere chiamato a rispondere dei debiti dei morosi ma solo nei limiti della propria quota. La sentenza, infatti, valuta che «l’obbligazione ascritta a tutti i condomini, ancorché comune, è divisibile trattandosi di somma di denaro, che la solidarietà nel condominio non è contemplata da nessuna disposizione di legge e che l’articolo 1123 del Codice civile non distingue il profilo esterno da quello interno».
LA NUOVA VIA
La riforma del condominio. La legge di riforma del condominio (220/2012), in vigore dal 18 giugno, precisa che il condomino può essere ingiunto, solo dopo che sia risultato infruttuoso il tentativo di recupero, da parte del creditore, nei confronti del debitore moroso. Infatti, per il nuovo testo dell’articolo 63, comma 2, delle disposizioni attuative del Codice civile, «i creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti se non dopo l’escussione degli altri condomini».

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