Diritto

Crisi di liquidità, escluso il reato di omesso versamento di ritenute e IVA

Crisi di liquidità, escluso il reato di omesso versamento di ritenute e IVA
Il sopraggiungere di una crisi di liquidità di dimensioni tanto importanti da comportare lo scioglimento e la messa in liquidazione dell’ente rappresenta una sorta di forza maggiore che esclude la volontà del soggetto di omettere il versamento dei tributi dovuti

Il Tribunale di Novara prende posizione sulla rilevanza della carenza di liquidità ai fini dell’accertamento dei reati di omesso versamento di ritenute certificate e Iva.

Il caso all’esame. Una società, pur avendo posto in essere gli adempimenti dichiarativi, non versava nei termini gli importi dovuti a titolo di ritenute e Iva con riferimento al periodo di imposta 2006. La legale rappresentante della società contribuente era imputata dei reati di omesso versamento di ritenute certificate (art. 10 bis, d.lgs. n. 74 del 2000) e omesso versamento di Iva (art. 10 ter, d.lgs. n. 74 del 2000).

La strategia difensiva poggiava sulla dimostrazione dell’esistenza di difficoltà finanziarie non imputabili a mala gestio e tanto gravi da impedire l’adempimento dei crediti tributari: l’imputata aveva “provocato” la messa in liquidazione della società, ripianato i debiti nei confronti del personale attingendo al patrimonio personale e concordato con Equitalia un piano di rateazione dei debiti tributari.

La soluzione. Questi elementi probatori vengono valorizzati dal Tribunale di Novara per dichiarare l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Vagliando la sussistenza del requisito di colpevolezza – intesa quale rimproverabilità dei fatti ascritti all’imputata – il Tribunale di Novara osserva che, secondo parte della dottrina, il sopraggiungere di una crisi di liquidità di dimensioni tanto importanti da comportare lo scioglimento e la messa in liquidazione dell’ente rappresenta una sorta di forza maggiore che esclude la volontà del soggetto di omettere il versamento dei tributi dovuti. Il Tribunale di Novara osserva altresì che una situazione di dissesto – quale quella realizzatasi nel caso di specie – esclude la rilevanza penale dei fatti soltanto quando sia determinata da fattori che non rientrano nella sfera di controllo dell’imprenditore.

La pronuncia in commento si segnala anche per aver posto a carico dell’imputato l’onere di provare la sussistenza della crisi di liquidità del soggetto obbligato.

L’impatto della decisione. La presa di posizione del Tribunale di Novara s’inserisce nel dibattito concernente la rilevanza delle crisi economico-finanziaria ai fini dell’accertamento della responsabilità per i reati di omesso versamento di tributi.
In dottrina, le carenze di liquidità sono state valorizzate per escludere la responsabilità penale ricorrendo a ricostruzioni teoriche difformi: in alcuni casi è stata esclusa la sussistenza del dolo in ragione della inesigibilità della condotta, in altri la crisi di liquidità è stata inquadrata quale ipotesi di forza maggiore o di stato di necessità.
Da ultimo è stata spostata l’attenzione sulla struttura del reato omissivo, la cui configurabilità presuppone che il soggetto abbia la possibilità materiale di agire.

I precedenti. Come riconosciuto anche dal Tribunale di Novara, la giurisprudenza non ha ancora individuato una soluzione alla questione.
Per le sanzioni amministrative, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, nella sentenza n. 163 del 2012, ha escluso la sussistenza dell’elemento soggettivo della colpevolezza perché l’omesso versamento dei tributi era stato causato dal grave inadempimento della controparte contrattuale: debitore era un ente pubblico, le somme dovute erano ingenti e l’inadempimento si era protratto per diversi anni, nonostante il contribuente avesse assunto ogni iniziativa ragionevolmente esigibile.

Per quanto concerne l’ambito penale, con la sentenza del 7 gennaio 2013 il Tribunale di Milano ha prosciolto un imputato per carenza dell’elemento soggettivo del reato perché il mancato versamento dei tributi era dipeso dalla mancata riscossione di crediti vantati nei confronti di alcuni enti pubblici. Nell’ambito della giurisprudenza di legittimità, oltre alla sentenza n. 47340 del 2007, resa in materia di omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali, è solitamente richiamata la sentenza n. 9578 del 2013, nella quale la Suprema Corte ha escluso la rilevanza delle difficoltà finanziarie in cui verteva la società contribuente, posto che, nel caso di specie, l’ente aveva realizzato una “impropria commistione […] tra i denari incassati a proprio titolo e per conto dello Stato”. Quest’ultimo arresto è stato presentato come presa di posizione in senso rigoristico. In realtà, esso sembra piuttosto proporre una soluzione equilibrata rispetto alla controversia concreta esaminata: la strategia difensiva del prevenuto, così come ricostruita in motivazione, pare infatti poggiare su argomenti generici, se non addirittura pretestuosi.

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