Diritto

Dati erronei forniti dal contribuente: legittima l’opposizione all’accertamento

Dati erronei forniti dal contribuente: legittima l’opposizione all’accertamento
Laddove ci si opponga ad un atto impositivo emesso sulla base di dati forniti dal contribuente, deve essere riconosciuta la possibilità a quest’ultimo, in sede contenziosa, di opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella sua redazione ed incidenti sull’obbligazione tributaria, indipendentemente dal termine annuale previsto per la presentazione della dichiarazione integrativa

E’ emendabile, in via generale, qualsiasi errore, di fatto o di diritto, contenuto in una dichiarazione resa dal contribuente all’Amministrazione fiscale, anche se non direttamente rilevabile dalla stessa dichiarazione; ciò per l’impossibilità di assoggettare il dichiarante ad oneri diversi e più gravosi di quelli che, per legge, devono restare a suo carico, in conformità con i principi costituzionali della capacità contributiva (art. 53 Cost.) e della oggettiva correttezza dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.). Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6665 del 1° aprile 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una controversia promossa da Fondo Assistenza Sanitaria Integrativa, F.A.S.I., contro l’Agenzia delle Entrate avente ad oggetto l’impugnativa della cartella di pagamento per Irpef 2002, emessa dall’Ufficio a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione annuale – controllo effettuato ai sensi dell’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/73 – per omessi versamenti di ritenute alla fonte, imposta sostitutiva sulle rivalutazioni del TFR e anticipo d’imposta TFR.

La CTR ha rigettato l’appello proposto dal Fondo Assistenza Sanitaria Integrativa, F.A.S.I., contro la sentenza della CTP – che ne aveva respinto il ricorso – sul rilievo che gli errori nei quali il contribuente dichiara di essere incorso avrebbero dovuto essere emendati attraverso una dichiarazione integrativa da presentarsi nel termine previsto dall’art. 2, comma 8-bis, del D.P.R. n. 322/1998.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il F.A.S.I., in particolare assumendo l’illegittimità della decisione per l’apodittico accoglimento dell’eccezione sollevata dall’Ufficio in base ad una falsa ed errata interpretazione e applicazione della normativa, i cui limiti temporali non sarebbero applicabili “al contenzioso e sono incompatibili con la sua instaurazione”.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal F.A.S.I. Sul punto, la Suprema Corte ha ripetutamente affermato l’emendabilità, in via generale, di qualsiasi errore, di fatto o di diritto, contenuto in una dichiarazione resa dal contribuente all’Amministrazione fiscale, anche se non direttamente rilevabile dalla stessa dichiarazione; ciò per l’impossibilità di assoggettare il dichiarante ad oneri diversi e più gravosi di quelli che, per legge, devono restare a suo carico, in conformità con i principi costituzionali della capacità contributiva (art. 53 Cost.) e della oggettiva correttezza dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.). Ciò in considerazione della natura della dichiarazione, che non si configura quale atto negoziale e dispositivo, ma reca una mera esternazione di scienza o di giudizio, modificabile in ragione dell’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti, e costituisce un momento dell’iter procedimentale volto all’accertamento dell’obbligazione tributaria.

Il termine annuale di cui all’art. 2, comma 8-bis, del D.P.R. n. 322/1998, previsto per la presentazione della dichiarazione integrativa e finalizzata all’utilizzo in compensazione del credito eventualmente risultante, così come non interferisce sul termine di decadenza di quarantotto mesi previsto per l’istanza di rimborso di cui all’art. 38 del D.P.R. n. 602/73 non esplica alcun effetto sul procedimento contenzioso instaurato dal contribuente per contestare la pretesa tributaria – quand’anche fondata su elementi o dichiarazioni forniti dal contribuente medesimo -.

Il diverso piano sul quale operano le norme in materia di accertamento e riscossione, rispetto a quelle che governano il processo tributario, nonché il rispetto dei principi della capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost., comportano l’inapplicabilità in tale sede, di decadenze relative alla sola fase amministrativa. In sede giurisdizionale, laddove ci si opponga ad un atto impositivo emesso sulla base di dati forniti dal contribuente, non si verte in tema di “dichiarazione integrativa” ex art. 2 cit., o di richiesta di rimborso ex art. 38 cit., bensì in ordine alla fondatezza della pretesa tributaria, alla luce degli elementi addotti dalle parti, nel rispetto dei relativi oneri probatori. In tal senso va quindi riconosciuta la possibilità per il contribuente, in sede contenziosa, di opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella sua redazione ed incidenti sull’obbligazione tributaria, indipendentemente dal termine di cui all’art. 2 cit.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

Va riconosciuta la possibilità per il contribuente, in sede contenziosa, di opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella sua redazione ed incidenti sull’obbligazione tributaria.

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Corte di Cassazione – Sentenza N. 6665/2015

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