Diritto

Danni morali anche alla convivente della vittima

I danni morali possono essere riconosciuti anche alla convivente della vittima del reato. Così la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19487 depositata il 12 maggio 2014, dopo la riunione in camera di consiglio del 5 novembre 2013.

IL FATTO

La vicenda trae origine dalla morte in cantiere di un operaio investito da un treno. La risarcibilità del danno, sia patrimoniale sia morale, da tempo è stata estesa anche ai conviventi della vittima (Cassazione nn. 3790/94 e 33305/02).

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Questo il principio reso noto ieri: «Non si può escludere che una persona fisica, in conseguenza dell’uccisione di una persona a cui era legata intimamente da un rapporto di affectio familiaris, per la definitiva perdita di tale rapporto, possa subire l’incisione di un interesse giuridico, diverso dal bene alla salute, quale è quello dell’interesse all’integrità morale».

I giudici ricordano che si tratta di un interesse protetto dall’articolo 2 della Costituzione la cui lesione fa scattare il diritto al risarcimento dei danni, non in base all’articolo 2043 del Codice civile nel cui raggio d’azione rientrano i danni materiali, ma in virtù della riparazione prevista dall’articolo 2059 del Codice civile.

Al giudice della liquidazione il compito di verificare il potenziale lesivo del fatto, anche ricorrendo alle presunzioni, e di quantificare il danno.

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