Lavoro

Dal praticantato ai contratti a termine. Come cambia il lavoro

Dal praticantato ai contratti a termine. Come cambia il lavoro
Dal praticantato ai contratti a termine, ecco tutte le novità che dovrebbero essere varate dal Governo

Il pacchetto di regole sul lavoro annunciate dal premier Matteo Renzi, al netto di tempistiche tutt’altro che chiare se non per i pochi provvedimenti inseriti in decreto legge, andrà progressivamente a cancellare il sistema tracciato dalla riforma Fornero del 2012. I cambiamenti saranno immediati per quanto concerne apprendistato e assunzioni a termine, contenute nel decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri, mentre le materie inserite in semplice disegno di legge (nuovi contratti e sussidi universali in primis) necessitano di tempi lunghi. Il piatto forte del “Jobs Act” renziano, il contratto di inserimento a tutele crescenti, finisce invece nel Ddl delega, e potrà essere introdotto nell’ambito del riordino delle attuali forme contrattuali. Novità anche per quanto riguarda politiche attive e maternità. Vediamo nel dettaglio cosa cambierà e come.

APPRENDISTATO

Nella versione attuale il training aziendale per l’apprendistato di mestiere va integrato con una formazione di tipo pubblico, il piano formativo individuale necessita di una forma scritta e l’assunzione di nuovi apprendisti richiede il rispetto di quote di conferma. Nel nuovo schema la formazione pubblica diverrà facoltativa e non sarà più obbligatoria la forma scritta per il piano formativo individuale. La retribuzione, per la parte riferita alle ore di formazione, sarà pari al 35%. Le nuove regole sull’apprendistato saranno immediatamente operative con l’entrata in vigore del decreto legge.

CONTRATTI A TERMINE

Fatto salvo il primo rapporto a tempo determinato (acausale), l’attuale contratto prevede una causale che specifichi l’obiettivo del rapporto, proroghe comprese (ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo). Con la riforma il contratto potrà invece essere privo di causale per 36 mesi (con abbattimento dei contenziosi in questo senso fra aziende e lavoratori) e le proroghe sono ammesse fino a 8 volte nell’arco dei 36 mesi (se riferite alla medesima attività). Anche in questo caso le misure diverranno immediatamente operative con l’entrata in vigore del decreto legge varato mercoledì scorso in Consiglio dei Ministri.

AMMORTIZZATORI SOCIALI

L’obiettivo del nuovo corso è assicurare un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori, “pensionando” definitivamente la cassa integrazione in deroga (che anche per quest’anno necessiterà di almeno un miliardo di euro di nuove coperture). Tra le ipotesi spiccano la revisione di criteri e oneri contributivi ordinari, la rimodulazione dell’ASpI e la sua estensione ai collaboratori. Il Governo è delegato ad adottare entro sei mesi uno o più decreti legislativi per il riordino delle regole sugli ammortizzatori sociali.

LE POLITICHE ATTIVE

Al momento la frammentazione è il tratto più evidente dalla politica attiva sul lavoro, declinata in centri per l’impiego di carattere provinciale e agenzie private. Per il futuro si punta a razionalizzare gli incentivi all’assunzione ed è prevista la creazione di un’agenzia nazionale per l’impiego per la gestione integrata delle politiche attive. Anche in questo caso il Governo è chiamato ad adottare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge delega, uno o più decreti legislativi per riordinare la normativa.

I NUOVI CONTRATTI

Al momento esistono ben 27 tipologie di contratto fra rapporti subordinati, parasubordinati, di lavoro autonomo o speciali. Obiettivo futuro è quello di creare un testo organico che disciplini i contratti esistenti con l’introduzione, anche in via sperimentale, di nuove formule con tutele crescenti. Anche per questo capitolo, però, si è scelta la via della legge delega, ed il Governo dovrà adottare uno o più decreti legislativi nei prossimi sei mesi.

MATERNITA’

L’indennità di maternità spetta ora alle lavoratrici dipendenti, e per le iscritte alla gestione separata Inps il diritto è subordinato al versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. L’obiettivo del governo Renzi è quello di estendere l’indennità a tutte le lavoratrici (con le parasubordinate coperte anche in caso di mancato versamento da parte del datore di lavoro), ma i tempi si allungano: le misure saranno infatti inserite in uno o più decreti legislativi da adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge delega sul lavoro.

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