Lavoro

Dai fondi Ue 50mila posti di lavoro per i giovani del Sud

Si partirà dal Sud con il piano lavoro: 50mila nuovi posti grazie alla decontribuzione e altri 100mila giovani che potranno avvicinarsi all'attività di impresa attraverso borse di tirocinio, incentivi all'imprenditorialità o alla formazione di cooperative
Si partirà dal Sud con il piano lavoro: 50mila nuovi posti grazie alla decontribuzione e altri 100mila giovani che potranno avvicinarsi all’attività di impresa attraverso borse di tirocinio, incentivi all’imprenditorialità o alla formazione di cooperative

Si partirà dal Sud con il piano lavoro: 50mila nuovi posti grazie alla decontribuzione e altri 100mila giovani che potranno avvicinarsi all’attività di impresa attraverso borse di tirocinio, incentivi all’imprenditorialità o alla formazione di cooperative. Un miliardo di euro che arriverà dai fondi Ue: per questo a parlarne nei dettagli è il ministro della Coesione Territoriale, Carlo Trigilia.

Ministro Trigilia, ha annunciato in Parlamento una riprogrammazione per 4-5 miliardi su un totale di spesa di 30 miliardi da rendicontare entro dicembre 2015. Davvero pensate di riuscire a spendere gli altri 25 miliardi?
Quella cifra di 4-5 miliardi potrebbe risultare più consistente dopo le verifiche che stiamo facendo. Una quota dei 30 miliardi andrà a buon fine. C’è questa area che non arriverà sicuramente in porto e noi definanziamo, soprattutto nel programma nazionale «reti e mobilità» e in quelli regionali di Sicilia, Campania e Calabria. C’è poi un’area grigia dove si può fare in tempo ma sussistono criticità: interverremo con task force e interventi di sostegno alle amministrazioni.

Che fine fanno i programmi infrastrutturali definanziati? È un taglio secco alle grandi opere.
Non è così. Abbiamo definanziato quei programmi di risorse che non sarebbero comunque riusciti a spendere. Non aveva senso tenere lì congelato questo tesoretto che noi dobbiamo spendere ora. Rifinanzieremo quelle stesse opere con la programmazione 2014-2020.

Ha già detto che destinerete le risorse programmate in buona parte al lavoro. Vuole spiegarci?
Il principio è che neanche un euro deve andare perso. I cittadini non capirebbero uno spreco di risorse in questo momento. Rispetto a precedenti riprogrammazioni, questa avrà un forte impatto anticiclico nel Sud. Saranno interventi a bassa intermediazione burocratica, altissimo tiraggio e rapidità di raggiungimento del beneficiario finale.

In concreto?
Un primo pacchetto lo approveremo la prossima settimana. Si tratta di interventi per poco più di un miliardo. La parte più consistente, per 500 milioni, andrà alla decontribuzione per i nuovi assunti a tempo indeterminato nel Sud. Sarà una misura estesa fino al 2015, ma che io mi impegno a rifinanziare con le risorse della nuova programmazione 2014-2020.

Quanti posti di lavoro contate di creare?
Almeno 50mila. Saranno nuove assunzioni.

Non anche stabilizzazioni di rapporti di lavoro con contratti da tempo determinato a tempo indeterminato?
Su questo stiamo facendo una riflessione. Poi però abbiamo altre misure che interesseranno altri 100mila giovani.

Ce le spiega?
Con 200 milioni finanzieremo borse di tirocinio in azienda per circa 60mila giovani. Altri 200 milioni andranno a rifinanziare la legge sull’imprenditorialità giovanile che dovrebbe portare a 10mila nuovi occupati. Altri 100 milioni a cooperative del terzo settore formate da giovani per fornire servizi nei campi culturale, ambientale e sociale. Il finanziamento massimo per ogni giovane, con l’istituto del “de minimis”, sarà di 200 milioni e pensiamo di finanziare 600 progetti per altri 4-5mila giovani.

Aveva parlato anche di interventi contro la povertà.
Ci sono 170 milioni con cui estenderemo a tutto il Sud il sostegno al reddito di famiglie in stato di deprivazione materiale, oggi limitata alle città sopra 250mila abitanti.

Tutto il piano per l’occupazione sarà limitato al Sud.
Le Regioni del Nord hanno già speso le risorse del Fondo sociale europeo. Potremo quindi valutare un’estensione di queste misure al centro-nord dal 2014, con le risorse della programmazione 2014-2020.

Da Bruxelles ha già avuto il via libera?
Ho presentato il programma al commissario Hahn nella sua recente visita a Roma e ne ho ottenuto un’adesione di massima che ora va formalizzata attraverso una presa d’atto della commissione. Il punto da sottoporre a Bruxelles su questo primo pacchetto è la destinazione ad altre finalità del cofinanziamento nazionale.

Il secondo pacchetto cosa conterrà? 
Il secondo pacchetto dovrebbe valere fra 3,5 miliardi e 5-6 miliardi. Conterrà interventi di sostegno alle imprese e alle economie locali.

Anche qui le chiederei il dettaglio.
Per il sostegno alle imprese fondo di garanzia, legge Sabatini, ricapitalizzazione dei Cofidi. Per il rilancio delle economie locali, pensiamo di finanziare interventi nel Sud rimasti esclusi dal «piano città» purché cantierabili, completamenti di opere e interventi di efficientamento energetico su edifici pubblici, a partire da carceri, scuole e ospedali.

Si partirà dal Sud con il piano lavoro: 50mila nuovi posti grazie alla decontribuzione e altri 100mila giovani che potranno avvicinarsi all'attività di impresa attraverso borse di tirocinio, incentivi all'imprenditorialità o alla formazione di cooperativeQuali limiti emergono nella spesa dei fondi Ue e come pensa di evitarli per la programmazione 2014-2020?
Si confermano due limiti gravi: l’eccessiva frammentazione dei programmi e una scarsa capacità di governance da parte del governo centrale. È necessario rimediare agli scarsi poteri di indirizzo, ce lo chiede anche Bruxelles. Con la nuova programmazione ridurremo la platea degli obiettivi, oggi troppo larga.

Per il coordinamento le piace l’Agenzia ad hoc?
Non sono contrario a un centro di coordinamento nel rispetto delle competenze regionali e locali. Però, è un problema più generale di poteri di indirizzo del Governo che ci chiede anche Bruxelles. Nessun Paese europeo accetta più che l’Italia abbia risorse che non riesce a spendere.

Ha già scelto su quali obiettivi concentrarsi?
Ci sto pensando, ma c’è una riflessione che sto facendo ed è stata in parte fraintesa nei giorni scorsi. Ho detto che la politica dei fondi Ue non può più sostituirsi alle funzioni che lo Stato deve svolgere in via ordinaria: sanità, istruzione, servizi forniti da enti locali. Nel Sud spesso queste funzioni generano sprechi, bassa qualità, clientele, corruzione, criminalità, diventando esse stesse un ostacolo pregiudiziale allo sviluppo. Mi è stato detto di aver accusato mentalità e atteggiamenti meridionali. Invece voglio dire che lo Stato deve garantire livelli di prestazioni adeguati e contribuire così a rimuovere quegli ostacoli allo sviluppo.

I fondi Ue devono essere “liberati” per coprire solo quei gap strutturali e infrastrutturali che oggi frenano lo sviluppo?
È un’ipotesi, ma ci sto ancora riflettendo.

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