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Crisi dell’ombrellone, addio al lavoro estivo: a casa 10mila universitari

Ombrelloni chiusi, bagnini a casa: sono più di 10mila gli studenti universitari esclusi dal lavoro sulle spiagge nell'estate 2013
Ombrelloni chiusi, bagnini a casa: sono più di 10mila gli studenti universitari esclusi dal lavoro sulle spiagge nell’estate 2013

Ombrelloni chiusi, bagnini a casa. Anzi: matricole a casa. Sono più di 10mila gli studenti universitari esclusi dal lavoro sulle spiagge nell’estate 2013. Una colonia mobile di 20enni che per anni ha invaso le località balneari di mezza Italia, dal Veneto alla Campania. Contratti stagionali da bagnini, camerieri e parcheggiatori che servivano (anche) a pagare le rette universitarie. Servivano, appunto. In un luglio con presenze al -10% rispetto al 2012, i 1.200 euro incassati come baristi a Rimini o assistenti bagnanti a Marina di Cecina sono diventati un lusso.

Calano le presenze in spiaggia. E gli stabilimenti balneari chiudono porte al lavoro stagionale. Niente da fare per matricole e laureandi che inviano curricula nelle zone calde del turismo, puntando a stipendi mensili che secondo i dati Sib (Sindacato italiano balneari) spaziano dai 900 ai 1.800 euro. E niente da fare per i colleghi più maturi, soprattutto del Sud Italia, che basano la metà o più delle entrate annuali sulla contrattualizzazione estiva. Il conto più salato lo pagano le località del centro-nord, con un taglio decisamente più “mare-centrico” del turismo meridionale.

Dovendo stilare una classifica delle vittime della crisi di ingressi, la Sib indica Liguria, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto. E poco servono, finora, le svendite vere e proprie di pacchetti low cost come il 3 per 2 sui lettini, sconti del 50% e oltre dopo le 14 o la condivisione degli ombrelloni. Meno turisti, meno “cercasi” sulle vetrine di bar, a uso e consumo della popolazione universitaria che paga in autonomia gli studi. C’è ancora agosto in ballo. E i 600mila operatori del settore sperano in un’inversione di rotta, minima, per tamponare i buchi cumulati tra maggio e il mese appena chiuso.

Ma, dice il presidente Sib, Riccardo Borgo, è meglio «non illudersi. Nel 2012 agosto è servito a pareggiare il bilancio, sarà difficile ripetersi». Non che 1.200 euro rivoluzionino un anno. Ma è un’entrata, meglio se con 300 o 400 euro in più, che copre per intero i costi di un anno accademico. La media delle rette viaggia sui 1.000 euro mensili. E i libri in scaffale, soprattutto per facoltà come medicina o giurisprudenza, aggiunge scontrini “voluminosi” nelle spese per la formazione.

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