Lavoro

Crisi occupazionale: nel 2013 più licenziamenti che assunzioni

Crisi occupazionale: nel 2013 più licenziamenti che assunzioni
L’occupazione ancora soffre. Nel 2013 a fronte di 9,6 milioni di rapporti di lavoro attivati ci sono stati 9,8 milioni di cessazioni

L’occupazione ancora soffre. Nel 2013 a fronte di 9,6 milioni di rapporti di lavoro attivati ci sono stati 9,8 milioni di cessazioni.

Il Nord-Italia è avanti in entrambe le classifiche, con le regioni che registrano sia il più alto numero di avvii (il 39,2%) che di cessazioni (-7%). A rendicontarlo è il consueto rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie («Co») pubblicato dal ministero del lavoro.

Le «Co»
Il rapporto è elaborato sulla base del sistema informativo statistico Sisco, costruito per l’utilizzo statistico delle c.d. Comunicazioni obbligatorie (Co), le comunicazioni cui sono tenuti i datori di lavoro in caso di attivazione e cessazione di un rapporto di lavoro dipendente o parasubordinato. I dati, quindi, consentono di analizzare i movimenti di assunzione, di trasformazione, di proroga e di cessazione dei rapporti di lavoro generati dai diversi datori di lavoro, non soltanto da imprese.

Il rapporto 2014 si compone di cinque capitoli, riguarda il triennio 2011/2013 ma non include i dati del lavoro somministrato (oggetto di specifica pubblicazione a parte). Secondo il rapporto, nell’anno 2013 emerge un’associazione tra «incertezza economica» e «tipologia contrattuale», con un ruolo preminente dei rapporti di lavoro a termine e un mancato risvolto reale degli interventi normativi per facilitare l’instaurarsi del rapporto a tempo indeterminato e dell’apprendistato.

Parallelamente, inoltre, si conferma la richiesta di contratti a termine di brevissima durata, per soddisfare esigenze temporanee di pochi giorni nei settori della sanità, istruzione e alberghi e ristoranti. Il numero medio di lavoratori assunti trimestralmente nel 2013 è risultato pari a oltre 1 milione e 758 mila unità, il valore più basso del triennio 2011-2013, che corrisponde a circa 160 mila lavoratori attivati in meno rispetto all’anno precedente. In termini percentuali il calo è stato pari a -8,3%, superiore a quello osservato per le attivazioni (-6,2%).

Rapporti di lavoro attivati
Nell’anno 2013, prosegue il rapporto, sono stati attivati circa 9.614 mila rapporti di lavoro, 4.849 mila hanno interessato donne e 4.765 mila uomini. Il maggior numero di avviamenti c’è stato nelle regioni del Nord (3.770.443: 39,2%), quindi in quelle del Mezzogiorno (3.522.618: 36,6%) e infine nel Centro (2.318.079: 24%).

Rapporti di lavoro cessati
Sul fronte opposto, sempre nell’anno 2013 sono state registrate circa 9,8 milioni di cessazioni. Dopo una fase di espansione del volume dei contratti giunti a termine (+3,7% nel 2011, +0,8% nel 2012), il rapporto spiega che il trend dei rapporti di lavoro cessati fa segnare nell’ultimo anno disponibile un netto decremento pari a – 5,6%. Dal primo trimestre 2011 fino alla metà del 2012 i rapporti di lavoro cessati sono sempre cresciuti, passando da una media trimestrale pari a 2 milioni e 572 mila per il 2011 a 2 milioni e 591 mila per il 2012 (+0,8%).

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