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Da quest’anno modello 730 anche per colf e lavoratori domestici

Da quest'anno anche le colf ed i lavoratori domestici possono presentare non solo il modello Unico ma anche il modello 730

Da quest’anno modello 730 anche per colf e lavoratori domestici
L’art. 51-bis del D.L. n. 69/2013 ha previsto che a decorrere dall’anno 2014, i soggetti titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati indicati agli artt. 49 e 50, comma 1, lett. a), c), c-bis), d), g), con esclusione delle indennità percepite dai membri del Parlamento europeo, i) e l), del TUIR, in assenza di un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio, possono comunque adempiere agli obblighi di dichiarazione dei redditi presentando l’apposita dichiarazione modello 730 e la relativa scheda ai fini della destinazione del 5 e 8 per mille, ai CAF dipendenti e agli altri soggetti che possono prestare l’assistenza fiscale e cioè consulenti del lavoro e dottori commercialisti

Anche colf e badanti sono tenute, in linea generale, alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Il reddito percepito da tali soggetti costituisce, di per sé, un reddito di lavoro dipendente, e come tale va indicato nella dichiarazione dei redditi. Da quest’anno, però, c’è una grossa novità: è possibile presentare non solo il modello Unico ma anche il modello 730.

L’art. 23 del D.P.R. n. 600/1973 stabilisce che i datori di lavoro domestico non sono considerati sostituti d’imposta.
Essi, pertanto, non sono tenuti a calcolare, trattenere e versare le ritenute fiscali che potrebbero derivare dalle retribuzioni erogate.
Al contrario, sono tenuti agli obblighi contributivi.
I suddetti datori di lavoro hanno, tuttavia, l’obbligo di rilasciare ai loro lavoratori una dichiarazione, contenente i dati relativi alle retribuzioni erogate nell’anno di riferimento e l’importo trattenuto a titolo di contribuzione.

Dichiarazione dei redditi
Il lavoratore domestico, sulla base della documentazione ricevuta dal proprio datore, deve verificare se sussiste o meno l’obbligo di presentare la dichiarazione.
A tale proposito, rimanendo sulla dichiarazione dei redditi 2013, la prima verifica da fare è quella relativa alla sussistenza di una ipotesi di esonero.
In linea generale, è esonerato dalla presentazione della dichiarazione il contribuente, non obbligato alla tenuta delle scritture contabili, che possiede redditi per i quali è dovuta un’imposta non superiore ad euro 10,33. In altre parole l’esonero scatta se: imposta lorda – detrazioni per carichi di famiglia – detrazioni per redditi di lavoro dipendente, pensione e/o altri redditi – ritenute = importo non superiore a euro 10,33.
Inoltre, tra gli altri, sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi i soggetti che, nel corso del periodo d’imposta 2013, hanno posseduto un reddito complessivo non superiore a euro 8.000,00 nel quale concorre un reddito di lavoro dipendente o assimilato per un periodo non inferiore a 365 giorni e non sono state operate ritenute.
Pertanto, i lavoratori domestici sono esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione se hanno percepito nell’intero anno di lavoro (quindi per 365 giorni lavorativi) un reddito non superiore a euro 8.000.
Dopo aver effettuato tale verifica e, sussistendo, invece, l’obbligo di dichiarazione, il lavoratore può compilare il modello Unico Persone Fisiche ed indicare il reddito percepito (così come certificato dal datore di lavoro) nel quadro RC.

Modello 730
Ma la novità di quest’anno è la possibilità di presentare, in alternativa, il modello 730.
Infatti, l’art. 51-bis del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, aggiunto dalla legge di conversione (legge 9 agosto 2013, n. 98), ha previsto che a decorrere dall’anno 2014, i soggetti titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati indicati agli artt. 49 e 50, comma 1, lett. a), c), c-bis), d), g), con esclusione delle indennità percepite dai membri del Parlamento europeo, i) e l), del TUIR, in assenza di un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio, possono comunque adempiere agli obblighi di dichiarazione dei redditi presentando l’apposita dichiarazione modello 730 e la relativa scheda ai fini della destinazione del 5 e 8 per mille, ai CAF dipendenti e agli altri soggetti che possono prestare l’assistenza fiscale e cioè consulenti del lavoro e dottori commercialisti.
Rientrano in questa possibilità, quindi, le colf e i lavoratori domestici.
Se dalla dichiarazione presentata emerge un debito d’imposta, il soggetto che presta assistenza fiscale (CAF o professionista abilitato) può, in alternativa:

  • entro il decimo giorno antecedente la scadenza del pagamento, trasmettere telematicamente la delega di versamento utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate; in questo caso i versamenti devono essere eseguiti entro gli stessi termini previsti nel caso di presentazione del modello Unico PF;
  • consegnare al contribuente la delega di versamento compilata; il contribuente, quindi, potrà effettuare il versamento presso qualsiasi sportello bancario o postale o di agenti della riscossione, oppure, in via telematica, utilizzando i sistemi online dell’Agenzia delle Entrate o del sistema bancario e postale.

Invece, nel caso in cui, dalla dichiarazione presentata dal contribuente, dovesse emergere un saldo a credito, il rimborso è eseguito direttamente dall’Amministrazione finanziaria.
Infatti, i rimborsi sono effettuati dall’Amministrazione finanziaria a seguito della ricezione del risultato finale delle dichiarazioni.
Il credito rimborsabile – derivante dalla somma algebrica complessiva delle singole imposte, a debito e a credito, riferite anche al coniuge dichiarante – viene rimborsato dall’Amministrazione finanziaria secondo le modalità stabilite dal decreto ministeriale 29 dicembre 2000 per importi superiori a 12 euro.
Il credito può essere rimborsato direttamente sul conto del contribuente se questi ha fornito all’Agenzia delle Entrate le coordinate del suo conto corrente bancario o postale (in pratica il codice IBAN).
La richiesta di accredito può essere effettuata online tramite la specifica procedura informatica disponibile sul sito dell’Agenzia (www.agenziaentrate.gov.it) – chi è già registrato ai servizi telematici può farlo attraverso il canale Fisconline – oppure, presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
I contribuenti che vogliono ottenere l’accredito dei rimborsi fiscali sul conto corrente bancario o postale, accelerando i relativi tempi di erogazione, e che non hanno ancora comunicato il codice IBAN, possono farne richiesta tramite apposito modello reperibile nel sito dell’Agenzia delle Entrate. Nel modello vanno indicati i dati relativi a un conto corrente intestato o cointestato al beneficiario del rimborso. In particolare, è necessario riportare il codice IBAN. Detto codice può essere richiesto alla propria banca o desunto dall’estratto conto che periodicamente la propria banca invia al domicilio dei suoi clienti. Il modello per comunicare il codice IBAN deve essere presentato dal contribuente direttamente:

  • in via telematica, se il contribuente è in possesso di pincode, tramite la specifica applicazione a disposizione sul sito dell’Agenzia delle entrate;
  • presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, che provvederà ad acquisire le coordinate del conto corrente del richiedente. In questo caso, anche al fine di evitare errori di trascrizioni del codice, è opportuno che il contribuente porti con sé un documento della propria banca (estratto conto, libretto di conto corrente) dal quale risulti in modo intellegibile l’IBAN.

Nel caso in cui, invece, il contribuente non abbia fornito le coordinate bancarie all’Agenzia delle Entrate, il rimborso è erogato con modalità che differiscono a seconda dell’importo spettante.
In particolare:

  • per importi inferiori a 1.000 euro comprensivi di interessi: il contribuente riceve un invito a presentarsi presso un qualsiasi ufficio postale in cui potrà riscuotere il rimborso in contanti;
  • per importi pari o superiori a 1.000 euro: il rimborso viene eseguito mediante l’emissione di un vaglia della Banca d’Italia.

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